Consiglieri regionali con mandato cessato: quale tassazione si applica ai vitalizi?

Tommaso Gavi - Imposte

Consiglieri regionali con mandato cessato, qual è la tassazione da applicare ai vitalizi? Lo spiega la risoluzione numero 64 del 7 ottobre 2020 dell'Agenzia delle Entrate: i contributi versati, anche quelli a carico della Regione, non concorrono alla formazione del reddito. Lo stesso vale anche per gli assessori.

Consiglieri regionali con mandato cessato: quale tassazione si applica ai vitalizi?

Consiglieri regionali con mandato cessato, qual è la tassazione da applicare ai vitalizi?

A fornire chiarimenti alla Regione istante è la risoluzione numero 64 del 7 ottobre 2020 dell’Agenzia delle Entrate.

Il documento mette in evidenza che i contributi versati, sia quelli versati dai consiglieri sia quelli a carico della Regione, non concorrono alla formazione del reddito, secondo quanto previsto dal TUIR.

L’Amministrazione finanziaria riepiloga il quadro normativo di riferimento ed aggiunge che lo stesso trattamento deve essere applicato anche agli assessori.

Consiglieri regionali con mandato cessato: quale tassazione si applica ai vitalizi?

I contributi versati dai consiglieri regionali che hanno cessato il proprio mandato in relazione ai vitalizi e alle indennità a carattere differito e quelli a carico della Regione non concorrono alla formazione del reddito, in linea con le disposizioni dell’articolo 51, comma 2, lett. a) del TUIR.

Il chiarimento arriva dalla risoluzione numero 64 del 7 ottobre 2020 dell’Agenzia delle Entrate.

Agenzia delle Entrate - Risoluzione numero 64/E del 7 ottobre 2020
Regime fiscale dei contributi finalizzati all’erogazione dei trattamenti economici, calcolati con il metodo contributivo spettanti ai Consiglieri ed Assessori regionali cessati dal mandato articolo 51 d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917.

Il documento di prassi risponde al quesito posto da una Regione sul corretto trattamento fiscale dei contributi in questione, a cui si applica il sistema di calcolo contributivo, in base al quale l’importo è rapportato ai contributi versati dal percettore e dall’ente di appartenenza.

In apertura l’Agenzia delle Entrate richiama l’articolo 50, comma 1, lett. g), del TUIR, che stabilisce che debbano essere considerate redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente:

“le indennità di cui all’art. 1 della legge 31 ottobre 1965, n. 1261, e all’art. 1 della legge 13 agosto 1979, n. 384, percepite dai membri del Parlamento nazionale e del Parlamento europeo e le indennità, comunque denominate, percepite per le cariche elettive e per le funzioni di cui agli articoli 114 e 135 della Costituzione e alla legge 27 dicembre 1985, n. 816 nonché i conseguenti assegni vitalizi percepiti in dipendenza dalla cessazione delle suddette cariche elettive e funzioni e l’assegno del Presidente della Repubblica.”

Viene in seguito richiamata la risoluzione 26 ottobre 2009, n. 262/E, che specifica che gli assegni vitalizi collegati ad una carica elettiva ai fini fiscali non si devono considerare come trattamenti pensionistici, ma come una vera e propria indennità collegata alla cessazione della carica.

Rispetto al trattamento dei redditi di lavoro dipendente, un’eccezione è rappresentata dal comma 2, lett. b), dell’art. 52 del TUIR che prevede che gli assegni siano assoggettati a tassazione per la quota parte che non deriva da fonti riferibili a trattenute effettuate al percettore già assoggettate a ritenute fiscali.

Nel fornire i chiarimenti l’Amministrazione finanziaria richiama altre due norme:

  • l’articolo 14 del decreto legge 13 agosto 2011, n. 138 con oggetto “Riduzione del numero dei consiglieri e assessori regionali e relative indennità. Misure premiali”;
  • l’articolo 1 commi 965 e 966 della legge 30 dicembre 2018 n. 145, ovvero la legge di bilancio 2019, che prevede una rideterminazione entro il 30 maggio 2019 della disciplina dei trattamenti previdenziali per le Regioni ed le Province autonome di Trento e Bolzano.

In assenza di altre disposizioni deve essere applicato il metodo contributivo.

Consiglieri regionali con mandato cessato: la normativa regionale e le conclusioni dell’Agenzia delle Entrate

Tra le misure adottate dalla Regione Istante c’è la legge regionale del 31 maggio 2019, numero 27.

Tale legge disciplina il trattamento economico di un’indennità di carica collegata all’esercizio di un mandato pubblico e quantificato sulla base della contribuzione obbligatoria effettivamente versata dal consigliere.

L’adozione del metodo contributivo ai trattamenti previdenziali ed ai vitalizi, determinato sulla base della contribuzione obbligatoria effettivamente versata dal consigliere, rientra in quanto previsto dall’articolo 49, comma 2, lett. a), sui redditi che derivano da “pensioni di ogni genere e gli assegni ad essi equiparati”.

In conclusione l’Agenzia delle Entrate sottolinea quanto segue:

“Pertanto, si ritiene che sia i contributi versati dai Consiglieri che quelli a carico della ‘Regione’ non concorrono alla formazione del reddito in quanto riconducibili all’articolo 51, comma 2, lett. a) del TUIR.”

Ad ulteriore chiarimento, anche se non espressamente richiesto dall’istante, l’Amministrazione finanziaria ritiene che le stesse regole sulla determinazione della base imponibile devono essere applicate al trattamento economico percepito dagli assessori, inquadrabile tra i redditi di lavoro dipendente.

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