Un bonus benzina in base all'ISEE al posto del taglio delle accise: l'ingegneria burocratica dei sussidi mirati rischia di ignorare il reale bisogno territoriale e di trasformarsi in un paradosso sociale
Mentre il Governo attende la certificazione contabile dell’extragettito IVA per blindare i provvedimenti d’autunno, le indiscrezioni sul nuovo bonus benzina confermano una tendenza ormai cronica della politica economica italiana: la preferenza per l’ingegneria burocratica dei sussidi mirati alla linearità degli interventi strutturali.
Eppure, basterebbe analizzare i criteri di assegnazione allo studio per accorgersi di come la misura si stia trasformando in un paradosso logico e sociale drammaticamente distante dall’efficacia che garantirebbe un più semplice taglio delle accise direttamente alla pompa.
Il grande paradosso: con il bonus benzina aiuti anche a chi non ha l’auto
La prima macroscopica stortura risiede nei criteri di selezione perché, a parere di chi scrive, collegare il bonus al solo parametro dell’ISEE o ancor peggio riproporre lo schema della Carta Dedicata a te significa commettere un peccato originale ossia l’ignorare completamente il possesso o meno di un veicolo.
Il rischio non è teorico ma matematico.
Includere ad esempio i pensionati basandosi unicamente sul reddito basso significa erogare un contributo “carburante” a una vasta platea di anziani che per motivi anagrafici personali, o perché anche allettati o lungodegenti, non possiedono una macchina, non hanno una patente attiva e non spendono un solo euro al distributore.
In questo modo il bonus cessa di essere una misura di contrasto al caro carburante e andrebbe invece classificato come un sussidio assistenziale generico che offrirà si un beneficio politico di facciata ma disperde risorse preziose.
Risorse che dovrebbero invece essere dirottate verso un sostegno reale ed immediatamente tangibile per chi la benzina è costretto a pagarla per davvero ovvero un più incisivo taglio delle accise.
L’ingiustizia geografica che i bonus ignorano
C’è poi un fattore di profonda iniquità territoriale che nessun algoritmo basato sull’ISEE è in grado di sanare, perché il peso reale del caro-carburante non dipende solo da quanto si guadagna ma anche da dove si vive.
Un cittadino a basso reddito residente nel centro di Milano o di Roma può contare su una rete di trasporto pubblico efficiente ed ha la libertà di lasciare l’auto in garage o di non acquistarla affatto.
Al contrario per chi abita nelle aree interne nei piccoli comuni isolati o nelle periferie rurali, l’automobile è un bene di prima necessità assoluta.
In assenza di autobus o treni quelle persone sono condannate a subire i rincari della pompa per andare al lavoro dal medico o a fare la spesa.
Distribuire lo stesso bonus a pioggia sul territorio senza distinguere tra chi è servito dal trasporto pubblico e chi è vittima dell’isolamento geografico è l’esatto contrario dell’equità sociale.
La soluzione lineare: perché il taglio delle accise è più equo del bonus
Per evitare sprechi lo Stato dovrebbe teoricamente incrociare le banche dati di INPS, Agenzia delle Entrate e Motorizzazione Civile verificando ISEE, targhe attive e stati di salute. Una giungla burocratica che in Italia si traduce storicamente in ritardi e d errori.
La realtà è che l’unico vero indicatore infallibile dell’utilizzo del carburante è il distributore stesso.
Un taglio lineare delle accise alla pompa eliminerebbe istantaneamente ogni stortura burocratica: il beneficio andrebbe nelle tasche soltanto di chi effettivamente fa rifornimento e proporzionalmente a quanto è costretto a consumare.
Il Governo frena definendo il taglio delle accise una misura “regressiva” e troppo costosa per le casse pubbliche ma la spesa per creare, gestire e distribuire bonus difettosi che finiscono nelle tasche di chi non ha l’auto e lasciano senza tutele i pendolari delle aree isolate rischia di essere politicamente e socialmente molto più cara.
È giunto il momento di abbandonare la politica dei bonus e tornare a misure capaci di impattare l’economia reale laddove serve: sui prezzi e per tutti.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Bonus benzina al posto del taglio delle accise? Perché si rischia un nuovo flop burocratico