SURE, MES e una panoramica degli interventi europei per le imprese: l’intervista a P. De Luca

Tommaso Gavi - Lavoro

SURE, MES e misure europee a sostegno dell'occupazione, dei lavoratori e delle imprese. Questo è il filo conduttore dell'intervista a Piero De Luca, deputato PD e capogruppo in Commissione Politiche dell'Unione Europea della Camera del 6 novembre 2020. La diretta si inserisce in un ciclo di approfondimenti della redazione sui temi del Fisco e del lavoro.

SURE, MES e una panoramica degli interventi europei per le imprese: l'intervista a P. De Luca

SURE e MES sono due dei possibili interventi a livello europeo per sostenere l’occupazione e supportare imprese e lavoratori.

Nell’intervista-approfondimento di Informazione Fiscale all’Avvocato Piero De Luca, deputato PD e capogruppo in Commissione Politiche dell’Unione Europea della Camera, si fa il punto della situazione sulle azioni messe in campo dall’UE.

Il dialogo in diretta streaming sul canale You Tube del 6 novembre 2020 ha spaziato dalle misure messe in campo per far fronte all’emergenza coronavirus agli interventi di più lungo periodo, possibili ad esempio grazie al piano Next Generation EU.

SURE, MES e le altre misure europee nell’intervista a Piero De Luca

I fondi SURE, il MES ed altri interventi europei sono i temi affrontati nell’intervista a Piero De Luca, deputato PD e capogruppo in Commissione Politiche dell’Unione Europea della Camera.

Nella diretta sul canale You Tube di Informazione Fiscale del 6 novembre 2020 si fa il punto sulle diverse linee di finanziamento europee, dirette ed indirette.

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Tra le prime ci sono le misure messe in campo dalla Commissione europea a favore di imprese e associazioni.

Le seconde consistono invece in fondi di coesione e fondi strutturali europei.

Tra questi ultimi ci sono:

  • il fondo europeo per lo sviluppo economico;
  • il fondo sociale europeo;
  • il fondo di coesione.

Misure che mirano ad offrire fondi utili per il territorio. Per sostenere l’occupazione e finanziare le misure di cassa integrazione e gli ammortizzatori sociali è stato previsto il SURE, un meccanismo di assicurazione contro la disoccupazione ciclica in Europa.

I primi interventi europei sono stati, a parere del deputato Piero de Luca:

“Misure che hanno consentito di aumentare la spesa pubblica da parte degli Stati membri per sostenere le proprie comunità e le proprie economie.”

Tra tali misure il capogruppo in Commissione Politiche dell’Unione Europea della Camera cita:

  • la sospensione del patto di stabilità e crescita, che ha liberato quasi 100 miliardi di euro a favore di famiglie, lavoratori e imprese;
  • le norme sugli aiuti di stato, che hanno permesso gli interventi del decreto Liquidità sui prestiti alle imprese;
  • l’utilizzo dei fondi strutturali europei, quantificabili in 11 miliardi di euro;
  • le misure del quantitative easing con cui la BCE ha messo a disposizione 1300 miliardi di euro per l’acquisto del debito pubblico, al fine di evitare l’aumento dello spread e garantire la stabilità economica.

Ci sono poi gli interventi di protezione per il lavoro, i fondi SURE, che ammontano a 100 miliardi di euro. Tra questi 27 sarebbero dedicati all’Italia, dei quali i primi 10 sono arrivati con la prima tranche di aiuti.

Infine c’è il sostegno alla liquidità da parte della BEI, che mette a disposizione 200 miliardi di euro a favore delle imprese.

Il MES, meccanismo europeo di stabilità: vantaggi e svantaggi

Nella panoramica sugli strumenti europei di sostegno all’economia, non è mancato uno spazio per il MES, meccanismo europeo di stabilità.

Sul tema De Luca si è mostrato completamente favorevole all’utilizzo dei fondi per le spese e gli investimenti nel comparto sanitario.

Nel complesso sarebbero mobilitati 240 miliardi di euro, 36 o 37 dei quali potrebbero essere richiesti dall’Italia.

Sul tema il deputato PD richiama la necessità di un’“operazione di verità”.

L’intervistato dichiara quanto segue:

Non vi sono, allo stato attuale, per come è costruita questa linea di credito sanitaria, nessuna condizionalità, nessun vincolo, nessuna sorveglianza rafforzata, nessun obbligo di ristrutturazione del debito, nessun intervento della troika è previsto.

De Luca dichiara che in 10 anni si potrebbero risparmiare 3 miliardi di euro, circa 300 milioni di euro all’anno.

Il deputato PD aggiunge:

Vi è un’unica condizionalità: quella di utilizzare queste risorse per spese e investimenti di natura sanitaria.

L’impegno europeo per il futuro: il Next Generation EU

Oltre agli interventi sul presente e sull’emergenza coronavirus, l’approfondimento di Informazione Fiscale si è concentrato sul piano di ripresa economica per il 2021-2026.

In questo ambito l’intervista ha avuto un focus sul Next Generatio EU, un fondo per il rilancio e la ripresa economica degli Stati, finanziato attraverso l’emissione di eurobond, titoli di debito comune europeo.

A riguardo De Luca dichiara:

È la prima volta che gli Stati europei decidono di mettere in comune i rischi e le responsabilità legate al rilancio economico dell’intera Unione europea.

Un punto di forza della misura, secondo il deputato PD, risiede nella composizione stessa delle risorse economiche: il fondo da 750 miliardi di euro è diviso in 390 miliardi di euro di contributi a fondo perduto e 360 miliardi di euro per prestiti.

L’Italia avrebbe diritto al 28% circa delle risorse con l’obbligo tassativo di presentare tutti i progetti entro il 2023 e metterli in atto entro il 2026.

Le misure che possono essere messe in campo con tali fondi riguardano i seguenti ambiti:

  • transizione ambientale e sostenibilità energetica, con misure di mobilità sostenibile ed efficientamento energetico, economia circolare e lotta contro il dissesto idrogeologico;
  • digitalizzazione, con interventi a favore della Pubblica Amministrazione e dei servizi pubblici e il potenziamento della connessione internet (nell’ottica di permettere la didattica a distanza e lo smart working);
  • coesione sociale, territoriale ed economica, con interventi sulla scuola, la ricerca, la formazione e la sanità.

Tassazione comune all’interno dell’UE: corporate tax, web tax e digital tax

Oltre agli interventi relativi al contesto emergenziale, nell’intervista di Informazione Fiscale del 6 novembre 2020 è stato affrontato anche il tema di una possibile tassazione comune all’interno dell’Unione Europea e le conseguenze per le imprese.

Il deputato De Luca sottolinea l’esigenza di nuove forme fiscali di finanziamento europeo e la necessità di rafforzare l’impatto delle politiche europee in diversi settori, tra i quali:

  • sicurezza;
  • investimenti infrastrutturali;
  • ricerca medica.

Tra le possibili misure c’è quella di una corporate tax, un’imposta sulle società con una base imponibile consolidata comune a livello comunitario, al 3%.

Tale misura eviterebbe il dumping fiscale, l’abbassamento della tassazione da parte di uno stato per rendere gli investimenti delle imprese più appetibili all’interno del territorio dello stesso.

Sulla stessa linea di intervento si porrebbero altre due misure: la web tax e la digital tax.

L’imposta sulle transazioni finanziarie e quella nei confronti dei giganti del web aumenterebbero le risorse europee da destinare a favore delle imprese.

Unione europea: le politiche e l’opinione pubblica

Nella parte finale dell’intervista, protagonista è stata la comunicazione della Commissione europea.

Verso la fine di ottobre, la stessa Commissione aveva evidenziato la necessità aumentare l’efficacia della comunicazione per rispondere prontamente alla nuova fase di emergenza.

A riguardo De Luca richiama l’esigenza di valorizzare le politiche dell’Unione europea nell’opinione pubblica.

A parere dell’intervistato le risposte talvolta tardive di Bruxelles e la rigidità a livello economico del patto di stabilità, il ritardo nelle misure di sicurezza comuni e le politiche sulla gestione dei fenomeni migratori hanno alimentato un clima di sfiducia nei confronti dell’UE.

De Luca sottolinea poi i risultati ottenuti dall’Unione dal secondo dopoguerra:

  • stabilità;
  • crescita;
  • pace.

Secondo De Luca occorre mettere in campo una grande opera di comunicazione pubblica che faccia capire l’importanza degli interventi e degli investimenti messi in campo sono resi possibili grazie alle risorse europee, rafforzando il processo di integrazione.

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