Con la Legge di Bilancio 2026 potrebbero arrivare importanti novità (in negativo) per il riscatto della laurea. A cosa serve e come funziona oggi?
A cosa serve il riscatto della laurea?
Riscattare i periodi di studio consente a lavoratori e lavoratrici di anticipare la pensione e aumentarne l’importo.
Nelle ultime ore sta facendo discutere un possibile intervento in materia, che andrebbe a penalizzare tale strumento, riducendone di fatto l’efficacia, con tagli ai periodi riscattabili anche di 30 mesi.
A prevedere la proposta di modifica è il maxi emendamento alla Legge di Bilancio 2026 ferma al Senato. Una proposta che ha scatenato le reazioni non solo dell’opposizione ma anche nella stessa maggioranza, che ha già annunciato contromisure.
In attesa di conoscere quale sarà il futuro del riscatto della laurea vediamo come funziona ad oggi e quali possono essere i benefici di un possibile riscatto dei titoli di studio.
Riscatto della laurea: cos’è e come funziona oggi
Il riscatto della laurea è lo strumento previdenziale disciplinato dal Dlgs n. 184/1997. In sintesi, consente a lavoratori e lavoratrici di valorizzare il proprio periodo del corso di studi ai fini pensionistici.
In pratica, è possibile far valere gli anni di studio come anni di lavoro e quindi di contributi versati, il che consente di raggiungere prima il requisito contributivo per andare in pensione e garantendo al contempo un assegno più alto, in virtù dei maggiori contributi versati.
Possono richiedere il riscatto della laurea all’INPS i lavoratori dipendenti iscritti all’assicurazione generale obbligatoria (il Fondo Pensione Lavoratori Dipendenti), ai fondi esclusivi e sostitutivi (come la Gestione ex INPDAP confluita in INPS dal 2012), alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi (Artigiani e Commercianti) e alla Gestione separata di cui al comma 26 dell’ art. 2 della Legge 335/1995.
Il riscatto può essere richiesto dai laureati a prescindere dal fatto che al momento della richiesta risultino:
- dipendenti;
- professionisti (in questo caso però il riscatto non andrà gestito con l’INPS ma direttamente con la cassa privata di previdenza);
- imprenditori;
- inoccupati o disoccupati (dal 2008).
Unici requisiti sono il conseguimento del titolo di studio prima della presentazione della domanda e che i periodi oggetto di riscatto non risultino già coperti da contribuzione.
Il riscatto copre solo gli anni della durata legale del corso di studi. Non si tiene conto, pertanto, di eventuali anni fuori corso.
L’operazione, ovviamente, ha un costo. L’onere da pagare dipende da una serie di fattori che vanno considerati attentamente se si intende procedere con il riscatto.
Di seguito un esempio di calcolo fornito dall’INPS relativo al sistema contributivo.
“Ipotizziamo che un soggetto voglia riscattare quattro anni di laurea e che abbia presentato domanda di riscatto nel Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti il 31 gennaio 2025; considerando una retribuzione lorda degli ultimi 12 mesi meno remoti pari a 32.170 euro, l’importo da pagare per riscattare quattro anni è pari a 42.464,4 euro (32.170x33% =10.616,1 x 4 anni = 42.464,4).”
La domanda per il riscatto della laurea può essere presentata online all’INPS. Il pagamento può essere effettuato in un’unica soluzione oppure in rate mensili senza interessi (fino ad un massimo di 120).
Riscatto della laurea: le possibili novità in arrivo
Come anticipato, il maxi emendamento a firma del governo presentato al testo della Legge di Bilancio 2026, nella parte dedicata alla previdenza va a modificare pesantemente anche le regole per il riscatto della laurea.
La proposta presentata, infatti, prevede una penalizzazione che ridurrà l’impatto del riscatto fino a 2 anni e mezzo. Nello specifico, introduce una sterilizzazione parziale dei periodi oggetto di riscatto che interviene sul calcolo dei requisiti previdenziali ma non su quello dell’assegno spettante.
A partire dal 2031, il periodo riscattato sarà tagliato di 6 mesi per ogni anno, fino al 2035. Il riscatto quindi sarà ridotto gradualmente:
- 6 mesi dal 2031;
- 1 anno dal 2032;
- 18 mesi dal 2033;
- 2 anni dal 2034;
- 30 mesi dal 2035.
Il che significa che, dal 2035, su una laurea triennale potranno essere riscattati efficacemente solo 6 mesi. Per una laurea magistrale (5 anni) il periodo riscattabile sarà dimezzato.
Le reazioni non si sono fatte attendere, anche da parte della maggioranza, con la stessa Premier Meloni che ha dichiarato esplicitamente che “nessuno che ha riscattato la laurea vedrà cambiata l’attuale situazione”. “Qualsiasi modifica dovesse intervenire sarà solo per il futuro, l’emendamento in questo senso deve essere corretto” ha poi aggiunto.
Nella giornata del 18 dicembre sono quindi stati depositati nuovi sub-emendamenti che riscrivono la norma, con la maggioranza che però al momento resta divisa.
Forza Italia lascia il meccanismo immutato, salta però la retroattività prevedendo che “le anzianità contributive coinvolte oggetto di richiesta di riscatto” saranno quelle “a decorrere dal 1 gennaio 2026”.
Lega e Fratelli d’Italia, invece, sopprimono direttamente la norma prevedendo tuttavia due forme di compensazione. Fratelli d’Italia prevede a decorrere dal 1 gennaio 2031 un aumento del massimale annuo della base contributiva e pensionabile del 15 per cento. La copertura prevista dalla Lega agisce attraverso un incremento dell’IRAP sulle banche a partire dal 2031 da 0,2 punti percentuali fino a 4 punti nel 2035.
Il futuro del riscatto della laurea è dunque ancora tutto da definire, lasciando non poca incertezza a chi ha già riscattato i periodi e a chi ha avviato le procedure.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Riscatto della laurea: come funziona oggi e cosa cambia con la Legge di Bilancio 2026?