CPB 2026-2027: rinnovo penalizzato dall’impossibilità di adeguamento ISA

Sandra Pennacini - Dichiarazione dei redditi

Come confermato dall’Agenzia delle Entrate con Circolare 4/E/2026, i contribuenti in CPB 2024/2025 non possono inserire ulteriori componenti positivi al fine di migliorare il voto ISA. Ciò può comportare un aumento della proposta 2026/2027

CPB 2026-2027: rinnovo penalizzato dall'impossibilità di adeguamento ISA

Il periodo d’imposta 2025 costituisce l’annualità di riferimento per l’elaborazione delle nuove proposte di Concordato Preventivo Biennale (CPB) relative al biennio 2026-2027.

Nella fase di formulazione della proposta da parte dell’Agenzia delle Entrate, il punteggio ottenuto tramite l’applicazione degli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale (ISA) assume un ruolo fondamentale sotto due profili: determina l’aliquota dell’imposta sostitutiva (flat tax) applicabile nel biennio concordatario sul maggior reddito concordato (variabile dal 10% al 15%) e fissa il limite massimo di incremento della proposta, rispetto al reddito 2025 ai fini del CPB, che l’algoritmo dell’Agenzia delle Entrate può proporre.

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I limiti alla proposta di concordato

Il legislatore ha introdotto un meccanismo che prevede tetti massimi percentuali (cd. calmieri) di incremento del reddito proposto ai fini del concordato rispetto al reddito storico di riferimento. Tali limitazioni vengono automaticamente applicate dal software dell’Agenzia delle Entrate all’atto della formulazione della proposta.

Il meccanismo è stato introdotto al fine di incentivare le adesioni, evitando la formulazione di proposte troppo elevate.

Sul punto, infatti, è bene ricordare che il meccanismo di base prevede il calcolo di una proposta finalizzata al raggiungimento di livelli reddituali di massima affidabilità, il cui ammontare potrebbe risultare, rispetto a quanto normalmente dichiarato dal contribuente, eccessivamente elevato.

L’entità del calmiere è inversamente proporzionale al voto ISA conseguito dal contribuente nell’anno precedente a quello della proposta.

In sostanza, quanto più affidabile è stato il contribuente nel 2025, tanto più bassa sarà la percentuale di incremento del reddito effettivo rettificato 2025 richiesta per il successivo biennio concordatario.

A seguito delle integrazioni operate dal D.Lgs. 81/2025 e dal successivo D.L. 38/2026, le soglie sono stabilite come segue:

Voto ISA Incremento massimo proposto
Voto ISA pari a 10 10%
Voto ISA da 9 a 9,99 15%
Voto ISA da 8 a 8,99 25%
Voto ISA da 6 a 7,99 30%
Voto ISA inferiore a 6 35%

Garantirsi un voto ISA elevato nel 2025 significa quindi mettersi al riparo da proposte di concordato eccessivamente gravose per il biennio 2026-2027, in rapporto a quanto dichiarato nel 2025.

Un esempio per chiarire: si ipotizzi il caso di un contribuente con esito ISA pari a 10 nel 2025. Tale contribuente per il medesimo anno di imposta ha dichiarato un reddito fiscale effettivo (eventualmente rettificato ai sensi degli art. 15 e 16 del decreto concordato) pari a 100.000 euro. In base a tale reddito, alle risultanze degli ISA e agli studi statistici sottesi alla proposta di concordato, è possibile che la proposta “ideale” per il 2026 sia pari, per esempio, a 125.000 euro. Ebbene, la proposta effettiva sarà pari a 110.000 euro, poiché non può essere superiore di oltre il 10% del dichiarato 2025 proprio in ragione dell’esito ISA.

Inoltre, l’aver conseguito un esito ISA pari a 10 comporta la possibilità di applicare, nel successivo biennio concordatario, la flat tax nella misura super agevolata del 10% (fino ad un massimo di 85.000 euro di reddito concordato rispetto al reddito storico, oltre scatta il 24% per i soggetti IRES ed il 43% per i soggetti IRPEF).

Tornando al nostro esempio, quindi, se il concordato per il 2026 viene accettato nella misura di 110.000 euro, i 10.000 euro di incremento potranno essere tassati al 10%, mentre 100.000 euro sconteranno tassazione ordinaria.

Il divieto di adeguamento per i soggetti già in CPB

L’ordinario meccanismo di funzionamento degli ISA consente ai contribuenti di dichiarare ulteriori componenti positivi non risultanti dalle scritture contabili al fine di migliorare il proprio profilo di affidabilità.

Tuttavia, per i soggetti che stanno già applicando il Concordato Preventivo Biennale per il periodo 2024-2025, questa via è preclusa.

Sul punto è bene ricordare che per i soggetti aderenti al “vecchio” concordato, per il 2025 sono già garantiti di default i benefici del concordato; tra questi, anche il riconoscimento del regime premiale ISA.

Da qui l’ovvia considerazione che tali contribuenti non dovrebbero avere interesse alcun ad effettuare un eventuale adeguamento spontaneo.

Tuttavia, ciò è perfettamente logico nell’ottica di eventuali “problematiche” afferenti all’anno di imposta 2025, ma ciò non vale in ottica di futura adesione al concordato 2026/2027, proprio in ragione delle motivazioni sovra esposte, che potrebbero rendere comunque interessante un adeguamento finalizzato al miglioramento del punteggio.

Ciò nonostante, l’Agenzia delle Entrate, con Circolare n. 4/E del 6 luglio 2026, paragrafo 2.5, non lascia alcuno spazio a ipotesi di adeguamento spontaneo per i contribuenti in CPB 2024/2025; chi ha già aderito al primo biennio concordatario non ha, pertanto, modo di dichiarare ulteriori componenti positivi volti a migliorare il punteggio ISA.

La preclusione si fonda su un principio strutturale del CPB: per i soggetti aderenti, il reddito e il valore della produzione netta relativi all’anno 2025 restano “congelati” in ragione del concordato già sottoscritto.

Il voto ISA 2025 per i soggetti aderenti al CPB 2024/2025 può quindi basarsi unicamente sui dati contabili ed extracontabili effettivi, senza possibilità di adeguamento e, dunque, senza possibilità di far scattare un calmiere più conveniente o una flat tax minore.

È soprattutto sul fronte della flat tax che il “danno” può essere concreto.

Infatti, nel più che comune caso di concordato “al rialzo” (ovvero con impegno a dichiarare, nel 2026 e 2027, redditi superiori a quelli dichiarati nel 2025), sulla differenza è possibile avvalersi della più che conveniente flat tax, ma l’aliquota sarà del:

  • 10% se il punteggio ISA dell’anno di imposta 2025 è almeno pari a 8;
  • 12% per punteggi ≥ 6 e < 8;
  • 15% in caso di punteggio inferiore a 6.

Ecco perché un eventuale adeguamento per migliorare il punteggio ISA potrebbe essere interessante ma, come si è detto, inaccessibile se il contribuente “proviene” da un precedente concordato.

Sotto il profilo, invece, del calmiere alla proposta valgono sostanzialmente le stesse considerazioni; tuttavia, il “danno” potrebbe non essere di rilievo, o addirittura non sussistere.

Infatti, è ben vero che ad un punteggio migliore può corrispondere un calmiere più premiante, ma è altrettanto vero che un ipotetico adeguamento significherebbe aumentare il reddito 2025, reddito che poi deve essere preso a base della proposta, facendola aumentare.

Il risultato, quindi, sarebbe quello, da un lato, di ottenere potenzialmente soglie più favorevoli ma, di contro, la base di partenza aumenterebbe, portando ad un risultato finale che non necessariamente potrebbe essere quello auspicato, ovvero quello di una proposta più favorevole al contribuente.