Bonus 1.000 euro professionisti, Currò (M5S): “ritardo causato dal rapporto tra Stato e Casse private”

Anna Maria D’Andrea - Leggi e prassi

Bonus 1.000 euro professionisti, sul ritardo il problema è nel rapporto tra Stato e Casse private: a spiegare i perché del mancato pagamento dell'indennità di maggio 2020 per gli iscritti agli albi è il Deputato M5S Giovanni Currò, nell'intervista rilasciata ad Informazione Fiscale.

Bonus 1.000 euro professionisti, Currò (M5S): “ritardo causato dal rapporto tra Stato e Casse private”

Bonus 1.000 euro professionisti, è il rapporto tra Casse private e Stato la causa del ritardo nei pagamento dell’indennità del mese di maggio.

A rispondere ai perché del ritardo nell’erogazione del bonus di 1.000 euro riconosciuto per il mese di maggio ai liberi professionisti è il Deputato Giovanni Currò del M5S, nell’intervista rilasciata ad Informazione Fiscale il 27 luglio 2020.

È nel rapporto Casse-Stato che bisogna inoltre rinvenire i motivi dell’esclusione dai contributi a fondo perduto, ulteriore elemento che ha contribuito ad incrinare il rapporto tra professionisti e Governo.

Alla base del contrasto tra partite IVA e Governo vi è inoltre la questione della mancata proroga delle imposte sui redditi del 20 luglio 2020. I commercialisti hanno annunciato lo sciopero di categoria il 16 settembre qualora non vi fossero novità da parte dell’Esecutivo.

La richiesta di eliminazione di sanzioni ed interessi per chi paga entro il 30 settembre 2020 resta però ancora un auspicio: dalle parole del Deputato del M5S Currò non emergono certezze.

Sulla questione relativa al bonus professionisti pubblichiamo di seguito la nota Adepp che smentisce categoricamente che il problema del ritardo sia nato dal rapporto tra pubblico e casse private, oltre a precisare

L’Adepp, associazione che raccoglie tutti gli enti di previdenza privati italiani, smentisce categoricamente quanto affermato dal deputato del M5S Giovanni Currò a proposito dei bonus ai professionisti.

In particolare, non corrisponde al vero che le Casse dovessero firmare un protocollo d’intesa con i ministeri.

Inoltre, gli enti di previdenza privati sono stati velocissimi nell’aprire le domande, appena è stato loro consentito, e hanno pagato i bonus di marzo e aprile addirittura anticipando le somme con proprie risorse; per il mese di aprile attendono ancora il rimborso da parte dello Stato.

Per pagare il bonus di maggio, invece, manca il decreto interministeriale che definisca l’importo dell’indennità e la platea dei destinatari.

Più volte gli enti di previdenza dei professionisti hanno sollecitato questo decreto e ad oggi attendono ancora.

Le Casse private, dunque, non hanno alcuna responsabilità nel ritardo

Bonus 1.000 euro professionisti, Currò (M5S): ritardo causato dalle Casse private

Le Casse private sono ancora in attesa del decreto sul bonus di 1.000 euro riconosciuto ai professionisti per il mese di maggio che, tra le altre cose, dovrà fissare il perimetro degli ammessi ed esclusi dalla nuova tranche di indennità.

Da definire sono soprattutto i requisiti di reddito che determineranno l’effettiva platea dei destinatari del sussidio emergenziale.

Il ritardo rispetto alla data di entrata in vigore del decreto Rilancio (19 maggio 2020) è evidente, considerando che siamo ormai ad agosto.

La ratio stessa dell’introduzione di un bonus economico per le partite IVA rischia di essere di fatto annullata dal protrarsi dei tempi di erogazione.

Quale è stata la causa del ritardo e che tempi si possono prevedere?

Il Deputato del M5S Giovanni Currò risponde in maniera sicura alla domanda posta durante l’intervista del 27 luglio 2020.

La causa principale è l’“identificazione del soggetto”, le Casse private, ed il rapporto che hanno con l’Ente pubblico (il Ministero del Lavoro, nel caso specifico).

Le casse private, afferma Currò, dovevano siglare un protocollo d’intesa con il Ministero del Lavoro, che a sua volta avrebbe dovuto girar loro il denaro fissando i requisiti di base. Tale circostanza, tuttavia, è stata smentita con una nota ufficiale dell’Adepp che abbiamo pubblicato all’inizio di questo articolo ed in un ulteriore intervento.

Ad ogni modo, sempre secondo il deputato, vi sarebbe l’intreccio di competenze alla base della mancata emanazione del decreto attuativo del Ministero del Lavoro e del MEF e del ritardo evidente nel riconoscimento del bonus di 1.000 euro per i liberi professionisti.

Il rapporto tra pubblico e Casse private è inoltre la genesi dell’esclusione dei professionisti dai contributi a fondo perduto, afferma Currò, che evidenzia inoltre la necessità di cercare di creare piena collaborazione tra i vari Enti in anticipo, e non a posteriori.

Non solo bonus 1.000 euro: per professionisti e partite IVA c’è il nodo proroga imposte 2020

Se da un lato si resta in attesa dell’attuazione del bonus di 1.000 euro per i professionisti con Cassa, in parallelo si attendono novità sulla spinosa questione della mancata proroga delle imposte sui redditi in scadenza il 20 luglio 2020.

I commercialisti hanno annunciato uno sciopero di categoria il 16 settembre 2020 nel caso in cui dal Governo non arrivassero segnali concreti sull’eliminazione di sanzioni ed interessi per il pagamento entro il 30 settembre 2020.

Il Sottosegretario del M5S Alessio Villarosa ha richiesto un intervento da parte del MEF, ma ad oggi non si segnalano novità. La situazione di incertezza emerge anche dalle parole dell’On. Currò.

La “proroga di fatto” di Irpef ed Ires al 30 settembre 2020 resta una “viva speranza”. Due sono le opportunità: una norma ad hoc di moratoria su sanzioni ed interessi nel decreto agosto o l’inserimento in fase di conversione del decreto semplificazioni.

Una doppia chance per il Governo per rispondere alla richieste delle partite IVA ed evitare le proteste dei commercialisti. Per il momento però non vi è nulla di concreto.

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