Tajani: detassare le tredicesime partendo dai giovani (che il Fisco ha dimenticato)

Rosy D’Elia - Imposte

Il vicepremier Tajani ritorna sulla detassazione delle tredicesime e già restringe il raggio d'azione: partire da redditi bassi e dai giovani. Nel frattempo il Fisco ha completamente abbandonato i ragazzi e le ragazze

Tajani: detassare le tredicesime partendo dai giovani (che il Fisco ha dimenticato)

Flat tax tredicesime, ulteriore revisione dell’IRPEF ma anche conferma dei bonus casa ed estensione della cedolare secca: la scorsa settimana il viceministro all’Economia e alle Finanze Maurizio Leo e il vicepremier Antonio Tajani hanno inaugurato ufficialmente la stagione dei desideri fiscali per la prossima Manovra.

E ieri sera, 28 maggio, ai microfoni del programma Dritto e Rovescio su Rete 4 Tajani è tornato ancora una volta sulla proposta di detassare la mensilità aggiuntiva che è, ormai, un suo cavallo di battaglia. A distanza di una settimana circoscrive il possibile raggio d’azione: si potrebbe partire dalle fasce sociali più basse e dai giovani, “anche per avere uno stipendio ricco e non solo uno stipendio giusto”.

La strada per trovare le coperture potrebbe essere “un accordo con le casse di previdenza del mondo delle professioni” da concretizzare per avere “più soldi da mettere in giro”.

Detassazione della tredicesima, priorità a giovani e redditi bassi: la proposta di Tajani

Toccare la tredicesima costa: il valore fiscale delle mensilità di fine anno si aggira intorno ai 14,5 miliardi di euro. Ed è proprio per questo che finora, nonostante le buone intenzioni dichiarate e scritte anche nella legge delega della riforma fiscale, non è stato possibile intervenire.

In linea di continuità con le flat tax inserite nell’ultima Manovra, si potrebbe agire con un intervento selettivo, legato quindi a specifici requisiti: il reddito e l’età, ipotizza Tajani.

E se da un lato la proposta rende più praticabile la strada della detassazione, dall’altro accende riflettori su un altro nervo scoperto della riforma fiscale: le agevolazioni fiscali per i giovani.

Mentre a inizio 2025 il Portogallo con il regime Irs Jovem poneva i presupposti per un trattamento estremamente vantaggioso da riservare agli under 35, anche provenienti dall’estero, in Italia le promesse rimanevano su carta e le eccezioni alle regole standard arretravano.

Giovani, Fisco e agevolazioni: un rapporto complesso

Via il bonus prima casa ed eliminata la detrazione per i genitori in caso di figli o figlie a carico oltre i 30 anni, ma senza investire i risparmi (circa 320 milioni di euro a regime) in politiche finalizzate a favorire l’autonomia di ragazzi e ragazze.

Dal 2024, poi, è entrata in vigore la stretta sul regime impatriati, le agevolazioni fiscali previste per chi rientra dopo un periodo all’estero.

Sebbene non sia riservato in maniera specifica ai giovani, li tocca direttamente: secondo il Rapporto di Previsione di Primavera 2026 di Confindustria, tra il 2019 e il 2023 il numero di giovani che hanno lasciato l’Italia si aggira intorno ai 190 mila, circa la metà ha una laurea.

La ragione delle partenze è anche da rintracciare negli ultimi posti in Europa per occupazione giovanile: non c’è posto per i giovani nel mondo del lavoro e quando c’è bisogna accontentarsi di contratti deboli e retribuzioni basse.

Nonostante ciò, anche le politiche occupazionali vacillano: i bonus assunzione introdotti a partire dal 2024 sono segnati da ritardi e riscritture complete in corso d’anno che generano dubbi e difficoltà di accesso alle misure.

Gli esoneri contributivi, così come attuati negli ultimi anni, difficilmente possono agire da spinta, rappresentano più che altro un premio per i datori di lavoro che assumono.

Potenziare il regime impatriati per i giovani: le proposte della Fondazione RiES

“I giovani italiani continuano a scontare ritardi strutturali nell’ingresso nel mercato del lavoro, nell’accesso all’abitazione e nella possibilità di costruire percorsi familiari e professionali stabili e duraturi”, evidenzia la Fondazione RiES in occasione della pubblicazione del VII Rapporto 2025 a cura dell’Osservatorio Politiche Giovanili il 28 maggio.

Tra i punti caldi da considerare, lo studio pone particolare attenzione al Fisco, con una serie di proposte che toccano proprio il regime impatriati, che attualmente non prevede canali preferenziali per i giovani.

L’estensione del periodo di fruizione dei benefici o il potenziamento dell’esenzione in caso di trasferimento nel Mezzogiorno per chi si trova al di sotto di una certa soglia di età sono alcune delle strade percorribili. Tra le ipotesi anche trattamenti di favore paralleli alle misure già in vigore per chi ritorna in Italia, come incentivi per le spese di formazione post-rientro oppure per l’avvio di un’attività lavorativa.

Anche oltre i confini delle tredicesime, le possibilità di utilizzare il Fisco per preoccuparsi dei giovani sono infinite e sarebbe utile per tutti e per tutte, a prescindere dall’età, considerarle nella costruzione delle prossime politiche.

Una maggiore capacità di crescita del Paese per i prossimi anni dipende proprio dai giovani e dalle donne, che oggi sono gli anelli deboli del mercato del lavoro retribuito, con effetti a cascata sulle posizioni che assumono nella società.