Lunga e faticosa la via della semplificazione

Salvatore Cuomo - Dichiarazioni e adempimenti

La lettura della bozza del decreto del MEF sul Titolare Effettivo conferma le obiettive difficoltà concettuali che il MEF, e la PA in genere, ha nel perseguire la semplificazione degli adempimenti.

Lunga e faticosa la via della semplificazione

L’attenzione degli addetti ai lavori sembra concentrarsi sulla pressione fiscale e come confermato peraltro anche dalle recentissime dichiarazioni del Presidente Draghi alle Camere è ormai in concreta maturazione l’avvio di una rielaborazione complessiva della macchina tributaria e delle varie forme di prelievo fiscale.

Una necessità che è alla attenzione dei media e delle istituzioni grazie anche alle interviste rilasciate la scorsa primavera dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate Ruffini le quali saranno anche state “interessate”, come ritengono alcuni, perché volte a promuovere la sua proposta di tassazione per cassa dei redditi di impresa e la parcellizzazione mensile dei versamenti di saldi ed acconti.

Ma è anche vero che da quel momento si è spontaneamente messo in moto un ricco ventaglio di iniziative da parte di ordini, associazioni professionali e rappresentanze di categoria delle imprese.

Anche in conseguenza di quanto sopra sono attualmente in corso, su iniziativa del Parlamento, una serie di audizioni che intendono raccogliere spunti e proposte su una ipotetica riforma Irpef.

Utile ed interessante quest’ultima iniziativa ma come lo stesso presidente Draghi ha sottolineato:

“Nel caso del fisco, per fare un esempio, non bisogna dimenticare che il sistema tributario è un meccanismo complesso, le cui parti si legano una all’altra. Non è una buona idea cambiare le tasse una alla volta.

Un intervento complessivo rende anche più difficile che specifici gruppi di pressione riescano a spingere il governo ad adottare misure scritte per avvantaggiarli.

Inoltre, le esperienze di altri paesi insegnano che le riforme della tassazione dovrebbero essere affidate a esperti, che conoscono bene cosa può accadere se si cambia un’imposta.”

Sembra quindi chiaro l’obiettivo del Governo di non perseguire questa via di parziale aggiustamento ma, pur nella intenzione di non perdere ulteriore tempo

non potrà scrivere in un battito di ciglia l’archetipo della macchina tributaria su cui dovrà poggiare il Paese per alimentare la propria crescita

Dalla quale inoltre dipenderà il benessere dei cittadini, anche per il ruolo redistributivo che oggi svolge, tra chi è tenuto a contribuire con la propria capacità contributiva e chi invece fruisce dei diritti e del welfare garantito dallo Stato.

Ciò grazie al flusso finanziario derivante dall’obbligo fiscale che, come ha sottolineato il ministro Cartabia in un recente intervento pubblico ad un evento organizzato dalla Associazione Magistrati Tributari, non è più ascrivibile ai meri doveri di soggezione ma ai doveri di solidarietà tra cittadini di cui il fisco ne è intermediario.

Nel mentre però non disdegneremmo da parte del Governo appena insediato una più immediata strategia dedicata a sfrondare di inutili e ridondanti passaggi gli adempimenti in essere, che assorbono tempo ed energie “rubate” alla filiera economico produttiva che meglio potrebbe utilizzarle per realizzare il proprio progetto imprenditoriale.

Cito solo un ultimo caso riferito ad un adempimento non fiscale in senso stretto, trattandosi di normativa antiriciclaggio, ma che interessa tutte le imprese dotate di personalità giuridica: la comunicazione del cosiddetto “titolare effettivo” ai fini della corretta esecuzione delle

“disposizioni in materia di alimentazione, accesso e consultazione dei dati e delle informazioni relativi alla titolarità effettiva di imprese dotate di personalità giuridica, di persone giuridiche private, di trust produttivi di effetti giuridici rilevanti a fini fiscali e istituti giuridici affini al trust per finalità di prevenzione e contrasto dell’uso del sistema economico e finanziario a scopo di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo.”

Strumento che a regime agevolerà le procedure di adeguata verifica della clientela da parte dei professionisti ma che nell’immediato, atteso l’obbligo generalizzato ed indistinto della comunicazione, vedrà necessariamente l’impegno, peraltro durante una pandemia che già rende complicata la vita di diverse aziende, volto alla creazione di un collo di bottiglia a brevissimo termine per alimentare un flusso di dati ridondanti.

Penso alla stragrande maggioranza delle società di capitali a ristretta base societaria che saranno costrette ad una comunicazione alla Camera di Commercio di una serie di dati anagrafici già in possesso della stessa e liberamente consultabili con una semplice visura camerale.

Era così improbabile prevedere la creazione dell’elenco prelevando i dati preesistenti del Registro delle Imprese e lasciare l’obbligo di comunicazione nei soli casi di quote a vario titolo “schermate” per mezzo di Trust, intestazioni fiduciarie o nel caso del referente persona fisica titolare effettivo della società che detiene la quota di partecipazione?

In una delle sue repliche alla Camera giovedì scorso Draghi intervenendo sul tema della corruzione ha detto:

“La semplificazione dei procedimenti amministrativi serve a snellire e accelerare i processi decisionali pubblici.

Spesso sono proprio le farraginosità degli iter e la moltiplicazione dei passaggi burocratici, la causa inaccettabile dei ritardi amministrativi.

Ma anche il terreno fertile in cui si annidano e prosperano i fenomeni illeciti.”

Un concetto che ben può essere esteso su un più ampio piano generale, dalla riforma della PA stessa a quella del Fisco.

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