Concordato preventivo biennale 2026/2027, il MEF nega il rischio di un alto aumento dei redditi per le partite IVA. Per le opposizioni restano le criticità del patto con il Fisco. Il dibattito in Commissione Finanze della Camera
Il concordato preventivo biennale continua a dividere maggioranza e opposizione.
Al centro del confronto di mercoledì 20 maggio, in Commissione Finanze alla Camera, i possibili effetti del concordato per il biennio 2026-2027 e il suo impatto su partite IVA, professionisti e piccole imprese.
A rispondere all’interrogazione presentata dalla Deputata Enrica Alifano (M5S) è stata la Sottosegretaria al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Sandra Savino, che ha difeso l’impatto dello strumento e i risultati raggiunti nel primo anno di introduzione.
Concordato preventivo biennale: rischio “stangata” e tassazione presuntiva per le partite IVA
Nell’interrogazione, la Deputata Enrica Alifano ha evidenziato diverse criticità del CPB, a partire dal basso livello di adesione, pari al 13% dei contribuenti potenziali.
Tra le questioni sollevate anche il rischio di incrementi del reddito stabilito con il Fisco superiori al 10% per molte attività, unitamente alla possibilità che il concordato si trasformi in una forma di “tassazione presuntiva anticipata”, senza la possibilità di un reale confronto per il contribuente.
Nella risposta, la Sottosegretaria al MEF ha difeso l’impianto del concordato, sostenendo che lo strumento sia stato introdotto per rafforzare la compliance fiscale.
Si vuole spingere soprattutto piccole partite IVA, professionisti e imprese minori a collaborare maggiormente con il Fisco e a dichiarare redditi più vicini a quelli reali, con l’obiettivo di aumentare in maniera stabile il gettito fiscale.
Quanto alle accuse di tassazione presuntiva, il MEF ha ribadito che il concordato resta uno strumento facoltativo, a cui il contribuente può aderire se ritiene di trarne vantaggio.
Anche il rischio di aumenti dei redditi concordati di oltre il 10%, secondo il MEF, non trova riscontro dal momento che è possibile consultare le metodologie di calcolo predisposte per il biennio in questione, e non sono previste modifiche significative rispetto ai bienni precedenti (2024-2025 e 2025-2026).
Adesioni al concordato al 20%, dati fisiologici secondo il MEF
Sul fronte delle adesioni, la sottosegretaria Savino ha precisato che la partecipazione ha riguardato più di mezzo milione di contribuenti, circa il 20% dei soggetti ISA, un dato ritenuto fisiologico per uno strumento nuovo, che necessita di un periodo di consolidamento.
Sono stati, inoltre, forniti dati sulla composizione della platea che ha aderito al concordato nel primo anno di operatività:
- il 33,9% dei contribuenti aveva già ottenuto nel 2023 un punteggio ISA di piena affidabilità fiscale;
- il 25% presentava un livello intermedio ma sufficiente per accedere ai benefici previsti;
- il restante 41% era composto da soggetti con livelli di affidabilità bassi o non sufficienti ad accedere ai benefici.
Secondo il MEF, proprio su quest’ultima fascia il concordato avrebbe prodotto gli effetti più significativi.
Il Governo ha infatti evidenziato che quasi 200.000 contribuenti ISA hanno aumentato le proprie basi imponibili per allinearsi ai livelli di affidabilità fiscale richiesti dal concordato.
Concordato 2026/2027, una tutela contro conflitti e crisi economiche
Nella risposta viene inoltre richiamato l’articolo 4 del decreto ministeriale 11 maggio 2026, che prevede la cessazione del concordato in caso di conseguenze economiche negative date dall’instabilità geopolitica nell’area mediorientale.
La misura sarebbe un’ulteriore garanzia per i contribuenti interessati ad aderire al concordato, ma preoccupati per l’attuale scenario internazionale.
CPB: per l’opposizione resta un “prendere o lasciare”
La deputata Alifano si è dichiarata insoddisfatta della risposta del Governo, evidenziando come non sia stato fornito il dato richiesto riguardo al gettito ipotizzato per il biennio 2026-2027.
Ha poi sottolineato la mancanza di soluzioni per partite IVA, professionisti, artigiani e piccole imprese che avevano aderito al concordato e che oggi si trovano in difficoltà a causa dell’inflazione e del peggioramento della situazione economica.
Secondo l’esponente del partito di opposizione, l’impostazione del concordato rischia di tradursi in un meccanismo di “prendere o lasciare”, incompatibile con un corretto rapporto tra Fisco e contribuente.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Concordato, rischio “stangata” per le partite IVA? Il MEF nega e difende il patto con il Fisco