Torna oggi all’esame della Camera la proposta di legge per la riduzione dell’orario di lavoro. Cosa prevede?
32 ore di lavoro e settimana corta, senza modifiche allo stipendio e con incentivi per i datori di lavoro: questo il cuore della proposta di legge per la riduzione dell’orario di lavoro che oggi, 3 marzo, torna ad essere presentata all’Aula della Camera.
Dopo il rinvio dello scorso aprile, il testo torna in discussione, ma senza apparenti modifiche rispetto alla versione iniziale, che fu rinviata per questioni legate alla copertura economica degli interventi.
La proposta introdurrebbe, a parità di salario, una riduzione del normale orario di lavoro a 32 ore settimanali, anche distribuite su 4 giorni.
Per i datori di lavoro, invece, sarebbero previsti esoneri contributivi dal 30 al 60 per cento per ogni contratto che prevede il nuovo orario rimodulato.
Settimana corta: la proposta di legge torna alla Camera
La proposta di legge che prevede una riduzione dell’orario di lavoro da 40 a 32 ore, anche attraverso il meccanismo della settimana corta, torna in Aula alla Camera.
Il testo è fermo in Parlamento da più di un anno. Fu presentata nell’ottobre del 2024 da alcuni partiti di opposizione per arrivare all’esame della Commissione Lavoro solo lo scorso aprile, quando è stata rinviata a seguito della valutazione negativa espressa dalla Ragioneria generale dello Stato, legata alla disponibilità di adeguate coperture finanziarie.
La proposta AC 2067 prevede in linea generale, come detto, una riduzione del complessivo orario di lavoro. Ma come?
In particolare, mira a favorire la contrattazione collettiva volta alla sottoscrizione di contratti che prevedano una progressiva riduzione dell’orario di lavoro, dalle attuali 40 a 32 ore, a parità di salario, anche mediante l’introduzione della settimana corta.
Uno strumento che già è stato introdotto, sebbene in forma differente, nel pubblico. Per i dipendenti della PA, sia per le funzioni centrali che più recentemente per quelle locali, è stata introdotta, in via sperimentale, la settimana lavorativa da quattro giorni, che può essere introdotta a discrezione delle singole amministrazioni e dei dipendenti, i quali dovranno comunque mantenere lo stesso numero di ore lavorate, 36 complessive nella settimana.
Settimana corta: esoneri contributivi per i datori di lavoro
La riduzione dell’orario di lavoro sarebbe, poi, accompagnata da agevolazioni contributive in favore dei datori di lavoro che la favoriscono.
Come si legge nel testo della PdL, nei 36 mesi mesi successivi all’entrata in vigore della legge, i datori di lavoro privati (ad esclusione di quelli del settore agricolo e di lavoro domestico) possono ottenere un esonero contributivo del 30 per cento per ogni rapporto di lavoro dipendente ai quali si applicano i contratti collettivi con la riduzione oraria.
La riduzione verrebbe incrementata al:
- 50 per cento per i datori di lavoro delle piccole e medie imprese;
- 60 per cento per chi impiega lavoratori e lavoratrici per attività particolarmente pesanti e faticose.
Per il finanziamento di tale intervento, la proposta prevede il rifinanziamento del Fondo nuove competenze, ridenominato “Fondo Nuove Competenze, Riduzione dell’orario di lavoro e Nuove forme di prestazione lavorativa”, incrementato di 50 milioni di euro per il 2024 e di 275 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026.
Inoltre, la proposta prevede l’istituzione di un “Osservatorio nazionale sull’orario di lavoro” con l’obiettivo di monitorare le caratteristiche e gli effetti economici dei CCNL che prevedono riduzioni dell’orario di lavoro, valutare l’efficacia dei sistemi formativi e di riqualificazione professionale adottati e valutare gli investimenti in nuove tecnologie messe in atto dalle imprese che applicano tali contratti.
La proposta era stata rinviata lo scorso aprile, come detto, in seguito al parere contrario della Commissione lavoro, espresso dopo il giudizio negativo pervenuto dalla Ragioneria e legato alle coperture economiche. La proposta, tuttavia, torna in Aula senza apparenti modifiche da questo punto di vista. Vedremo se l’esito sarà lo stesso.
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