Collegare il POS alla cassa: operazione semplice, ma “pesante”

Rosy D’Elia - Fisco

Pagamenti e scontrini elettronici viaggiano insieme per favorire i controlli fiscali grazie al collegamento tra POS e cassa. L'operazione è semplice, ma per molti e molte appesantisce le attività

Collegare il POS alla cassa: operazione semplice, ma “pesante”

Con il debutto del nuovo servizio online per stabilire il collegamento tra POS e cassa, il 5 marzo, gli esercenti nelle prossime settimane dovranno adeguarsi alla novità prevista dalla Manovra 2025.

I dati dei pagamenti e degli scontrini elettronici diventano inseparabili per favorire i controlli dell’Agenzia delle Entrate.

L’operazione, soprattutto per i casi più lineari, si conclude in pochi clic. Tutti d’accordo sulla semplicità di questo nuovo adempimento. Ma lettori e lettrici si dividono sulla percezione della nuova regola.

Collegare il POS alla cassa per favorire i controlli: ennesimo adempimento o efficace antievasione?

Tra coloro che hanno partecipato al sondaggio sul tema tramite le pagine del giornale la maggioranza è schiacciante: per l’80 per cento l’abbinamento degli strumenti utilizzati per pagamenti e scontrini elettronici è un modo per appesantire ulteriormente la gestione delle attività.

Più equilibrata, ma di segno opposto, invece è la posizione di coloro che si sono espressi sul tema sulla pagina Linkedin. L’indagine tramite social ha visto una partecipazione più bassa di lettrici e lettori che, però, hanno evidenziato nella maggior parte dei casi l’importanza della novità in un’ottica di contrasto all’evasione.

L’obbligo di collegamento tra POS e cassa nasce proprio con questo scopo e con l’obiettivo dichiarato nelle relazioni tecniche che hanno accompagnato la Manovra 2025 di recuperare 50 milioni di euro a partire da quest’anno.

L’importanza strategica in questo senso della novità è stata sottolineata anche nell’atto di indirizzo delle politiche fiscali 2026-2028 firmato dal Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti:

“Sarà assicurata, inoltre, una maggiore frequenza dei controlli sostanziali in tema di IVA e imposte dirette, soprattutto per le tipologie di attività a maggior rischio di evasione, utilizzando in chiave predittiva, anche in ottica di valutazione delle prospettive di effettivo recupero delle somme evase, i dati e le informazioni a disposizione dell’Amministrazione finanziaria, tra i quali, i dati delle fatture elettroniche emesse e ricevute, i movimenti risultanti dall’Anagrafe dei rapporti finanziari e dai pagamenti elettronici, nonché i corrispettivi comunicati telematicamente, anche alla luce dell’obbligo di collegamento tra le informazioni derivanti dai pagamenti elettronici e dalla registrazione dei corrispettivi (c.d. transato elettronico).”

Collegamento tra POS e cassa: il “costo” per gli esercenti

Dal flusso coordinato di dati su pagamenti e scontrini elettronici ci si aspetta un vantaggio doppio.

Da un lato il collegamento tra POS e cassa renderà “maggiormente integrati il processo di certificazione fiscale (memorizzazione e trasmissione dei corrispettivi) e quello di pagamento elettronico, facendo emergere in modo puntuale l’eventuale incoerenza tra incassi e scontrini emessi”, come ha sottolineato anche il dossier sulla Manovra 2025.

Dall’altro, l’unione dei dati che derivano da pagamenti e scontrini elettronici dovrebbe tutelare le stesse attività, limitando al minimo anche gli errori dell’Amministrazione finanziaria.

Negli anni scorsi, infatti, alcune partite IVA hanno ricevuto lettere di compliance con richieste di somme importanti per mettersi in regola nate proprio da comunicazioni errate.

Allo stesso tempo a fronte di vantaggi condivisi, gli impegni e i rischi, come le eventuali sanzioni fino a 4.000 euro, sono tutti nelle mani degli esercenti.

E se è vero che il collegamento si realizza con una operazione relativamente semplice e a costo zero, come ha sottolineato più volte il direttore delle Entrate Vincenzo Carbone, è altrettanto vero che la novità si aggiunge alla lunga lista di adempimenti già previsti per le attività, come hanno evidenziato tanti lettori e tante lettrici.

E infatti sebbene la piena integrazione degli strumenti non richieda una gestione periodica, anche dopo questa prima tornata di abbinamenti da effettuare entro la scadenza del 20 aprile, gli esercenti restano tenuti a comunicare all’Agenzia delle Entrate qualsiasi novità o variazione sull’utilizzo dei POS.

Periodo di riferimentoScadenza per il collegamento
Fase transitoria: strumenti già in uso al 1° gennaio 2026 o utilizzati tra l’1 e il 31 gennaio 2026 Entro 45 giorni dalla data di messa a disposizione del servizio online
A regime: prima associazione di nuovi strumenti o eventuali variazioni successive A partire dal 6° giorno del 2° mese successivo alla data di effettiva disponibilità dello strumento ed entro l’ultimo giorno lavorativo dello stesso mese

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