Web Tax 2018, credito d’imposta per rimborsi alle imprese italiane

Web Tax 2018, in arrivo un credito d'imposta per le imprese italiane. L'obiettivo è di evitare la doppia imposizione per chi effettua attività di prestazioni di servizi online.

Web Tax 2018, credito d'imposta per rimborsi alle imprese italiane

Web Tax 2018, credito d’imposta per le imprese italiane.

La novità, che sarà proposta con un emendamento alla Legge di Bilancio 2018, ha l’obiettivo di evitare la doppia imposizione per le imprese italiane. Si avrà diritto ad un rimborso fiscale nella forma di credito d’imposta pari al 6%.

È questa una delle ipotesi di modifica all’emendamento dell’On. Mucchetti del PD, che chiede di estendere la web tax al 6% alle imprese residenti e a quelle non residenti. L’aliquota fissa si andrebbe ad applicare ai ricavi prodotti da attività digitali dematerializzate.

L’estensione della web tax al 6% anche alle imprese residenti o con stabile organizzazione in Italia comporterebbe, tuttavia, una doppia tassazione. La soluzione è quella di introdurre un credito d’imposta pari all’importo delle imposte pagate.

La road map disegnata dall’emendamento in Legge di Bilancio 2018 prevede l’introduzione della web tax al 6% a partire dal 1° luglio 2018; entro il mese di giugno sarà il MEF a stabilire quali sono le imprese che potranno richiedere il rimborso e quali i soggetti che saranno tenuti a pagare la web tax.

Web Tax 2018, credito d’imposta per rimborsi alle imprese italiane

L’obiettivo è evitare che le imprese italiane si trovino a pagare due volte le imposte sugli stessi ricavi. È questo il motivo per il quale il Governo sta lavorando per modificare e integrare l’emendamento n. 88.0.1 presentato dal senatore del PD Massimo Mucchetti.

Secondo quanto previsto dall’emendamento, la web tax al 6% si applicherebbe, a partire dal 1° luglio 2018, alle attività pienamente dematerializzate di imprese residenti o con stabile organizzazione in Italia e a quelle non residenti.

Un’estensione prevista al fine di evitare una bocciatura della web tax da parte dell’UE per possibili aiuti di Stato, che comporterebbe per le imprese che già risiedono in Italia o per quelle con stabile organizzazione un doppio pagamento d’imposta.

Sono due le opzioni: oltre al credito d’imposta del 6% da usare in compensazione, si sta valutando anche la possibilità per le imprese residenti o con stabile organizzazione di introdurre la possibilità di una detrazione d’imposta.

Web Tax dal 1° luglio 2018: chi paga? Ecco a quali ricavi si applica

Per la prima volta da tre-quattro anni, sono ottimista”, dichiara l’On. Mucchetti, firmatario dell’emendamento che punta ad introdurre una norma per tassare i giganti del web e per porre un freno a pratiche elusive.

La web tax potrebbe portare a regime un miliardo di maggiori entrate per le casse dello Stato: stando a quanto previsto dall’emendamento in Legge di Bilancio 2018, a pagare sarebbero i ricavi delle imprese che effettuano “attività pienamente dematerializzate”.

L’individuazione dei soggetti tenuti a pagare la web tax sarà subordinata all’emanazione di apposito decreto da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze, da emanarsi entro il 1° luglio 2018, data dell’entrata in vigore dell’imposta al 6%.

L’emendamento prevede che l’individuazione delle attività pienamente dematerializzate dovrà tener conto della presenza di utilizzo di:

piattaforme digitali, applicazioni digitali, database, marketplace magazzini virtuali, ovvero l’offerta di motori di ricerca o di servizi digitali quali servizi pubblicitari su siti web o su un’applicazione digitale, la raccolta di dati”.

Come funziona

In base a quanto previsto dall’emendamento in Legge di Bilancio 2018, la web tax al 6% si applicherà, a partire dal 1° luglio:

al momento del pagamento del corrispettivo in qualunque forma venga eseguito. Il percettore del corrispettivo è tenuto a fornire la provvista perché il debitore, possa eseguire, per suo conto, il versamento della stessa ovvero, in mancanza di detta provvista, consentendo al medesima di trattenere un ammontare, pari all’imposta dovuta

L’identificazione delle imprese non residenti dovrà essere effettuata dagli intermediari finanziari che effettuano, per conto di propri clienti, pagamenti verso tali soggetti.

Per i soggetti residenti in UE che non sono in possesso di codice fiscale dovrà essere assunto il numero di partita Iva. Per i soggetti residenti fuori della Unione europea che non sono in possesso del numero di codice fiscale, l’Intermediario Finanziario incaricato del pagamento deve:

  • attribuire al non residente extracomunitario un codice identificativo provvisorio;
  • comunicare al medesima il codice identificativo provvisorio informandolo che l’obbligo di utilizzare detto codice in tutte le eventuali relazioni intrattenute con altri Intermediari finanziari;
  • comunicare contestualmente all’Anagrafe Tributaria ed all’Agenzia delle Entrate l’attribuzione del codice identificativo provvisorio

I soggetti non residenti senza stabile organizzazione che, nel corso del semestre, effettuino un numero di operazioni maggiore a 1.500 di importo complessivo superiore a 1,5 milioni di euro saranno richiamati dall’Agenzia delle Entrate e dovranno rispondere sulla propria posizione fiscale in contraddittorio secondo quanto previsto dall’art. 41 del DPR 600/73.

Nel caso di mancato versamento della web tax si applicano le sanzioni amministrative previste dai decreti del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, nn. 600 e 602, che vanno dal 120 al 240% con un minimo di 250 euro e dal 90 al 180% nel caso di versamento di importo inferiore a quanto dovuto con un minimo di 250 euro.

Chi non paga la web tax

Sulla base di quanto previsto dall’emendamento, non si dovrà pagare la web tax del 6%:

  • se il corrispettivo è di importo unitario inferiore a 30 euro;
  • nei rapporti fra soggetti che producono reddito d’impresa, ivi inclusi i rapporti che intercorrono con stabili organizzazioni nel territorio dello Stato di soggetti non residenti;
  • se il debitore è una persona fisica che non esercita attività imprenditoriale.

La web tax prevista dalla Legge di Bilancio 2018, si ricorda, dovrà superare il vaglio del Parlamento prima di entrare in vigore. L’obiettivo è “riportare un po’ di decenza”, dichiara Mucchetti, ponendo fine alle pratiche elusive di giganti del web come Google, Facebook, Booking, Apple che offrono servizi pienamente dematerializzati.