Il Decreto Crescita riscrive la mini Ires 2019

Il Decreto Crescita riscrive la mini Ires 2019: si ripristinano le regole previste prima della Legge di Bilancio, che aveva introdotto un nuovo sistema di agevolazioni per le società, con l'articolo 1 bis dello schema di decreto approvato il 4 aprile.

Il Decreto Crescita riscrive la mini Ires 2019

Il Decreto Crescita riscrive la mini Ires 2019: con l’articolo 1-bis il nuovo sistema di agevolazioni previsto dalla Legge di Bilancio, e in vigore solo dal 1° gennaio 2019, viene abrogato. Si ritorna ai nastri di partenza. Lo schema di decreto ha ricevuto l’approvazione “salvo intese” da parte del Consiglio dei Ministri il 4 aprile.

Le novità trovano spazio nell’articolo 1-bis Revisione mini Ires.Se il testo riceve l’ok definitivo così com’è, le regole previste dalla Manovra saranno una meteora: l’abrogazione in tempi record non ha permesso alle aziende di applicarle.

Probabilmente per la squadra di lavoro sarà necessario aggiustare ancora il tiro su alcuni aspetti del Decreto Crescita, ma intanto la semplificazione della mini ires viene citata tra le novità anche nel comunicato stampa con cui il Consiglio dei Ministri ha diffuso la notizia dell’approvazione.

Il Decreto Crescita riscrive la mini Ires 2019

Si ritorna al sistema in vigore prima della Legge di Bilancio: il Decreto Crescita 2019 riporta in vita, infatti, le regole previste ai tempi del superammortamento e dell’ACE.

Nell’articolo 1-bis dello schema di Decreto Crescita 2019 si legge:

“A decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2021 l’imposta sul reddito delle società può essere applicata sul reddito d’impresa dichiarato, fino a concorrenza dell’importo corrispondente agli utili di esercizio accantonati a riserve diverse da quelle di utili non disponibili, nei limiti dell’incremento di patrimonio netto, in misura ridotta di quattro punti percentuali; per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2018 e per i due successivi la stessa è applicabile in misura ridotta, rispettivamente, di 1,5 punti percentuali, di 2,5 punti percentuali, di 3,5 punti percentuali.”

Il testo, poi, chiarisce la definizione dei due elementi fondamentali della nuova mini Ires:

  • le riserve di utili non disponibili: si tratta delle riserve formate con utili diversi da quelli realmente conseguiti ai sensi dell’articolo 2433 del codice civile in quanto derivanti da processi di valutazione; rilevano quindi solo gli utili realizzati a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2018 e accantonati a riserva, ad esclusione di quelli destinati a riserve non disponibili;
  • l’incremento di patrimonio netto, ovvero la differenza tra il patrimonio netto risultante dal bilancio di esercizio del periodo d’imposta di riferimento, senza considerare il risultato del medesimo esercizio, al netto degli utili accantonati a riserva, agevolati nei periodi d’imposta precedenti, e il patrimonio netto risultante dal bilancio di esercizio in corso al 31 dicembre 2018, senza considerare il risultato del medesimo esercizio.

Il Decreto Crescita riscrive la mini Ires 2019: una marcia indietro, dopo il tentativo della Legge di Bilancio

Il Consiglio dei Ministri torna sui suoi passi e ripropone un sistema di agevolazione più semplice. Nell’incipit della relazione illustrativa si legge:

“La norma in esame sostituisce l’agevolazione prevista attualmente dai commi da 28 a 34 dell’articolo 1 della legge numero 145 del 2018 - Legge di Bilancio 2019 - cosiddetta mini ires con un nuovo incentivo volto a individuare una modalità di tassazione agevolata IRES relativamente semplice e pur sempre con la finalità di agevolare gli utili non distribuiti”.

La complessità dell’impianto definito nella Legge di Bilancio, in effetti, aveva stupito anche gli addetti ai lavori, che fanno da guida per la diffusione e l’accesso alle agevolazioni previste. Ma stupisce ancor di più l’abrogazione di un meccanismo che, seppur intricato, non ha avuto neanche il tempo e l’occasione di debuttare.

La via della complessità presuppone motivazioni importanti e sforzi maggiori: abbandonarla, ancor prima di averne testato l’efficacia, resta uno spreco di energie.

Costruire uno strumento complesso, con l’idea che abbia precise funzioni, e distruggerlo ancora prima di averlo mai usato lascia irrisolti gli interrogativi sulle potenzialità che avrebbe potuto avere.

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