La riduzione dei contributi INPS in scadenza il 28 febbraio 2026 porta a benefici immediati, ma anche effetti futuri: lo sconto del 35 per cento non è a costo zero. Le valutazioni da fare per evitare errori
Forfettari alle prese con la domanda di riduzione dei contributi INPS.
Entro il 28 febbraio 2026 gli iscritti alle Gestioni artigiani e commercianti possono richiedere l’applicazione dello sconto del 35 per cento sui contributi dovuti, una scelta da valutare però con cura.
Il risparmio immediato concesso dall’agevolazione, che consente una riduzione del 35 per cento dei contributi dovuti nell’anno, fa infatti i conti con gli effetti futuri. Un’analisi dell’impatto a lungo termine della misura.
Forfettari, riduzione dei contributi INPS in scadenza il 28 febbraio 2026
Nel 2026, i titolari di partita IVA iscritti alle gestioni INPS artigiani e commercianti saranno chiamati a versare un contributo minimo pari rispettivamente a 4.521,36 euro (4.513,92 IVS + 7,44 maternità) e a 4.611,64 euro (4.604,20 IVS + 7,44 maternità).
Questo significa che, a prescindere dal reddito effettivo, bisognerà in ogni caso fare i conti con quattro versamenti obbligatori, ripartendo il contributo sul minimale nelle rate in scadenza a maggio, agosto, novembre e febbraio del prossimo anno.
Superato il reddito minimale, pari per il 2026 a 18.555 euro, i contributi sul reddito eccedente si calcolano in percentuale, pari al 24 per cento per gli artigiani e al 24,48 per cento per i commercianti, fino a 56.244 euro, e al 25 e al 25,48 per cento per i redditi di importo superiore.
Come noto, per i forfettari è in campo un’agevolazione strutturale che consente di ridurre del 35 per cento i contributi INPS dovuti, con un beneficio immediato e tangibile che consente di risparmiare sul totale dei versamenti.
Per accedervi, chi non ha già richiesto l’applicazione della riduzione INPS negli anni passati è chiamato a presentare domanda entro la scadenza del 28 febbraio 2026. Nessuna conferma è richiesta per chi già ne beneficia, ma andando oltre le istruzioni operative è utile soffermarsi sulla reale convenienza della misura.
Lo sconto INPS per i forfettari impatta infatti sulla pensione futura, e ragionare sul lungo periodo è essenziale per non incorrere in errori di valutazione.
La riduzione INPS per i forfettari e gli impatti sulla pensione
Il risparmio immediato sui contributi da versare nell’anno fa i conti con le implicazioni relative alla maturazione dei requisiti per la pensione, così come sul calcolo della stessa.
Si ricorda infatti che l’articolo 2 comma 29 della legge n. 335/95 prevede che, se si pagano contributi inferiori al minimale fissato annualmente, i mesi accreditati ai fini pensionistici si riducono in proporzione all’importo effettivamente confluito nelle casse INPS.
A livello pratico pertanto, se considerando sia i contributi sul minimale che quelli calcolati sul reddito effettivo non si raggiunge la soglia minima fissata annualmente, non verrà accreditato l’intero anno ai fini della pensione futura, ma solo i mesi corrispondenti alle somme versate.
Lo sconto riconosciuto ai forfettari non è quindi un regalo, ma un’opzione da valutare con attenzione.
Se per effetto dell’applicazione della riduzione contributiva si versa solo il 65 per cento del dovuto (in caso di redditi che non eccedono il minimale), non si maturerà un anno intero ai fini della pensione futura ma solo una quota proporzionale.
Se invece il reddito effettivo supera il minimale, gli effetti vanno calibrati in base alla situazione effettiva relativa al totale di contributi che verranno versati, con la possibilità di avere un quadro chiaro solo alla fine dell’anno di riferimento.
Chi sceglie di pagare meno oggi potrebbe quindi trovarsi a dover fare i conti con la riduzione dei contributi utili ai fini pensionistici in futuro. Un effetto che si amplifica se si sceglie di applicare l’agevolazione per tutto il periodo di attività e permanenza dei requisiti per il regime forfettario.
Meno contributi, meno deduzioni sul reddito forfettario
Non solo sulla pensione, ma anche sul fronte fiscale.
Come noto, i titolari di partita IVA che applicano il regime forfettario deducono dal reddito esclusivamente i contributi previdenziali.
Scegliere di applicare la riduzione del 35 per cento dei contributi INPS comporterà un aumento del reddito imponibile, tenuto conto del valore ridotto dei contributi deducibili nel quadro LM della dichiarazione dei redditi.
Il risparmio nei versamenti contributivi porta quindi al paradosso di un aumento della base imponibile sulla quale si calcola l’imposta sostitutiva, la meglio nota flat tax del 5 o del 15 per cento.
Lo sconto che non c’è: convenienza da valutare caso per caso
Arrivati a questo punto vale la pena fermarsi e chiedersi: la riduzione dei contributi conviene davvero?
Dare una risposta univoca è difficile: potrebbe essere un valido strumento per ottimizzare i costi nei primi anni di attività, o una scelta pensata per investire le somme “scontate” dall’INPS in strumenti di previdenza complementare. In tutti casi è però necessario valutare con cura la propria specifica condizione per evitare errori.
Se da un lato l’abbattimento dei costi fissi può dare ossigeno alle partite IVA nelle fasi di avvio o di bassa redditività, dall’altro è fondamentale essere consapevoli che si sta contraendo un “debito” con il proprio futuro previdenziale.
Quel che è certo è che lo sconto è tutt’altro che un regalo, quanto una scelta da pesare con attenzione.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Forfettari, lo sconto che si paga: gli effetti futuri della riduzione contributi INPS