Verso il collegamento POS - RT: analisi dei flussi telematici, delle legittime discrepanze generate da fatture o bonifici e delle strategie di prevenzione in fase di controllo
In premessa ricordiamo che l’obbligo di integrazione tra il processo di registrazione dei corrispettivi e il processo di pagamento elettronico, introdotto dalla Legge di bilancio 2025 e attuato dal provvedimento del 31 ottobre 2025, ha una finalità precisa: consentire all’Agenzia delle Entrate un monitoraggio puntuale della certificazione dei corrispettivi mediante incrocio dei dati degli “scontrini” con i flussi di incasso in moneta elettronica.
Da un lato, i prestatori di servizi di pagamento (i cosiddetti Acquirer) trasmettono mensilmente all’Anagrafe tributaria i dati analitici delle transazioni elettroniche processate tramite POS.
Dall’altro lato, gli esercenti trasmettono quotidianamente all’Amministrazione finanziaria i dati dei corrispettivi in forma aggregata, tramite il proprio registratore telematico (di seguito RT), specificando per ogni documento commerciale (di seguito DC) l’esatto ammontare incassato con modalità elettronica.
L’obiettivo di questa architettura, come si è detto, è la puntuale verifica della coincidenza tra l’importo transato sui circuiti di pagamento e l’importo certificato fiscalmente in cassa quale “incasso in moneta elettronica”.
Le possibili asimmetrie tra dati RT e POS
Tuttavia, l’operatività quotidiana delle imprese genera delle asimmetrie fisiologiche tra questi due flussi informativi.
Come già analizzato in precedenza, due casi tipici di scostamento legittimo derivano dall’uso promiscuo del terminale POS: l’incasso congiunto di corrispettivi e di fatture elettroniche, e la gestione di attività miste, che affiancano operazioni soggette a obbligo di certificazione ad attività oggettivamente esonerate.
In tali scenari, il saldo di una fattura o il pagamento elettronico di un corrispettivo esonerato dagli obblighi di certificazione generano un flusso in entrata lato Acquirer, a cui non corrisponde un invio telematico di corrispettivi certificati tramite RT con indicazione di incasso in moneta elettronica, creando un disallineamento del tutto giustificato.
Incasso di corrispettivi tramite bonifico e impatto sui flussi telematici
Un’ulteriore casistica da prendere in considerazione è quella che riguarda l’incasso dei corrispettivi tramite bonifico bancario.
Tale strumento, seppure equiparato all’incasso avvenuto in moneta elettronica (tale sarà l’indicazione riportata sul DC), non rientra nella definizione tecnica di POS.
Pertanto, qualora il pagamento di un documento commerciale avvenga tramite bonifico, l’operatore è tenuto a registrare l’operazione sul RT indicando la natura di pagamento elettronico e il relativo ammontare.
L’informazione sarà, di conseguenza, trasmessa con il flusso dei corrispettivi giornalieri, ma non troverà alcun riscontro nei dati delle transazioni comunicati mensilmente dagli Acquirer, poiché non vi è transito sul circuito POS. Anche in questo caso, pertanto, ci troviamo dinnanzi ad uno scostamento del tutto giustificato.
Gestione delle anomalie e strategie di tutela
Sintetizzando, la presenza di fatture incassate tramite POS (che generano un flusso lato Acquirer ma non sul RT) e/o di documenti commerciali pagati tramite bonifico (che risultano quali incassi elettronici sul RT ma senza flusso Acquirer) determina inevitabili scostamenti tra i flussi acquisiti dall’Agenzia delle Entrate.
La documentazione di prassi chiarisce che l’Amministrazione finanziaria valuterà tali discrepanze tenendo in considerazione il tipo di attività svolta dall’esercente.
Risulta pertanto essenziale che professionisti e imprese verifichino preventivamente all’interno del Cassetto fiscale l’esatta corrispondenza dei codici Ateco dichiarati, provvedendo ad aggiornarli tempestivamente per prevenire anomalie in fase di accertamento.
Questo approccio, tuttavia, è funzionale per il caso delle attività miste (soggette e non soggette agli obblighi di certificazione), mentre non si vede come possa essere utile ad evidenziare “in modo automatico” gli scostamenti derivanti da incassi di fatture emesse con il POS o incassi di corrispettivi con bonifico.
La sola coerenza del codice Ateco non è quindi sufficiente a giustificare in via preventiva e automatica gli scostamenti. Sotto il profilo operativo, è pertanto raccomandabile conservare rigorosa traccia documentale delle operazioni che generano scostamenti giustificati.
Inoltre, laddove gli incassi con POS afferenti a fatture emesse risultino estremamente frequenti, la soluzione organizzativa più efficace potrebbe essere quella di adottare un terminale POS dedicato esclusivamente alle fatture, da non collegare ad alcun RT, avvalendosi dell’apposita funzione di esclusione (icona a lucchetto) sul portale Fatture e corrispettivi, potendo così rimuovere alla radice (almeno) questo potenziale problema.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Collegamento POS-RT: scostamenti giustificati e tutele per l’esercente