Cedolare secca, rischio aumento dal 10 al 21 per cento in molti Comuni

Anna Maria D’Andrea - Cedolare secca sugli affitti

Cedolare secca, la Legge di Bilancio 2020 dimentica di prorogare l'aliquota del 10 per cento per i Comuni colpiti da calamità naturali. In molte città e per molti affitti a canone concordato si rischia l'aumento dell'imposta al 21 per cento.

Cedolare secca, rischio aumento dal 10 al 21 per cento in molti Comuni

Cedolare secca, tassazione agevolata a rischio in molti Comuni. Se da un lato la Legge di Bilancio 2020 proroga e stabilizza l’aliquota del 10 per cento, dall’altro dimentica di rinnovare la riduzione prevista per i territori colpiti da calamità naturali.

Salvo interventi all’interno del decreto Milleproroghe, atteso al tavolo del Consiglio dei Ministri sabato 22 dicembre 2019, per molti proprietari di immobili affittati con contratto a canone concordato l’aliquota della cedolare secca passerà al 21 per cento a partire dal 1° gennaio 2020.

È l’avvocato Ladislao Kowalski, coordinatore nazionale Centro Studi giuridici Uppi (Unione piccoli proprietari immobiliari) a sollevare il problema, con un articolo pubblicato sulle pagine del Sole24Ore.

Cedolare secca, rischio aumento dal 10 al 21 per cento in molti Comuni

È un piccolo dettaglio ma fondamentale quello dimenticato dalla Legge di Bilancio 2020.

La cedolare secca del 10 per cento rischia di diventare una prerogativa esclusivamente dei Comuni ad alta tensione abitativa o con carenza di soluzioni abitative, un elenco folto ma di gran lunga inferiore rispetto a quanto previsto fino al 31 dicembre 2019.

Ad essere esclusi dalla cedolare secca del 10 per cento per i contratti a canone concordato sono, attualmente, tutti gli affitti relativi ad immobili ubicati nei Comuni colpiti da calamità naturali, così come indicati dall’articolo 9, comma 2-bis del del Decreto-legge del 28/03/2014 n. 47.

La Legge di Bilancio 2020, ai fini della stabilizzazione dell’aliquota del 10 per cento, interviene modificando il Decreto Legislativo n. 23/2011, norma che ha istituito il regime di tassazione agevolata sugli affitti.

Un’ancora di salvezza è rappresentata dal Milleproroghe, l’atteso provvedimento di fine anno che opererà oltre 50 rinvii di scadenze ormai alle porte.

Tuttavia, nelle bozze attualmente circolanti, non c’è alcun riferimento al rinnovo dell’agevolazione per tutte quelle città in cui, nei 5 anni precedenti all’entrata in vigore della legge di conversione del decreto n. 47/2014, è stato deliberato lo stato di emergenza a seguito di eventi calamitosi.

Una conferma della dimenticanza (o volontà?) del Governo di rinnovo dell’aliquota del 10 per cento per i Comuni colpiti da calamità naturali si ritrova nella relazione illustrativa alla Legge di Bilancio 2020.

Cedolare secca dal 10 al 21 per cento nei Comuni colpiti da calamità naturali: svista o volontà?

Difficile stabilire se quella del Governo sia stata una volontà precisa o una semplice svista, risolvibile con un intervento nel decreto Milleproroghe.

Certo è che leggendo le schede illustrative della Legge di Bilancio 2020 si ritrova un segnale della possibile volontà di non prorogare la riduzione al 10 per cento della cedolare secca nelle città colpite da calamità naturali.

Nel documento pubblicato sul sito del Senato, per quel che riguarda l’articolo 1, comma 6 della Manovra, si legge che la riduzione della cedolare secca (che sarebbe dovuta passare al 15 per cento dal 1° gennaio 2020) riguarderà:

“i canoni derivanti dai contratti di locazione di immobili ad uso abitativo a canone concordato nei comuni ad alta densità abitativa.”

La tassazione agevolata del 10 per cento prevista dal regime opzionale della cedolare secca, secondo le novità stabilite dalla Legge di Bilancio 2020, continuerà ad applicarsi per i contratti a canone concordato relativi ad abitazioni ubicate:

“nei comuni ad alta densità abitativa, di cui all’articolo 1, comma 1, lettere a) e b), del decreto-legge 30 dicembre 1988, n. 551, e negli altri comuni ad alta tensione abitativa individuati dal CIPE”

Fosse stata una semplice svista, vi sarebbe potuto essere anche un riferimento ai Comuni colpiti da calamità naturali.

A supporto della possibile scelta consapevole del Governo, al quale si aggiunge il mancato intervento da parte del Parlamento, vi è inoltre l’iniziale scelta di fissare al 12,5% l’aliquota della cedolare secca per i contratti a canone concordato, misura dettata da ragioni di gettito. La stessa ragione potrebbe aver determinato la scelta di restringere il campo d’applicazione della tassazione ridotta.

L’unica cosa certa è che il passo indietro del Governo sull’aumento (che in realtà era già una riduzione rispetto all’aliquota del 15 per cento prevista dal 2020) nasconde in realtà una vera e propria stangata per molti proprietari di immobili in affitto. Così è almeno ad oggi; se vi saranno novità nel decreto Milleproroghe lo sapremo a breve.

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