Senza la proroga, commercialisti in sciopero il 16 settembre

Rosy D’Elia - Imposte

Senza la proroga al 30 settembre, commercialisti in sciopero: il 16 settembre non verranno inviati i dati delle Lipe all'Agenzia delle Entrate. Le 9 sigle sindacali di categoria durante la conferenza stampa del 21 luglio 2020 al Senato annunciano “azioni forti”.

Senza la proroga, commercialisti in sciopero il 16 settembre

Senza la proroga al 30 settembre, commercialisti in sciopero, o per meglio dire in astensione collettiva. Ma al di là della definizione tecnica, le associazioni di categoria, annunciano “azioni forti”. A farsene portavoce è Marco Cuchel durante la conferenza stampa del 21 luglio 2020 che si è tenuta presso il Senato.

Il 16 settembre non saranno inviate i dati delle liquidazioni periodiche IVA all’Agenzia delle Entrate.

Un segnale di protesta per accendere i riflettori su due questioni importanti: la difficoltà dei contribuenti a rispettare le scadenze fiscali in un momento di emergenza economica e la necessità di dare maggiore ascolto ai commercialisti, in prima linea nel supporto ai cittadini sugli adempimenti, che da mesi richiedono un rinvio dei termini per i versamenti delle imposte sui redditi.

Senza la proroga al 30 settembre, commercialisti in sciopero il 16 settembre

Il veto del MEF sulla proroga al 30 settembre delle imposte sui redditi è stata “la goccia che ha fatto traboccare il vaso”, sottolinea Andrea De Bertoldi, senatore di Fratelli di Italia, promotore della conferenza stampa organizzata dalle nove sigle sindacali dei commercialisti, (ADC, AIDC, ANC, ANDOC, FIDDOC, SIC, UNAGRACO, UNGDCEC, UNICO).

“Abbiamo chiesto una proroga delle scadenze fiscali e non solo abbiamo ricevuto no, ma un no quasi gioiso. Questo è quello che mi ha più preoccupato”.

Afferma in apertura il Senatore, e spiega che l’origine della protesta in realtà arriva da lontano e ha una portata molto più ampia rispetto al singolo appuntamento con il versamento delle imposte.

“Le proteste della categoria derivano da tante situazioni di non corretto confronto e riconoscimento del ruolo dei professionisti.

L’insoddisfazione della categoria nasce anche dall’esclusione dei professionisti dai contributi a fondo perduto, un leit motiv negli interventi dei presenti.

Ma Massimo Miani, presidente del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, che ha richiesto fino all’ultimo un rinvio dei termini con una lettera al premier Giuseppe Conte e al ministro dell’Economia e delle Finanze, ci tiene a sottolineare un aspetto:

“Non è il disagio dei commercialisti, è il disagio anche dei commercialisti. Stiamo portando avanti interessi che non sono personali, ma sono gli interessi del mondo delle imprese e dei nostri clienti. Purtroppo questo non è tenuto in considerazione”.

Commercialisti in sciopero il 16 settembre: non saranno inviati i dati delle Lipe

La mancata proroga al 30 settembre delle imposte è l’esempio delle richieste che rimangono inascoltate.

Ieri, 20 luglio, sono scaduti i termini per i versamenti dopo lo slittamento previsto dal DPCM del 27 giugno 2020, a tre giorni dalla scadenza ordinaria.

La necessitò di una proroga “non è certo un capriccio dei commercialisti o delle imprese, ma è un dato di fatto. Siamo sfiniti dagli adempimenti in un momento in cui l’economia del paese è allo stremo”, sottolinea Marco Cuchel, presidente dell’Associazione Nazionale Commercialisti.

E continua:

“Il rinvio al 30 settembre che avevamo chiesto ci sembrava un atto dovuto. Da più parti era emerso che doveva essere una proroga ponte. Chiaramente una proroga di 20 giorni è offensiva.

La notizia del veto del MEF sulla possibilità di una proroga è arrivata durante l’interrogazione parlamentare del 16 luglio 2020. La ragione? Uno spostamento dei termini “inciderebbe sull’elaborazione delle previsioni delle imposte autoliquidate della Nota di Aggiornamento del DEF”.

Una motivazione debole per le associazioni di categoria: la nota di aggiornamento al DEF c’era anche l’anno scorso, sottolinea Cuchel.

“Crediamo ci debba essere un cambio di rotta, maggiore coinvolgimento, speriamo che nell’ambito della riforma fiscale ci possa essere l’opportunità di dare le nostre proposte”.

In ogni caso, senza un intervento sul calendario fiscale, ad esempio eliminando interessi e sanzioni, i commercialisti annunciano “azioni forti” .

Un primo esempio?

Non inviare i dati fiscali, di cui l’amministrazione finanziaria ha sete, come associazione abbiamo deciso di alzare i toni. Partendo dal 16 settembre con le liquidazioni periodiche IVA del secondo trimestre 2020”.

In sala esponenti di diversi partiti di maggioranza e opposizione, tutti d’accordo sulla necessità di un maggiore dialogo. Non resta, però, che far seguire le parole ai fatti.

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