PIL 2021, dati Istat: aumento del 6,6 per cento dopo il calo del 9 per cento del 2020

Tommaso Gavi - Fisco

Il PIL del 2021 è aumentato di circa il 6,6 per cento. I dati sono stati forniti dal rapporto Istat pubblicato il 1° marzo 2022. I risultati, per il MEF, rappresentano “una solida base per assicurare la continuità della ripresa”. Tuttavia sono molte le incertezze che caratterizzano il 2022.

PIL 2021, dati Istat: aumento del 6,6 per cento dopo il calo del 9 per cento del 2020

Il PIL del 2021 è cresciuto del 6,6 per cento. Lo rende noto l’Istat nel report pubblicato il 1° marzo 2022 e diffuso dal relativo comunicato stampa.

Nel 2020 era stato registrato un calo del 9 per cento. Per il Ministero dell’Economia e delle Finanze il risultato migliore delle previsioni è dovuto al dinamismo del sistema produttivo, alla gestione dell’emergenza sanitaria e alle scelte di politica economica.

La crescita maggiore viene registrata nel settore delle costruzioni, seguito dall’industria e dai servizi.

Nel terziario, a guidare la crescita sono stati il commercio, trasporti, alberghi e ristorazione, le attività professionali, scientifiche e tecniche, amministrative e servizi di supporto e i servizi di informazione e comunicazione.

Tuttavia ai buoni risultati del 2021 si contrappone una situazione piuttosto incerta, anche a causa del rincaro dell’energia e della guerra in Ucraina.

PIL 2021, dati Istat: aumento del 6,6 per cento dopo il calo del 9 per cento del 2020

I dati Istat relativi al PIL del 2021 mostrano una crescita di circa il 6,6 per cento.

Ad evidenziarlo è il rapporto diffuso con il comunicato stampa del 1° marzo 2022.

Istat - Rapporto diffuso il 1° marzo 2022
Anni 2018-2021. Pil e indebitamento AP. Prodotto interno lordo, indebitamento netto e saldo primario delle Amministrazioni pubbliche.

Nel 2021 il prodotto interno lordo ai prezzi di mercato è stato pari a 1.781.221 milioni di euro correnti:

  • rispetto all’anno precedente si registra un aumento del 7,5 per cento;
  • considerando il volume, l’aumento si attesta al 6,6 per cento.

A crescere maggiormente è la domanda interna. Gli investimenti fissi lordi sono aumentati del 17 per cento, mentre i consumi finali nazionali sono saliti del 4,1 per cento.

Sono cresciute in modo significativo anche i flussi con l’estero:

  • le esportazioni di beni e servizi sono salite del 13,3 per cento;
  • le importazioni del 14,5 per cento.

A trainare la crescita è il settore delle costruzioni, che mostra un aumento del 21,3 per cento in cui probabilmente hanno inciso le agevolazioni in campo edilizio.

Il volume dell’industria è salito di quasi 12 punti percentuali, ovvero dell’11,9 per cento.

Le attività collegate ai servizi mostrano un aumento del 4,5 per cento mentre agricoltura, silvicoltura e pesca diminuiscono dello 0,8 per cento.

Nel commento dell’Istat relativo ai dati, si sottolinea quanto di seguito riportato:

“Nel 2021 l’economia italiana ha registrato una crescita di intensità eccezionale per il forte recupero dell’attività produttiva, dopo un 2020 caratterizzato dagli effetti dell’emergenza sanitaria. A trascinare la crescita del Pil (+6,6%) è stata soprattutto la domanda interna, mentre la domanda estera e la variazione delle scorte hanno fornito contributi molto limitati.”

In merito ai dati suddivisi per settore, l’Istituto nazionale di statistica mette in evidenza quanto segue:

“Dal lato dell’offerta di beni e servizi, il valore aggiunto ha segnato crescite marcate, particolarmente nelle attività manifatturiere, nelle costruzioni e in molti comparti del terziario. La crescita dell’attività produttiva si è accompagnata a una espansione dell’input di lavoro e dei redditi.”

I dati sono stati commentati anche dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, che ha definito i risultati del 2021 “una solida base per assicurare la continuità della ripresa”.

PIL 2021, MEF: “una solida base per assicurare la continuità della ripresa”

A commentare i dati diffusi dal report dell’Istat è il comunicato stampa del MEF numero 41 del 1° marzo 2022.

MEF - Comunicato stampa numero 41 del 1° marzo 2022
Risultati 2021 migliori delle previsioni, una solida base per assicurare la continuità della ripresa.

Il MEF sottolinea che:

“Si tratta di risultati nettamente migliori rispetto alle previsioni ufficiali e alle valutazioni delle istituzioni internazionali e degli analisti di mercato. Essi sono stati resi possibili dal dinamismo del sistema produttivo, dall’efficace gestione della crisi sanitaria e da una politica economica che, nel rendere disponibili notevoli risorse a sostegno di famiglie e imprese e al contenimento degli effetti del rincaro dei costi dell’energia, è riuscita a mantenere un’attenta gestione della spesa pubblica.”

A rendere possibile il miglioramento della situazione economica sarebbero stati, quindi:

  • il dinamismo del sistema produttivo;
  • l’efficace gestione della crisi sanitaria;
  • una politica economica che, tra le altre cose, ha mantenuto un’attenta gestione della spesa pubblica.

Tuttavia ai buoni segnali della crescita economica dello scorso anno, si contrappone un quadro attuale segnato dall’incertezza.

Continuano le misure del governo per fronteggiare, ad esempio, il caro energia. Agli interventi previsti per il 1° trimestre del 2021 si sono aggiunti quelli del cosiddetto “decreto bollette 2022”, che è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 1° marzo ed è in vigore da oggi.

A questo si aggiunge il possibile rallentamento del settore edilizio, dovuto in parte anche alla complessità del quadro normativo di riferimento e alle continue novità legislative.

Non ultimo, come messo in evidenza anche dal MEF, l’’inizio della guerra in Ucraina.

In merito ad alcune di queste questioni il comunicato stampa riporta quanto segue:

“Il rincaro dell’energia e la guerra in Ucraina renderanno più incerto e complesso il quadro congiunturale e le prospettive economiche, ma i dati odierni rappresentano una solida base su cui lavorare per assicurare la continuità della ripresa, l’espansione dell’occupazione e il miglioramento dei conti e della finanza pubblica. Si rileva che i dati odierni sul fabbisogno di cassa del settore statale per i primi due mesi dell’anno mostrano un miglioramento di 9,1 miliardi rispetto al primo bimestre del 2021.”

A frenare sarebbero anche le assunzioni di febbraio 2022, come messo in evidenza delle stime del bollettino Excelsior, realizzato da ANPAL e Unioncamere.

Sono stati necessari, in passato, diversi interventi di sostegno economico alle imprese e alle famiglie. Interventi che sono tuttora necessari per favorire la ripresa di alcuni settori economici, particolarmente colpiti dagli effetti dell’emergenza coronavirus.

Nel complesso, la crescita potrebbe essere favorita dai progetti previsti nell’ambito del PNRR. Le nuove assunzioni previste entro il 2026 potrebbero arrivare a 750 mila.

Tuttavia, il proseguimento dello scenario di ripresa è tutt’altro che scontato e dovrà essere confermato successivamente dai dati relativi al 2022.

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