Decreto Ristori, già assegnati alle scuole i fondi per la Didattica digitale

Stefano Paterna - Scuola

Decreto Ristori, già assegnati gli 85 milioni di euro alle scuole per le lezioni a distanza. Le risorse vengono distribuite alle scuole in base al numero degli studenti e alla condizione sociale, economica e culturale delle famiglie di appartenenza misurate dall'indicatore Ocse Escs. Lombardia, Campania e Sicilia sono le tre regioni a ricevere più fondi.

Decreto Ristori, già assegnati alle scuole i fondi per la Didattica digitale

Didattica digitale integrata, sono già stati assegnati alle scuole dal Ministero dell’Istruzione gli 85 milioni di euro stanziati nel recente Decreto Ristori.

Il provvedimento che consente la distribuzione delle risorse per le lezioni a distanza è stato firmato il 2 novembre dal ministro competente Lucia Azzolina.

Questi fondi saranno utilizzati dagli istituti per l’acquisto di dispositivi informatici e strumenti per la connessione, in modo da garantire l’accesso alle lezioni a distanza anche agli studenti che ne siano privi in famiglia. La formula con la quale questa strumentazione verrà ceduta ai ragazzi è quella del comodato d’uso.

Il decreto di assegnazione è divenuto tanto più urgente, in considerazione delle misure di contenimento della pandemia di Coronavirus che verranno emesse a breve dalla Presidenza del consiglio e che dovrebbero prevedere la didattica a distanza al 100% per le scuole superiori.

Decreto Ristori, già assegnati alle scuole i fondi per la Didattica digitale: i criteri per la distribuzione

Il ministero dell’Istruzione ha anche reso noto che la distribuzione delle risorse previste dal decreto Ristori è stata effettuata in base al numero degli alunni di ogni scuola e all’indicatore Ocse Escs che permette di privilegiare le realtà scolastiche con maggiore disagio socio-economico e minore presenza di dotazioni informatiche, a partire dalle condizioni di vita delle famiglie degli alunni.

Peraltro, l’impiego di questo indicatore statistico non è una novità perché è stato impiegato anche in marzo per i fondi assegnati per la Didattica digitale dal decreto “Cura Italia” e anche in quel caso si trattava di 85 milioni di euro che avevano permesso di acquistare 432.330 dispositivi e attivare oltre 100.000 connessioni.

Come già reso noto qualche giorno fa dalla Azzolina le attuali risorse permetteranno invece di acquistare in aggiunta più di 200.000 dispositivi e attivare oltre 100.000 connessioni.

In una nota il ministero di Viale Trastevere ha anche reso noto la ripartizione regionale degli 85 milioni di euro:

  • Abruzzo 1.884.794,63 euro;
  • Basilicata 1.088.222,83 euro;
  • Calabria 3.595.958,80 euro;
  • Campania 10.644.051,87 euro;
  • Emilia-Romagna 5.516.393,71 euro;
  • Friuli Venezia Giulia 1.597.160,68 euro;
  • Lazio 7.330.997,89 euro;
  • Liguria 1.825.017,64 euro;
  • Lombardia 12.210.621,80 euro;
  • Marche 2.286.947,32 euro;
  • Molise 481.312,60 euro;
  • Piemonte 5.624.162,80 euro;
  • Puglia 6.695.778,25 euro;
  • Sardegna 2.808.166,38 euro;
  • Sicilia 9.097.145,71 euro;
  • Toscana 4.833.369,38 euro;
  • Umbria 1.269.978,81 euro;
  • Veneto 6.209.918,90 euro;
  • Totale 85.000.000,00 euro.

Gli appelli a non arrendersi alla Didattica a distanza

A detta del Ministero dell’Istruzione ulteriori risorse verranno messe a disposizione per la dotazione informatica delle scuole tramite specifici avvisi finanziati dai Pon, i Programmi operativi nazionali a disposizione del dicastero guidato dalla Azzolina e di derivazione europea, oltre che dal recente decreto di 3,6 milioni di euro del ministro che era specificamente destinato alle scuole superiori di II grado.

Tuttavia, bisogna registrare gli appelli a non rinunciare alla didattica in presenza, appelli che di recente provenivano dalla stessa Azzolina impegnata a contrastare le pressioni delle Regioni indirizzate a chiudere al più presto le attività scolastiche, dato il diffondersi del COVID-19.

“Tenere le scuole aperte” - scriveva il 31 ottobre in un post su Facebook il ministro dell’Istruzione - “significa aiutare le fasce più deboli della popolazione. Significa contrastare l’aumento delle disuguaglianze, un effetto purtroppo già in corso, a causa della pandemia. Significa tutelare gli studenti, ma anche tante donne, tante mamme, che rischiano di pagare un prezzo altissimo”.

In questo stesso senso sembra ora muoversi anche una nota della Cgil sulle nuove misure anti-COVID che ricordando i fenomeni di dispersione scolastica prodotti dal “lockdown” di marzo riporta le parole della vicesegretaria generale della Cgil Gianna Fracassi e del segretario generale della FLC Francesco Sinopoli:

“...è necessario coniugare la tutela della salute e il contrasto alla diffusione del virus con misure straordinarie per garantire a tutti il diritto all’istruzione. Sarebbe inaccettabile non trovare nelle prossime settimane una soluzione che consenta di riprendere la didattica in presenza, almeno per una parte dell’orario scolastico”.

Insomma, la scuola pubblica non può vivere di sola Didattica digitale.

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