Dumping salariale: che cos’è e da quali fattori può derivare

Rosy D’Elia - Lavoro

Che cos'è il dumping salariale? Il termine inglese, in economia, si riferisce a offerte commerciali più vantaggiose per il mercato estero che per quello interno. La definizione, applicata al mercato del lavoro, indica la svalutazione del salario a cui si applicano regole diverse e costi più bassi rispetto a quelli del paese di provenienza del lavoratore.

Dumping salariale: che cos'è e da quali fattori può derivare

Che cos’è il dumping salariale? La definizione è da rintracciare nle termine inglese che indica una pratica commerciale scorretta per cui si garantiscono prezzi più vantaggiosi sui mercati esteri rispetto a quelli che si praticano nel mercato interno.

Proiettato nel mondo del lavoro, questo vocabolo indica lo sbilanciamento tra lo stipendio percepito da un lavoratore in base alle regole del mercato del lavoro estero, che lo svalutano, rispetto a quello a cui si avrebbe diritto con i parametri del paese di origine.

Il dumping salariale nasce, quindi, da una disparità di regole nei diversi mercati del lavoro che ha conseguenze negative non solo sulla retribuzione, ma anche sui diritti dei lavoratori e sulla previdenza sociale.

Che cos’è il dumping salariale?

Il dumping salariale è uno dei temi ricorrenti nelle discussioni legate all’istituzione del salario minimo in Italia, tra le misure del programma di governo.

Già nei mesi scorsi si è discusso della possibile introduzione di una soglia retributiva minima, 9 euro lordi, che il datore di lavoro deve rispettare per la paga oraria.

Attualmente le regole sulla retribuzione minima vengono stabilite dalla contrattazione nazionale. E mancano, quindi, nei settori che non sono coperti da CCNL.

Tra gli effetti negativi di chi si pone in una posizione contraria rispetto al salario minimo, viene menzionato anche il dumping salariale.

In termini pratici è la svalutazione dello stipendio di un lavoratore che viene spostato all’estero, su un mercato che garantisce all’azienda un costo del lavoro molto più basso rispetto al paese di provenienza.

Come si legge nei dati Eurostat, all’interno dell’Unione Europea il costo orario di un lavoratore, che comprende retribuzioni, compensi in denaro e in natura, contributi sociali a carico del datore di lavoro, costi della formazione professionale e altre spese, passa dai 5,4 euro della Bulgaria ai 43,5 euro della Danimarca.

Il dumping salariale è una pratica collegata a strategie di delocalizzazione che permettono al datore di lavoro di aumentare gli utili dell’impresa, avere costi più bassi ed essere più competitivo sul mercato. Vantaggi che si traducono in una perdita di valore dello stipendio per il lavoratore.

Salario minimo e dumping salariale: cos’è che li mette in relazione?

Il concetto si collega al tema del salario minimo come conseguenza dell’aumento del costo del lavoro per le imprese.

Secondo uno studio elaborato dall’Ordine Nazionale e Consiglio dei Consulenti del Lavoro, portare la paga oraria a un minimo di 9 euro comporterebbe maggiori costi pari a 5,5 miliardi di euro. E potrebbe creare un effetto boomerang.

Nella relazione del 2016 sul dumping sociale a cura della Commissione Europea si legge:

“Tale nozione copre un’ampia gamma di pratiche intenzionalmente abusive e l’elusione della legislazione europea e nazionale vigente (comprese le leggi e i contratti collettivi universalmente applicabili), che permettono lo sviluppo di una concorrenza sleale riducendo illegalmente i costi operativi e legati alla manodopera e danno luogo a violazioni dei diritti dei lavoratori e allo sfruttamento di questi ultimi”.

Il dumping, nella sua definizione più ampia, è una questione aperta da anni per l’Europa. Stabilire il principio della parità di retribuzione a parità di condizioni dovrebbe essere per gli Stati UE la via per contrastare questa distorsione del mercato del lavoro.

La sfida, in primis per i singoli paesi, è un bilanciamento dei valori. Trovare il punto critico in cui c’è un equilibrio tra costo del lavoro e benefici per il lavoratore è la via per abbattere i presupposti del dumping salariale.Ma certamente non è semplice.

Nel frattempo in Italia, dai sindacati a Confindustria, sono in molti a temere gli effetti dell’introduzione del salario minimo.

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