La polizza catastrofale (CAT-NAT), introdotta per tutelare le imprese da eventi avversi anche sul fronte climatico, lascia fuori i danni causati dal ciclone Harry. Un'analisi della normativa
La Legge di Bilancio 2024 ha introdotto per tutte le imprese l’obbligo di assicurarsi contro gli eventi catastrofali.
Il tema dell’obbligo di polizza catastrofale (CAT-NAT) torna al centro dell’attenzione alla luce del ciclone Harry che in queste ore sta interessando il Sud Italia, in particolare le regioni Sicilia, Calabria e la Sardegna.
Allo stato attuale però i danni causati dall’eccezionale fenomeno meteorologico che sta colpendo le zone costiere sembrano esclusi dalla copertura delle polizze CAT-NAT. Si tratta dell’effetto della restrizione tecnica operata dal decreto interministeriale che ha disciplinato le regole sull’obbligo assicurativo.
Polizza catastrofale e danni causati dal ciclone Harry: dalla norma all’attuazione pratica
L’analisi della normativa che ha introdotto l’obbligo di polizza catastrofale è il punto di partenza per analizzare il caso concreto dei danni causati dal ciclone Harry.
La Legge di Bilancio 2024 indica in particolare come eventi oggetto di copertura:
- Sismi;
- Alluvioni;
- Frane;
- Inondazioni ed Esondazioni.
La legge non specifica l’origine di inondazioni ed esondazioni, né pone limitazioni geografiche o tipologiche a tali eventi, come si evince chiaramente dal testo del comma 101 dell’articolo 1 della Legge 213/2023:
“101. Le imprese … sono tenute a stipulare, entro il 31 dicembre 2024, contratti assicurativi a copertura dei danni ai beni … direttamente cagionati da calamità naturali ed eventi catastrofali verificatisi sul territorio nazionale. Per eventi da assicurare di cui al primo periodo si intendono i sismi, le alluvioni, le frane, le inondazioni e le esondazioni.”
Come indicato al successivo comma 105:
“105. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze e del Ministro delle imprese e del made in Italy possono essere stabilite ulteriori modalità attuative e operative degli schemi di assicurazione di cui ai commi da 101 a 107, ivi incluse le modalità di individuazione degli eventi calamitosi e catastrofali suscettibili di indennizzo”
Il Decreto MEF/MIMIT n. 18 del 30 gennaio 2025 ha fornito le definizioni tecniche necessarie per l’applicazione della legge. In particolare l’articolo 3 comma 1 ha definito quanto segue:
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Il paradosso del Decreto MIMIT: perché il mare è escluso dalla polizza CAT-NAT
Nonostante la Legge di Bilancio 2024 includa genericamente le “inondazioni”, il decreto interministeriale emanato dal MEF ma di concerto con il MIMIT, come previsto dalla norma istitutiva dell’obbligo assicurativo e competente per materia, ha operato una restrizione tecnica:
- esclusione geografica: il mare non è citato tra i corpi idrici che generano l’evento oggetto di polizza CAT obbligatoria;
- esclusione dell’evento: le mareggiate e il moto ondoso non rientrano quindi nel perimetro dell’obbligo assicurativo;
- trasporto di sedimenti: sebbene il decreto citi la “mobilitazione di sedimenti”, essa è limitata ai fenomeni legati alle acque dolci interne, tipo le colate di fango dai corsi d’acqua.
Quanto evidenziato comporta che, allo stato attuale, la polizza CAT-NAT interviene se uno stabilimento balneare o un’azienda costiera subisce danni perché un vicino lago o corso d’acqua esonda per una alluvione.
Se invece il danno è causato esclusivamente dalle onde del mare che superano la spiaggia, l’evento è classificabile come mareggiata, escluso dalle garanzie standard obbligatorie introdotte dalla Legge di Bilancio 2024.
Analisi del contrasto giuridico
Non è necessario essere un professionista della materia legale per rilevare l’evidente scollamento tra la volontà del Legislatore espressa con la Legge di Bilancio 2024 e l’attuazione tecnica dettata dal Decreto Ministeriale 18 del MEF.
Questo potrebbe essere dovuto ad un eccesso di restrizione, atteso che come sopra documentato la legge parla di eventi verificatisi sul territorio nazionale senza alcuna distinzione tra le coste e l’entroterra.
Il decreto attuativo però, limitando la protezione alle acque interne, lascia escluse dalla copertura obbligatoria le migliaia di imprese ubicate sulle coste, nonostante la configurazione del nostro Paese proteso verso il centro del Mediterraneo, con migliaia di chilometri di coste esposte appunto al rischio marittimo.
Ancora più in questi decenni, dove l’erosione dovuta all’innalzamento del livello del mare è al centro delle più ampie discussioni a livello internazionale sul clima, vedasi le Conferenze delle Parti delle Nazioni Unite, come la recente COP30 tenutasi simbolicamente in Amazzonia nel novembre 2025.
Si tratta di eventi che riuniscono governi e organizzazioni, Italia compresa, per negoziare azioni contro il cambiamento climatico con l’obiettivo di attuare l’Accordo di Parigi del 2015, limitare il riscaldamento globale ed affrontando anche eventi climatici estremi sempre più frequenti e intensi come appunto il ciclone Harry, un tempo assenti nel Mediterraneo.
Altra possibili motivazioni circa la scelta di escludere il rischio marittimo è probabilmente quella della difficoltà di modellazione del rischio e nel non caricare eccessivamente l’onere derivante dall’ampliamento del perimetro della copertura obbligatoria, così da poter garantire premi finanziariamente sostenibili per il sistema assicurativo e per la riassicurazione statale gestita da SACE.
Danni causati dal ciclone Harry senza copertura, un’amara conclusione
Ad oggi, le imprese situate lungo le aree costiere devono considerare che:
- la polizza CAT-NAT obbligatoria non copre i danni da mareggiate;
- la mancata stipula della polizza CAT-NAT per i rischi “base” (es. sisma o alluvione da pioggia) comporta l’esclusione dai contributi pubblici, ma non garantisce comunque il risarcimento per i danni da mare.
Tali eventi restano rischi facoltativi da assicurare con estensioni contrattuali specifiche e a prezzi di mercato al pari di altre fattispecie obbligatorie, vedasi l’RC Auto obbligatoria dove il rischi per furto, incendio, cristalli, passeggero ed altro restano opzioni facoltative.
Il decreto sembra aver ristretto l’ambito della legge, creando un potenziale vizio di legittimità che potrebbe essere oggetto di futuri possibili ricorsi amministrativi per includere il rischio costiero nel perimetro delle tutele obbligatorie.
Se in futuro dovessero esserci aggiornamenti normativi o sentenze dei Tribunali Amministrativi Regionali su questo specifico contrasto tra la Legge di Bilancio e il Decreto MIMIT, la situazione per le imprese costiere potrebbe cambiare.
Per ora rimane fondamentale per le aziende del litorale verificare che le proprie polizze aziendali includano la clausola specifica per le mareggiate come garanzia accessoria, dato che non è coperta da quella catastrofale obbligatoria.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: I danni del ciclone Harry senza rimborso