Rinnovo contratto statali, tutto bloccato: la UIL accusa il MEF

Stefano Paterna - Pubblica Amministrazione

Rinnovo contratto statali, la UIL accusa il dicastero dell'Economia di negare le risorse necessarie per la chiusura degli accordi, travalicando le proprie competenze. Secondo il Cnel, il rispetto della cadenza triennale dei contratti pubblici è importante anche per l'ammodernamento della pubblica amministrazione.

Rinnovo contratto statali, tutto bloccato: la UIL accusa il MEF

Rinnovo contratto statali: siamo alla paralisi.

Nemmeno lo stato di agitazione dei lavoratori del comparto proclamato dai sindacati confederali sembra aver smosso la situazione.

Finora non si è andati oltre le buone intenzioni del ministro della Pubblica amministrazione Fabiana Dadone che ha più volte annunciato la volontà del governo di sottoscrivere i rinnovi contrattuali per i dipendenti statali.

Ma il nodo rimane quello delle risorse che a detta dei sindacati non consentono il recupero del potere d’acquisto dei lavoratori, fermo da dieci anni per il blocco della contrattazione.

E la tensione ovviamente cresce fino a livelli di attenzione, dato che anche un’organizzazione sindacale piuttosto moderata come la CISL denuncia l’impossibilità di trovare una soluzione nel quadro della Legge di Bilancio appena approvata e chiede con urgenza un tavolo di trattativa con l’esecutivo.

“Dopo l’incontro con il Presidente Conte e gli esponenti del Governo – ha dichiarato Maurizio Petriccioli, segretario generale della CISL FP - abbiamo purtroppo preso atto che nella Legge di Bilancio non vi saranno risorse sufficienti per rispondere alle sacrosante aspettative delle lavoratrici, dei lavoratori e dei professionisti di un comparto che ha bisogno come il pane di valorizzazione professionale, revisione dei profili di classificazione, superamento del precariato, risposte per gli idonei, stop alle interpretazioni unilaterali da parte degli Enti e il superamento di quelle odiose disparità che ancora permangono tra privato e pubblico, a scapito di quest’ultimo, e che oggi anche l’ARAN ha certificato nel rapporto sulle retribuzioni”.

Rinnovo contratto statali, il ruolo del MEF

A questo punto non si tratta più di semplici appelli o accuse all’esecutivo guidato da Giuseppe Conte. I sindacati mettono in questione il ruolo giocato dal ministero dell’Economia e finanze nel corso delle trattative fin qui svolte per il rinnovo dei contratti.

L’atto d’accusa viene dal numero della UIL PA Nicola Turco con parole inequivocabili:

“Anche sulla partita dei contratti del Pubblico Impiego, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha esercitato il suo potere di veto negando le risorse necessarie per consentire dei rinnovi contrattuali allineati a quelli degli altri settori del mondo del lavoro”.

Turco ha poi proseguito:

“…nel Palazzo di via XX Settembre si decide a chi dare e a chi non dare travalicando i paletti del proprio perimetro istituzionale e imponendo una sorta di egemonia politica sia rispetto alle esigenze dei singoli Dicasteri sia nei confronti di quelle che dovrebbero essere le scelte politiche dell’intero Esecutivo”.

L’esponente della UIL accusa il MEF di travalicare i suoi compiti di relativi alla compatibilità finanziaria degli accordi e di intervenire nello specifico in merito alla contrattazione nazionale e perfino a quella integrativa scavalcando i sindacati e il dipartimento della Funzione pubblica.

In particolare, gli interventi “contenitivi” del MEF avrebbero riguardato:

“NO al superamento del limite imposto all’ammontare dei Fondi per il salario accessorio, NO alla detassazione degli aumenti contrattuali, NO alla detassazione del salario accessorio in assoluta disparità di trattamento rispetto al settore privato, NO all’eliminazione della tassa sulla malattia che costituisce l’ennesima discriminazione rispetto al resto del mondo del lavoro…”.

Statali e non solo, tutti i contratti in scadenza

D’altra parte il rinnovo del contratto per i dipendenti statali è un volano essenziale in quadro economico nazionale piuttosto fosco. Secondo dati forniti dal CNEL da qui a poco più di 12 mesi scadranno infatti i contratti di 6,5 milioni di lavoratori privati, ai quali appunto vanno aggiunti quelli dei dipendenti pubblici scaduti da un anno.

Una situazione indubbiamente pesante che ha una ricaduta anche sull’ammodernamento della pubblica amministrazione come si legge nel documento di osservazioni e proposte sulla nota di aggiornamento del Def 2019, predisposto dal CNEL per l’audizione presso le Commissioni congiunte di Camera e Senato del 7 ottobre scorso.

Per l’organo consultivo infatti “regolari e corrette relazioni sindacali”, contribuiscono ad adeguare la macchina dello Stato “fin dai suoi lavoratori, alle esigenze del tempo e dell’economia. È essenziale, pertanto, rispettare la naturale triennalità dei contratti”.

Cosa che ad oggi appare quasi una chimera! È facile quindi capire come tutte le contraddizioni si scarichino sul MEF proprio perché in questi anni ha svolto il ruolo di cerniera con i dettami del rigore finanziario dell’Unione Europea.

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