Decreto agosto, verso rate più lunghe per i versamenti in scadenza il 16 settembre 2020

Decreto agosto, ulteriori novità fiscali in arrivo: si va verso una ridefinizione della scadenza del 16 settembre 2020, termine di ripresa dei versamenti di IVA, ritenute e contributi INPS sospesi. Una delle ipotesi allo studio è il pagamento più lungo delle rate, fino al 2021.

Decreto agosto, verso rate più lunghe per i versamenti in scadenza il 16 settembre 2020

Decreto agosto, novità fiscali in focus: nel nuovo provvedimento atteso dal Governo si profila una ridefinizione della scadenza del 16 settembre 2020, con l’ipotesi di rateazione fino al 2021 di IVA, ritenute e contributi INPS sospesi.

A pochi giorni dalla contestata scadenza del 20 luglio 2020, termine di versamento delle imposte sui redditi, e nel pieno della protesta di partite IVA e commercialisti, dal Governo trapelano le prime indiscrezioni sulle novità fiscali che potrebbero rientrare nel decreto di agosto.

Nel comunicato stampa pubblicato a margine del Consiglio dei Ministri del 23 luglio 2020, con il quale si preannuncia la richiesta di un ulteriore scostamento di bilancio pari a 25 miliardi nel 2020, si parla di una “riprogrammazione delle scadenze fiscali dei prossimi mesi.”

Come tra l’altro anticipato dal Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, nel corso del question time alla Camera del 21 luglio, si va verso un taglio di IVA, ritenute e contributi INPS in scadenza il 16 settembre 2020, che potranno essere rateizzate fino al 2021.

Decreto agosto, rate più lunghe per i versamenti in scadenza il 16 settembre 2020

Si potranno versare le imposte sospese per i mesi di marzo, aprile e maggio 2020 fino al 2021. Tra i punti del decreto agosto vi è la rimodulazione della pesante scadenza del 16 settembre 2020, data che segna la fase di piena ripartenza del Fisco.

Una parte dei 25 miliardi di ulteriore debito al quale il Governo intende ricorrere per la messa a punto del decreto di agosto sarà quindi focalizzata su un pacchetto di novità fiscali, necessario per evitare di gravare sulle imprese ed inibire il complicato percorso di fuoriuscita dalla crisi.

Il Governo, si legge nel comunicato stampa del 23 luglio, ritiene di fondamentale importanza

“continuare ad assicurare il sostegno al sistema produttivo e al reddito dei cittadini, a supportare la ripresa e ad intervenire dove necessario per preservare l’occupazione.”

Accanto al potenziamento della cassa integrazione, all’ipotesi di una nuova proroga del blocco dei licenziamenti e di un bonus per le nuove assunzioni, diventa quindi prioritario ritoccare il calendario delle scadenze fiscali dei prossimi mesi.

Quello del 16 settembre 2020, data di scadenza di IVA, ritenute e contributi INPS sospesi per i mesi di marzo, aprile e maggio, è soltanto uno degli appuntamenti fiscali previsti fino a fine anno.

I titolari di partita IVA dovranno impiegare buona parte della liquidità disponibile per versare le imposte sui redditi, in caso di pagamento rateale, il secondo acconto in scadenza a novembre, senza contare poi il pesante appuntamento con la scadenza del saldo IMU di dicembre.

Sarà quindi inevitabilmente il fisco uno dei protagonisti del decreto di agosto, ma non solo. Sembra ormai data per certa la riforma della tassazione per le partite IVA, con il nuovo sistema di versamento mensile individuato come la via per la semplificazione e per la cancellazione del meccanismo di saldi ed acconti.

Decreto agosto con nuovo calendario delle scadenze fiscali del 2020, in attesa della riforma della tassazione per le partite IVA

Come potrebbero essere riformulate le scadenze fiscali di settembre 2020? Secondo le prime anticipazioni fornite dalla stampa specializzata, tra le ipotesi allo studio vi è quella di suddividere al 50% il totale di Irpef, ritenute e contributi INPS sospesi tra 2020 e 2021.

Attualmente, ricordiamo, il versamento delle imposte sospese può essere effettuato dal 16 settembre 2020 in un massimo di quattro rate. La riformulazione delle scadenze, leggendo quanto riportato nel comunicato stampa del 23 luglio, potrebbe però essere indirizzata esclusivamente alle imprese più in difficoltà.

Bisognerà attendere per ulteriori dettagli, così come bisognerà aspettare per capire come sarà ridefinito il sistema di tassazione per le partite IVA a partire dal prossimo anno. È ormai noto che tra le intenzioni dell’Esecutivo vi è quella di porre fine al meccanismo di saldi ed acconti per il versamento delle imposte sui redditi.

Una riforma fiscale per le partite IVA che punta alla semplificazione, ma che rischia di creare un nuovo aggravio di adempimenti per imprese e commercialisti. La riforma fiscale proposta dal direttore dell’Agenzia delle Entrate Ruffini ed appoggiata dal MEF è stata accolta positivamente, ma con non poca diffidenza.

Il versamento mensile o trimestrale delle imposte sui redditi basato sul criterio di cassa necessita di una riformulazione a 360° delle regole di determinazione del reddito dei titolari di partita IVA.

Il Presidente del CNDCEC Massimo Miani dalle pagine del Sole24Ore chiede che siano coinvolti i commercialisti, per evitare di arrivare ad un sistema di dichiarazioni dei redditi mensili, con il conseguente aggravio di costi di gestione nonché adempimenti per partite IVA ed intermediari.

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