L'iter per richiedere la proroga dello split payment è stato avviato e dovrà concludersi con il via libera delle istituzioni europee. Il meccanismo, ritenuto efficace nel contrasto all’evasione fiscale, è attualmente in vigore fino al 30 giugno 2026
Split payment verso il rinnovo per altri tre anni.
Nel corso del question time del 17 giugno alla Camera, la sottosegretaria al Ministero dell’Economia e delle Finanze Sandra Savino ha annunciato che la Commissione europea ha adottato la proposta di deroga richiesta dall’Italia per estendere oltre il 30 giugno 2026 la scissione dei pagamenti IVA.
La palla passa ora al Consiglio, chiamato a confermare questa misura “ritenuta particolarmente efficace quale immediato strumento di contrasto all’evasione fiscale”, come evidenziato nell’interrogazione.
Split payment IVA: comprovata efficacia dello strumento
Nella sua risposta, la sottosegretaria ha ribadito che lo split payment è stato negli anni uno strumento particolarmente efficace nel contrasto all’evasione fiscale, posizionandosi come “garanzia” nel versamento dell’IVA, favorendo il rispetto degli obblighi fiscali e integrandosi con altri strumenti di controllo, come la fatturazione elettronica.
Proprio sulla base di questi risultati l’Italia ha già ottenuto in passato l’autorizzazione a prorogare la misura.
Con la Decisione di Esecuzione (UE) 2017/784 del Consiglio, lo split payment è stato autorizzato fino al 30 giugno 2020. La misura è stata, poi, prorogata con la Decisione di esecuzione numero 2023/1552, fino al 30 giugno 2026.
Un ulteriore rinnovo sarebbe giustificato dalla “comprovata efficacia dello strumento”.
La sottosegretaria Savino ha confermato che la richiesta di proroga è stata inoltrata alle istituzioni europee il 1° ottobre 2025, e proprio nella giornata di ieri la Commissione ha sottoposto la proposta di deroga al Consiglio, da cui si attende l’approvazione definitiva.
Split payment: eccezione alla disciplina ordinaria
Lo split payment, introdotto dalla legge n. 190 del 2014, è il meccanismo della scissione dei pagamenti o pagamenti divisi nei rapporti con la Pubblica Amministrazione.
Il sistema prevede infatti che l’IVA relativa agli acquisti effettuati da Pubbliche Amministrazioni venga versata dall’acquirente, anziché dal fornitore, facendo sì che affluisca direttamente nelle casse dello Stato.
L’obbligo di applicare la scissione dei pagamenti riguarda, oltre alla PA, una serie di enti e società ad alta affidabilità fiscale individuati dall’articolo 17-ter del DPR n. 633/1972.
Tra questi rientrano gli enti pubblici economici nazionali, regionali e locali, le fondazioni e società partecipate da amministrazioni pubbliche per almeno il 70 per cento, le società controllate dalla Presidenza del Consiglio o dai Ministeri e le società controllate direttamente o indirettamente da amministrazioni pubbliche.
Restano invece esclusi i contribuenti in regime forfettario e dei minimi, i professionisti che applicano la ritenuta d’acconto e i soggetti che operano in reverse charge, per i quali l’IVA è già a carico del committente.
Proroga split payment: in attesa del via libera definitivo
L’ultima parola sulla nuova proroga chiesta dall’Italia per lo split payment spetta ora al Consiglio.
Nel documento elaborato, la Commissione propone l’approvazione della deroga fino al 30 giugno 2029, anziché al 31 dicembre 2029, come inizialmente richiesto dall’Italia.
Resta da attendere la conferma ufficiale, ma il percorso per il mantenimento dello split payment sembra avviato.
In mancanza del via libera europeo, dal 1° luglio 2026 i fornitori della PA tornerebbero ad applicare le regole del regime IVA ordinario.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Split payment verso la proroga: primo ok dall’UE