La detassazione sugli aumenti contrattuali sarà estesa anche al 2027. Questo l'obiettivo dichiarato dalla Premier Meloni al congresso della UIL
La flat tax al 5 per cento sugli aumenti contrattuali potrebbe avere vita più lunga di quanto previsto inizialmente.
L’intervento è stato disposto dalla Legge di Bilancio 2026 e, attualmente, vale solo per l’anno in corso. L’obiettivo del Governo è quello di estenderlo anche al prossimo anno.
Ad annunciarlo è stata la stessa Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenuta ieri al XIX Congresso della UIL.
Oggi l’agevolazione prevede l’applicazione di una flat tax del 5 per cento, sostitutiva di IRPEF e addizionali, sugli incrementi retributivi corrisposti nel 2026 legati a CCNL privati firmati nel triennio 2024-2026.
Rinnovo CCNL, Meloni: “Detassazione sugli aumenti anche nel 2027”
A Padova, al XIX congresso della UIL, arriva una delle prime anticipazioni sul contenuto della prossima Legge di Bilancio. Ad annunciarla è la stessa Premier Meloni: quest’anno “abbiamo deciso di sostenere anche i rinnovi dei contratti nel settore privato, con la detassazione al 5 per cento degli aumenti contrattuali. Un provvedimento efficace, e a cui vogliamo dare continuità e stabilità.”
Uno degli obiettivi del Governo per il prossimo anno è dunque quello di prorogare una delle principali novità per il 20206, ovvero la flat tax del 5 per cento sugli aumenti derivanti dai rinnovi contrattuali.
“Ne ho già parlato con il Ministro Calderone, ma anche con chi tiene i cordoni della borsa, il sempre ottimista Ministro Giorgetti, e voglio quindi dire al Segretario Bombardieri che il Governo raccoglie l’istanza che è vostra e non solamente vostra, e di garantire che questa misura possa essere confermata anche nella prossima legge di bilancio.”
Anche per il prossimo anno, pertanto, lavoratori e lavoratrici dovrebbero poter beneficiare dei bonus in busta paga che derivano dall’applicazione della tassazione agevolata.
Ma come funziona la flat tax al 5 per cento sugli aumenti contrattuali?
Come funziona la flat tax del 5% sugli aumenti
Al centro delle novità previste per il 2026, come noto, c’è la flat tax da applicare agli aumenti di stipendio dei dipendenti che derivano dal rinnovo dei contratti, in particolare da quelli già conclusi nel 2024 e nel 2025 e firmati nel 2026.
Consiste nella possibilità di applicare una tassa piatta del 5 per cento al posto dell’IRPEF e delle addizionali nel corso del 2026. Le istruzioni operative sono state fornite dall’Agenzia delle Entrate nelle circolari n. 2 e n. 3 del 2026.
Nello specifico, l’agevolazione si applica anche alle quote di aumento corrisposte nel 2026 ma riferite economicamente ad annualità precedenti (ad esempio in caso di decorrenza dal 2023). Restano invece rigorosamente escluse le somme erogate una tantum.
Per gli incrementi previsti dal CCNL che assorbono un superminimo, o un elemento analogo, l’agevolazione spetta anche se tale superminimo derivava da un accordo individuale tra azienda e lavoratore.
La flat tax del 5 per cento si applica anche alla retribuzione dei giorni di ferie, ai permessi (es. ROL o PAR), alla gratifica feriale (se assimilabile alla quattordicesima) e al trattamento per la festività soppressa del 4 novembre, poiché confluiscono nella retribuzione ordinaria.
Una novità che però non vale per tutti ma è riservata solo a lavoratori e lavoratrici che hanno un reddito fino a 33.000 euro.
La flat tax si applica in via automatica, sarà il lavoratore o la lavoratrice eventualmente a rinunciare alla flat tax. Ad ogni modo, ebbene non ci siano domande da presentare per ottenere l’agevolazione, spetta comunque al lavoratore o alla lavoratrice interessata il compito di dare alle aziende tutti gli elementi per verificare i requisiti.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Rinnovo CCNL, Meloni: “Detassazione sugli aumenti anche nel 2027”