Rientro lavoratori dall’estero: detassazione anche senza iscrizione AIRE

Rosy D’Elia - Irpef

Rientro lavoratori dall'estero: detassazione anche senza iscrizione AIRE. Per accedere alle agevolazioni può essere sufficiente dimostrare di avere la residenza in un altro Paese sulla base delle norme convenzionali fra Stati. Obblighi e requisiti per docenti, ricercatori, lavoratori impatriati. I chiarimenti dell'Agenzia delle Entrate.

Rientro lavoratori dall'estero: detassazione anche senza iscrizione AIRE

Rientro lavoratori dall’estero: detassazione anche senza iscrizione AIRE. Per accedere alle agevolazioni può essere sufficiente dimostrare di avere la residenza in un altro Paese sulla base delle norme convenzionali fra Stati. Per accedere ai benefici, sia docenti e ricercatori che lavoratori residenti all’estero hanno specifici obblighi e requisiti da rispettare. L’Agenzia delle Entrate chiarisce alcuni punti chiave.

L’articolo 16 del decreto legislativo numero 147 del 2015 e l’articolo 44 del DL numero 78 del 2010 delineano un sistema di incentivi per il rientro dei cervelli, potenziato da alcune modifiche apportate a entrambi gli articoli dal Decreto Crescita, che dovrà essere approvato entro il 29 giugno in via definitiva dal Parlamento.

In estrema sintesi, le novità previste per i lavoratori impatriati sono le seguenti:

  • passa dal 50 al 70% la riduzione dell’imponibile;
  • le condizioni per accedere al regime fiscale di favore diventano più semplici;
  • si estende il regime anche ai lavoratori che avviano un’attività di impresa a partire dal periodo d’imposta in corso al 1° gennaio 2020;
  • si introducono maggiori agevolazioni fiscali per ulteriori 5 periodi d’imposta in presenza di specifiche condizioni (numero di figli minorenni, acquisto dell’unità immobiliare di tipo residenziale in Italia, trasferimento della residenza in regioni del Mezzogiorno).

E anche, per quanto riguarda i docenti e i ricercatori che trasferiscono la residenza in Italia a partire dall’anno 2020, si introducono delle novità:

  • si incrementa da 4 a 6 anni la durata del regime di favore fiscale;
  • si prolunga la durata dell’agevolazione fiscale a 8, 11 e 13 anni, in presenza di specifiche condizioni (numero di figli minorenni e acquisto dell’unità immobiliare di tipo residenziale in Italia).

Alcuni chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate sulle ultime novità che riguardano il rientro dei cervelli:

Rientro lavoratori dall’estero, detassazione anche senza iscrizione AIRE

L’articolo 44 del decreto legge numero 78 del 31 maggio 2010 prevede un’agevolazione fiscale ai fini IRPEF ed IRAP per incentivare i ricercatori ed i docenti residenti all’estero ad esercitare la loro attività in Italia.

In particolare, ai fini delle imposte sui redditi e dell’IRAP, è escluso dalla formazione del reddito di lavoro dipendente o autonomo, il 90% delle somme percepite dai docenti e dai ricercatori che, in possesso di titolo di studio universitario o equiparato e non occasionalmente residenti all’estero, abbiano svolto documentata attività di ricerca o docenza all’estero presso centri di ricerca pubblici o privati o università per almeno due anni continuativi e che vengono a svolgere la loro attività in Italia, acquisendo conseguentemente la residenza fiscale nel territorio dello Stato.

L’agevolazione si applica a decorrere dal periodo d’imposta in cui il ricercatore diviene fiscalmente residente nel territorio dello Stato e nei tre periodi d’imposta successivi sempre che permanga la residenza fiscale in Italia.

Con le modifiche apportate dal Decreto Crescita, non sarà più necessario essere iscritti all’AIRE, Anagrafe Italiani Residenti all’Estero, per accedere alle agevolazioni ma basterà dimostrare di aver avuto una residenza in un altro stato.

A sottolineare questa importante novità è l’Agenzia delle Entrate con la risposta all’interpello numero 207 del 25 giugno 2019.

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Agenzia delle Entrate - Risposta all’interpello numero 207 del 25 giugno 2019
Regime agevolativo docenti/ricercatori impatriati – Articolo 44 del DL n. 78 del 2010 – Modifiche contenute nel DL n. 34 del 2019 – Ambito di applicazione – Chiarimenti. Interpello n. 956-374/2019 – Articolo 11, comma 1, lettera a), legge 27 luglio 2000, n. 212.

Rientro lavoratori dall’estero detassazione anche senza iscrizione AIRE: i requisiti per ricercatori e docenti

I docenti e i ricercatori che ritornano in Italia dopo un periodo di lavoro all’estero per accedere alle agevolazioni previste per il rientro dei cervelli devono rispondere ai seguenti requisiti:

  • essere in possesso di un titolo di studio universitario o ad esso equiparato;
  • essere stati non occasionalmente residenti all’estero (ovvero essere stati stabilmente residenti all’estero);
  • aver svolto una documentata attività di ricerca o docenza all’estero presso centri di ricerca pubblici o privati o università per almeno due anni continuativi;
  • acquisire e mantenere la residenza fiscale in Italia per tutto il periodo in cui usufruiscono dell’agevolazione.

In particolare sull’ultimo punto si specifica che il rientro nel territorio dello Stato per lo svolgimento dell’attività di docenza e ricerca deve necessariamente essere seguito dall’acquisizione della residenza fiscale in Italia.

Si considerano fiscalmente residenti in Italia le persone fisiche che, per la maggior parte del periodo di imposta (183 giorni o 184 giorni in caso di anno bisestile), sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato la residenza o il domicilio ai sensi dell’articolo 43 del codice civile, il quale definisce la residenza come il luogo di dimora abituale e il domicilio come la sede principale dei propri affari e interessi.

Si tratta di presupposti – il primo formale, rappresentato dall’iscrizione nelle
anagrafi delle popolazioni residenti, gli altri due di natura sostanziale – tra loro alternativi, per cui la sussistenza anche di uno solo dei tre è sufficiente a qualificare, ai fini fiscali, un soggetto residente in Italia.

Rientro lavoratori dall’estero agevolazioni anche senza iscrizione AIRE: cosa cambia

Ma con il Decreto Crescita, in corso di conversione in legge, introduce una importante novità sul tema. L’articolo 44 del DL n. 78 del 2010, è stato recentemente modificato con l’introduzione del comma 3-quater:

“I docenti o ricercatori italiani non iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE) rientrati in Italia a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019 possono accedere ai benefici fiscali di cui al presente articolo purché abbiano avuto la residenza in un altro Stato ai sensi di una convenzione contro le doppie imposizioni sui redditi per il periodo di cui all’articolo 16, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 147.

Con riferimento ai periodi d’imposta per i quali siano stati notificati atti impositivi ancora impugnabili ovvero oggetto di controversie pendenti in ogni stato e grado del giudizio nonché per i periodi d’imposta per i quali non sono decorsi i termini di cui all’articolo 43 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, ai docenti e ricercatori italiani non iscritti all’AIRE rientrati in Italia entro il 31 dicembre 2019 spettano i benefici fiscali di cui al presente articolo nel testo vigente al 31 dicembre 2018, purché abbiano avuto la residenza in un altro Stato ai sensi di una convenzione contro le doppie imposizioni sui redditi per il periodo di cui all’articolo 16, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 147. Non si fa luogo, in ogni caso, al rimborso delle imposte versate in adempimento spontaneo”.

L’Agenzia delle Entrate, nella risposta all’interpello numero 207 fornita a un ricercatore che aveva intenzione di accedere alle agevolazioni ma l’ufficio trattamento economico dell’università glielo aveva impedito perché non iscritto all’AIRE, sottolinea che sulla base della nuova normativa anche i docenti o ricercatori non iscritti all’Anagrafe Italiani Residenti all’Estero possono accedere alla detassazione e comprovare il periodo di residenza all’estero sulla base delle previsioni dettate dalle Convenzioni contro le doppie imposizioni.

Si tratta di una posizione del tutto nuova, anche considerando i principi stabiliti dalla giurisprudenza. Un esempio è la l’Ordinanza n. 16634/2018, secondo la quale l’iscrizione all’AIRE risultava obbligatoria per essere considerati residenti all’estero.

Rientro dei cervelli, accesso alle agevolazioni anche senza iscrizione AIRE: le regole per i lavoratori impatriati

Vale la stessa regola per accedere agli incentivi previsti per i lavori residenti all’estero che rientrano in Italia: anche senza iscrizione all’AIRE è possibile beneficiare delle agevolazioni. A stabilirlo è l’Agenzia delle Entrate nella risposta all’interpello numero 204 del 25 giugno 2019.

I lavoratori impatriati, cittadini dell’UE, devono rispettare particolari requisiti:

  • essere in possesso di un titolo di laurea e aver svolto continuativamente un’attività di lavoro dipendente, di lavoro autonomo o di impresa fuori dall’Italia negli ultimi 24 mesi o più;
    oppure
  • aver svolto continuativamente un’attività di studio fuori dall’Italia negli ultimi 24 mesi o più, conseguendo un titolo di laurea o una specializzazione post lauream.

Per accedere al regime speciale per i lavoratori impatriati, la norma istitutiva del regime fiscale agevolato presuppone, inoltre, che il soggetto non sia stato residente in Italia per un periodo minimo precedente all’impatrio.

Come sottolinea l’Agenzia delle Entrate, bisogna considerare almeno due periodi d’imposta come periodo minimo sufficiente a determinare il requisito della non residenza nel territorio dello Stato.

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Agenzia delle Entrate - Risposta all’interpello numero 204 del 25 giugno 2019
Regime speciale per lavoratori impatriati – Articolo 16, comma 2, decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 147 – Iscrizione all’AIRE – articolo 16, comma 3, decreto-legge 25 marzo 2019, n. 22 – articolo 5, comma 1, decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34. Interpello articolo 11, comma 1, lettera a), legge 27 luglio 2000, n.
212.

Lavoratori residenti all’estero e i tempi di iscrizione all’AIRE

Nella risposta all’interpello numero 204, sempre sul tema delle agevolazioni connesse al rientro dei cervelli e in particolare a quelle concesse ai lavoratori impatriati, l’Agenzia delle Entrate fa un focus sui tempi di iscrizione all’AIRE.

Secondo quanto previsto dalla legge numero 470 del 27 ottobre 1988, “Anagrafe e censimento degli italiani all’estero”, il cittadino italiano che ha intenzione di trasferire la propria residenza all’estero per un periodo superiore a dodici mesi può dichiarare il trasferimento direttamente al Consolato del Paese di emigrazione, oppure, prima di espatriare, può rendere tale dichiarazione al Comune italiano di residenza utilizzando un apposito modello.

Il decreto-legge numero 22 del 25 marzo 2019, attualmente in fase di conversione, con l’articolo 16, comma 3, introduce delle modifiche alla legge numero 470 del 1988 e stabilisce che gli effetti della dichiarazione relativa al trasferimento della residenza da un comune italiano, rese all’ufficio consolare competente, decorrono dalla loro data di presentazione, qualora non sia stata già resa la dichiarazione di trasferimento di residenza all’estero presso il comune di ultima residenza, a norma della vigente legislazione anagrafica.

Secondo la nuova disposizione, inoltre, le dichiarazioni presentate anteriormente alla data di entrata in vigore del DL n. 22 del 2019 (26 marzo 2019) e non ancora ricevute dall’ufficiale dell’anagrafe, hanno la stessa decorrenza della data di presentazione.

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