Non c’è bonus che tenga: quasi 41.000 lavoratrici madri hanno lasciato il lavoro nel 2025

Rosy D’Elia - Fisco

Anche nel 2025 resta alto il numero di lavoratrici con figli o figlie fino a 3 anni che hanno dato le dimissioni. Anche se le distanze si accorciano, dopo una nascita sono soprattutto le donne a lasciare il lavoro. Non c'è bonus che tenga: i dati INL

Non c'è bonus che tenga: quasi 41.000 lavoratrici madri hanno lasciato il lavoro nel 2025

Nel corso del 2025 quasi 41.000 madri hanno lasciato il lavoro: nella maggior parte dei casi per difficoltà legate alla cura. I padri, invece, sono meno della metà e nella maggior parte dei casi lo hanno fatto per cambiare azienda.

I dati arrivano dal report annuale dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro sulle dimissioni dei genitori nei primi tre anni di vita dei bambini e delle bambine e confermano ancora una volta un quadro culturalmente radicato.

Non c’è bonus che tenga: la cura per le donne resta un impiego a tempo pieno, spesso inconciliabile con il lavoro retribuito.

Totale dimissioni 202559.770
Madri 40.628
Padri 19.142

Non c’è bonus che tenga: quasi 41.000 lavoratrici madri hanno lasciato il lavoro nel 2025

Anche se il forte divario di genere, che da sempre caratterizza la rilevazione dell’INL, si sta accorciando, la distanza tra la posizione degli uomini e delle donne nel mercato del lavoro retribuito, dopo una nascita, resta diametralmente opposta.

Quando nasce un bambino o una bambina in una famiglia, le strade lavorative del padre e della madre si separano: nel primo caso si prosegue verso avanzamenti di carriera e investimenti di tempo sempre più importanti, nel secondo caso verso battute d’arresto, part time e contratti più deboli. È l’effetto della child penalty, la penalizzazione in termini economici e professionali associata alla maternità, che la paternità non conosce.

A tracciare questo bivio è l’impegno di cura richiesto ancora e sempre alle donne.

In linea con quanto previsto dal Testo Unico a tutela della maternità e paternità, perché la conclusione del rapporto di lavoro sia efficace, l’Ispettorato Nazionale deve convalidare le interruzioni dei rapporti di lavoro che si verificano nei primi tre anni di vita del bambino o della bambina o nei primi tre anni di accoglienza del minore.

Il report annuale non si limita a contare quanti genitori lasciano il lavoro ma spiega anche le motivazioni, che possono essere più di una, alla base della scelta.

Nel 2025 le donne hanno consegnato le dimissioni per passare a un’altra azienda, restando quindi nel mondo del lavoro, soltanto nel 14,1 per cento dei casi. Una scelta che, al contrario, ha interessato la maggior parte dei padri (62,3 per cento).

I bonus non bastano: l’organizzazione di lavoro e cura sono da ricalibrare

Anno dopo anno, il peso dei carichi genitoriali guadagna terreno anche sul fronte maschile, la cura dei figli è la motivazione nel 24,9 per cento delle dimissioni.

In ogni caso, l’approccio di uomini e donne resta molto diverso. E lo dimostrano le motivazioni di dettaglio indicate come centrali per la decisione di lasciare il lavoro.

Per più di 15.000 donne sono rilevanti l’assenza di parenti di supporto e la difficoltà di conciliazione legate alla scarsità dei servizi. Le stesse considerazioni interessano solo poco più di 1.000 uomini. Così come resta un divario di genere ampio sulle difficoltà connesse strettamente all’organizzazione del lavoro svolto.

Nonostante il report del 2025 rappresenti un record positivo per le donne nella rilevazione del divario di genere, l’INL conferma: “si tratta, quindi, nel complesso, di uno scenario articolato che presenta, accanto alla prevalenza delle convalide femminili in assoluto, anche il radicamento sociale e stereotipale della funzione di cura come prettamente femminile”. E sottolinea un aspetto non trascurabile: “l’analisi evidenzia uno scenario a complessità crescente in termineidi organizzazione del lavoro per uomini e donne”.

La politica dei bonus adottata in questi anni, fatta di piccoli contributi per le lavoratrici madri o di trasferimenti monetari per sostenere i costi della natalità, non ha la forza per dare buoni frutti.

Le analisi INL confermano l’urgenza di ricalibrare l’organizzazione del lavoro retribuito e di cura per interrompere la spirale della crisi demografica e la catena di carichi familiari, che si muove perlopiù a senso unico. In altre parole, sono questi i punti di partenza per preoccuparsi del futuro, a beneficio di tutti e tutte.

Relazione sulle convalide delle dimissioni e risoluzioni consensuali di madri e padri
Ispettorato Nazionale del Lavoro - Anno 2025