Rottamazione cartelle, cosa succede a chi non paga? Possibili vincoli alla pace fiscale

È oggi la prima scadenza della rottamazione e chi non paga decade dai benefici della definizione agevolata 2018. Conviene pagare o attendere la pace fiscale? I dubbi per i contribuenti si intrecciano con le ultime novità.

Rottamazione cartelle, cosa succede a chi non paga? Possibili vincoli alla pace fiscale

Rottamazione cartelle, cosa succede a chi non paga? È questa la domanda che in molti si pongono oggi, il giorno della scadenza per il versamento della prima rata ovvero dell’importo in un’unica soluzione per chi ha aderito alla definizione agevolata 2018.

A dissuadere i contribuenti dal pagamento della rottamazione è la pace fiscale, il non-condono che il Governo Lega e M5S ha annunciato essere uno dei punti più importanti della riforma fiscale.

Tuttavia non è chiaro se tra le conseguenze in caso di mancato pagamento entro la scadenza del 31 luglio 2018 vi siano o meno vincoli in merito alla possibilità di aderire in seguito alla nuova maxi-rottamazione delle cartelle esattoriali.

Quel che è certo è che chi non paga la prima rata ovvero l’importo in un’unica soluzione entro oggi decade dalla rottamazione.

Rispondere alla domanda di chi si chiede se conviene pagare o attendere la pace fiscale è oggi pressoché impossibile: il Governo, nonostante gli annunci, non ha chiarito quali saranno i vincoli della misura e ad oggi non è chiaro neppure quando diventerà operativa (l’ipotesi più plausibile è che sarà necessario attendere la Legge di Bilancio 2019).

Più certezza vi è, invece, in merito alle immediate conseguenze in caso di mancato, insufficiente ovvero tardivo versamento degli importi della rottamazione. Ecco le conseguenze per chi non paga entro la scadenza del 31 luglio 2018.

Rottamazione cartelle, cosa succede a chi non paga?

La scadenza del 31 luglio 2018 rappresenta il vero “banco di prova” per chi ha aderito alla rottamazione delle cartelle introdotta dal Decreto Legge n. 148/2017 ed è oggi che si stabilirà realmente chi è dentro e chi resta fuori dalla definizione agevolata.

Le conseguenze per chi non paga sono chiare: il mancato, insufficiente o tardivo versamento della prima rata ovvero dell’importo in un’unica soluzione entro oggi comporta la revoca dei benefici della rottamazione e la ripresa dell’ordinaria attività di riscossione da parte dell’AdER.

Il pagamento delle somme iscritte a ruolo non potrà più essere rateizzato, l’importo dovuto sarà sommato alle sanzioni e agli interessi di mora stralciati dalla rottamazione e dovrà essere versato in un’unica soluzione.

Sopravvive la possibilità di pagamento a rate per i contribuenti non decaduti da precedenti rateizzazioni alla data di presentazione della domanda di adesione alla rottamazione e, in tal caso, potrà essere ripreso il precedente piano di pagamento.

Potranno altresì richiedere una nuova rateizzazzione i contribuenti con carichi notificati a meno di 60 giorni dalla data di presentazione dell’istanza di definizione agevolata.

Accanto alle regole chiare sulle conseguenze in caso di mancato pagamento della rottamazione entro il 31 luglio 2018 vi sono i dubbi dei contribuenti interessati dalla pace fiscale: in base a quanto annunciato ad oggi sarebbe di gran lunga più conveniente.

Tuttavia quella che è anche definita come rottamazione-ter delle cartelle potrebbe prevedere specifici vincoli per chi non ha rispettato i termini per il pagamento degli importi della definizione agevolata.

Pace fiscale: chi non paga la rottamazione potrà aderirvi? Effetto “roulette russa”

Non pagare entro oggi e decadere dalla rottamazione aspettando la pace fiscale è un rischio: non è chiaro se chi non paga gli importi dovuti per la definizione agevolata sarà ammesso alla nuova procedura di conciliazione con il Fisco.

L’effetto collaterale dei fragorosi annunci del Governo Lega e M5S è che molti contribuenti debitori nei confronti dell’Erario che hanno aderito alla rottamazione delle cartelle si trovano oggi ad un bivio.

A dissuadere dal pagamento è l’allettante piano di conciliazione con il Fisco promesso dalla Lega con l’appoggio dei partner di Governo: potrebbero essere previste tre diverse aliquote di pagamento, pari al 25%, al 10% e al 6%, applicate in base al reddito (qui i dettagli). Al contrario, con la rottamazione ad essere condonato è soltanto la quota relativa a sanzioni ed interessi di mora.

In questa sede è impossibile dare una risposta a chi si chiede se conviene aspettare la pace fiscale o pagare. L’unica cosa possibile è accennare a quelle che sono le ultime novità emerse dalle dichiarazioni di esponenti della maggioranza.

Tra queste si segnala un’intervista al Sottosegretario del MEF Massimo Bitonci pubblicata sul Sole24Ore del 15 luglio 2018: chi ha aderito alle due edizioni di rottamazione delle cartelle e non ha pagato quanto dovuto non potrà aderire alla pace fiscale.

Parlare di esclusione certa è tuttavia azzardato, vista la “volatilità” di molti degli annunci del Governo (si pensi, ad esempio, alle diverse modifiche al Decreto Dignità pensate per ammorbidire la stretta ai contratti a termine dopo le proteste di imprese e sindacati..).

Quello che si ipotizza in questa sede è che a fare da discrimine saranno i numeri e il gettito stimato in caso di estensione al massimo della platea degli ammessi alla pace fiscale, anche in virtù della necessità di “fare cassa” per finanziare l’impegnativa e costosa flat tax.