Il TFR è parte della retribuzione ma, invece di essere erogato mese per mese, viene accantonato e pagato a conclusione del rapporto di lavoro. È possibile ottenerlo in busta paga? Un'analisi delle regole
Il TFR è parte della retribuzione mensile spettante al lavoratore.
Ogni mese, oltre allo stipendio, i lavoratori dipendenti del pubblico e del privato, così come i lavoratori domestici, maturano una quota di retribuzione ulteriore, che non è però pagata nell’immediato.
Il trattamento è ricononosciuto a conclusione del rapporto di lavoro, con la possibilità per i dipendenti assunti da almeno 8 anni presso la stessa azienda di richiedere un anticipo del 70 per cento delle somme maturate.
L’anticipo è l’unica via per ottenere parte del TFR prima dei tempi ordinari. Non è invece più possibile il pagamento in busta paga mensilmente.
Su questo aspetto è utile soffermarsi, alla luce dei numerosi dubbi in merito e dei recenti chiarimenti forniti dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro.
TFR, un “tesoretto” che matura mese per mese
Il TFR corrisponde all’incirca a uno stipendio aggiuntivo per ciascun anno. Secondo quanto previsto dall’articolo 2120 del Codice Civile, il calcolo si effettua sommando per ciascun anno di servizio un importo pari alla retribuzione dell’anno, divisa per 13,5.
A titolo di esempio, ipotizzando un dipendenti con retribuzione annua pari a 20.000 euro, il trattamento di fine rapporto per l’intero periodo ammonterà a 1.480 euro circa.
Il TFR matura mensilmente, come quota di “retribuzione differita”, e può essere destinato a un fondo pensione o lasciato in azienda, che dovrà a sua volta accantonarlo nel bilancio aziendale o versarlo al Fondo di Tesoreria INPS.
Si tratta in sostanza di una sorta di “provvista” che si accumula mese per mese, anno per anno, e che viene successivamente erogata dall’azienda (o dall’INPS) a conclusione del rapporto di lavoro. In caso di destinazione a un fondo pensione, sarà erogato al momento del pensionamento come rendita o capitale.
TFR in busta paga, solo una volta e non ogni mese
Capire cos’è il TFR, come matura e come si gestisce è utile per inquadrare la questione del pagamento mensile in busta paga.
Vale la pena specificare sin da subito che no, non è possibile ottenere le quote maturate ogni mese insieme allo stipendio. A chiarirlo è stato l’Ispettorato Nazionale del Lavoro, con la nota n. 616 pubblicata il 3 aprile 2025.
Il motivo è chiaro: non si può snaturare la logica del TFR, introdotto e disciplinato per assicurare al lavoratore un supporto economico al termine del rapporto di lavoro.
Il lavoratore potrà esclusivamente ottenere un anticipo fino al 70 per cento del TFR maturato, dopo 8 anni di lavoro e una sola volta nel corso del rapporto lavorativo.
Se il CCNL applicato prevede condizioni di maggior favore, l’anticipo potrà essere richiesto secondo i criteri specifici previsti per la propria categoria.
I patti collettivi o individuali non possono però portare a un automatico trasferimento in busta paga del rateo mensile.
TFR in busta paga, una sperimentazione limitata nel tempo
Chiedersi se il TFR possa o meno essere riconosciuto mese per mese in busta paga non deriva in realtà solo da una errata interpretazione della norma, bensì da una regola che in passato ha effettivamente permesso ai lavoratori di ottenere il rateo assieme allo stipendio.
Le Legge n. 190/2014 ha infatti previsto un periodo sperimentale, applicato alle paghe dal 1° marzo 2015 al 30 giugno 2018, nel corso del quale il lavoratore aveva la possibilità di richiedere all’azienda di corrispondere il trattamento di fine servizio mensilmente.
Una sorta di anticipo del 100 per cento, applicato in via opzionale ai dipendenti di aziende private, escluso settore agricolo e lavoro domestico.
La sperimentazione non è stata però estesa. Resta quindi il “veto” per i datori di lavoro al pagamento delle somme in busta paga, fuori dalle ipotesi di anticipo parziale.
Il TFR pagato in busta paga è normale retribuzione
Chiarito quindi il divieto, cosa comporta l’erogazione del TFR in busta paga?
Per l’Ispettorato Nazionale del Lavoro le somme costituiscono una “maggiore retribuzione assoggettata all’obbligazione contributiva”: in sostanza, una parte dell’ordinario stipendio, sul quale bisognerà versare i contributi in via ordinaria.
Per le aziende che continuano ad adottare una prassi ormai evidentemente illegittima è bene prestare attenzione e mettersi in regola. In che modo?
Stoppando il pagamento dei ratei del TFR in busta paga e accantonando le quote di TFR illegittimamente anticipate.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: TFR in busta paga: è possibile?