Professionisti e crisi economica, FNC e CNDCEC: sono i lavoratori più colpiti

Tommaso Gavi - Commercialisti ed esperti contabili

Professionisti e crisi economica, il documento di studio dell'Osservatorio di FNC e CNDCEC, diffuso con il comunicato stampa del 3 giugno 2020, mostra che tali lavoratori sono i più colpiti dalla crisi: negli ultimi 12 anni hanno perso circa 13 mila euro per occupato. I numeri e i dettagli dell'approfondimento.

Professionisti e crisi economica, FNC e CNDCEC: sono i lavoratori più colpiti

Professionisti e crisi economica, lo studio dell’Osservatorio di FNC e CNDCEC, diffuso con il comunicato del 3 giugno 2020, mostra che tale categoria di lavoratori è la più colpita.

Negli ultimi 12 anni i professionisti hanno perso circa 13 mila euro per occupato.

Dal 2008, anno di inizio della crisi economica in Italia, la categoria ha avuto un calo di produttività del 20%.

A livello nazionale, invece, sono andati persi in media 2384 euro, con un calo di produttività del 3,8%.

Nel periodo compreso tra il 2007 e il 2019, mentre la crescita generale dell’occupazione si attesta al 2%, quella dei professionisti ha raggiunto il 28%.

In altre parole è cresciuta l’offerta di servizi ma in misura maggiore rispetto alla domanda.

Ciò ha portato alla perdita, per ogni lavoratore, di circa il 21,5% del valore aggiunto.

Professionisti e crisi economica: i dettagli dello studio FNC e CNDCEC

Lo studio dell’Osservatorio del Consiglio e della Fondazione nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili, diffuso con il comunicato stampa del 3 giugno 2020, fornisce una fotografia dei professionisti durante la crisi economica.

FNC e CNDCEC - Studio del 3 giugno 2020
Osservatorio liberi professionisti.

Negli ultimi 12 anni la perdita per ciascun occupato, per i professionisti, si attesta a circa 13 mila euro.

Dal 2008, anno di inizio della crisi economica in Italia, i soggetti hanno registrato un calo di produttività del 20%, mentre a livello nazionale le perdite ammontano a 2384 euro e il calo di produttività al 3,8%.

In controtendenza sono anche i dati relativi all’occupazione: mentre la crescita generale si attesta al 2%, quella dei professionisti raggiunge il 28%.

La crescita dell’offerta dei servizi non è stata accompagnata dallo stesso andamento della domanda, procurando un abbassamento del reddito di, appunto, 13 mila euro e un calo del valore aggiunto di circa il 21,5%.

All’interno del documento di studio di FNC e CNDCEC viene fornita anche una panoramica generale: nel periodo individuato il settore dei lavoratori dipendenti ha perso 669 mila occupati, che in termini percentuali si attestano all’11,2%.

Nello stesso arco di tempo l’occupazione del lavoro dipendente è cresciuta del 6,7%, con un aumento di 1 milione e 135 mila occupati.

I liberi professionisti, nel complesso, sono cresciuti di 310 mila lavoratori, per il 27,6%.

Il calo del settore dei lavoratori indipendenti è in effetti causato dalla diminuzione del 15% dei lavoratori autonomi, principalmente artigiani e commercianti, che sono calati di 396 mila occupati.

Professionisti e crisi economica: i dati delle categorie di lavoratori e il commento del presidente Miani

Il documento prodotto dall’Osservatorio FNC e CNDCEC concentra parte dell’analisi sul settore “Attività professionali, scientifiche e tecniche, amministrazione e servizi di supporto”.

Tale settore contiene quasi tutte le professioni socio-economiche, giuridiche e tecniche.

L’approfondimento si basa sui dati Istat che indicano il valore aggiunto per ogni occupato, il principale indicatore della produttività del lavoro.

Tale indicatore passa da 58.986 euro a 46.301 euro, rispetto alla media nazionale di 60.770 euro.

Il sottoinsieme delle “Attività professionali, scientifiche e tecniche” mostra una riduzione del valore aggiunto per occupato, in dodici anni, di 13.729 euro.

La riduzione in termini percentuali si attesta sul 19,3%.

Dai 71.302 euro del 2007 si passa a 57.573 del 2019: mentre prima la produttività del settore superava quella nazionale (113%), dopo la crisi è scesa ad un livello inferiore (94%).

Le rielaborazioni dei dati Istat, che sono in seguito riportate, mostrano che le professioni giuridiche ed economiche hanno avuto un crollo di quasi il 17%, mentre quelle tecniche di circa il 20,4%.

In merito il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Massimo Miani, dichiara quanto segue:

“I numeri fornitici dal nostro Osservatorio certificano una profonda distorsione del mercato del lavoro che, soprattutto nelle mutate condizioni conseguenti alla crisi del 2008, continua a generare un sovraffollamento del sistema e un eccesso di offerta che deprime il valore dei servizi prestati. Gli Ordini professionali sono da tempo in crisi e non è più possibile che dalla politica vengano trattati come delle corporazioni e che i singoli professionisti siano ancora percepiti come dei privilegiati, secondo una visione ormai del tutto obsoleta. L’esclusione dall’accesso al credito a fondo perduto è solo l’ultima dimostrazione di una disattenzione nei confronti di questo pezzo tanto significativo del mondo del lavoro.”

Miani si esprime poi sugli stati generali delle professioni che, sottolinea, sono:

“Un’occasione utile inoltre a sottolineare il grande contributo che il sistema ordinistico potrebbe fornire ad uno snellimento della burocrazia se si portasse a compimento il jobs act degli autonomi, che prevedeva di delegare alle professioni funzioni proprie della Pubblica amministrazione.”

A supporto dell’analisi dell’Osservatorio sono state fornite due tabelle.

La prima è relativa agli occupati per profilo professionale negli anni 2007 e 2019.

Profilo professionale 2007 2019 Variazione in percentuale
TOTALE OCCUPATI 22.894 23.360 +2,0%
di cui DIPENDENTI 16.913 18.048 +6,7%
di cui INDIPENDENTI 5.981 5.312 -11,2%
Imprenditore 316 272 -13,9%
Libero professionista 1.125 1.436 +27,6%
Lavoratore in proprio 3.595 3.057 -15,0%
Coadiuvante familiare 418 299 -28,6%
Socio di cooperativa 47 30 -37,2%
Collaboratore 479 219 -54,3%

La seconda è relativa al valore aggiunto per occupato per settori di attività, negli anni 2007 e 2019.

Settori di attività 2007 2019 Variazione Variazione in percentuale
TOTALE ATTIVITA’ ECONOMICHE 63.154 60.770 -2.384 -3,8%
AGRICOLTURA, SILVICOLTURA E PESCA 33.147 35.356 2.209 6,7%
INDUSTRIA 68.104 70.915 2.811 4,1%
COSTRUZIONI 54.322 44.045 -10.278 -18,9%
SERVIZI 64.579 61.091 -3.488 -5,4%
Commercio all’ingrosso e al dettaglio, riparazione di autoveicoli e motocicli 42.558 48.762 6.205 14,6%
Trasporti e magazzinaggio 81.926 73.365 -8.561 -10,4%
Servizi di alloggio e di ristorazione 43.577 35.154 -8.423 -19,3%
Servizi di informazione e comunicazione 89.113 90.190 1.076 1,2%
Attività finanziarie e assicurative 116.172 130.075 13.902 12,0%
Attività professionali, scientifiche e tecniche, amministrazione e servizi di supporto 58.986 46.301 -12.686 -21,5%
Attività professionali, scientifiche e tecniche 71.302 57.573 -13.729 -19,3%
Attività legali e contabilità, attività di sedi centrali, consulenza gestionale, attività degli studi di architettura e d’ingegneria, collaudi e analisi tecniche 66.229 54.498 -11.731 -17,7%
Attività legali e contabilità, attività di sedi centrali, consulenza gestionale 69.984 58.147 -11.837 -16,9%
Attività degli studi di architettura e d’ingegneria, collaudi e analisi tecniche 58.184 46.337 -11.847 -20,4%
Attività amministrative e di servizi di supporto 42.425 33.146 -9.279 -21,9%
Amministrazione pubblica e difesa, assicurazione sociale obbligatoria 72.127 78.708 6.582 9,1%
Istruzione 39.882 38.279 -1.603 -4,0%
Sanità e assistenza sociale 55.559 45.243 -10.315 -18,6%
Attività artistiche, di intrattenimento e divertimento, altre attività di servizi 63.883 59.074 -4.809 -7,5%
Attività artistiche, di intrattenimento e divertimento 60.141 54.956 -5.184 -8,6%
Altre attività di servizi 39.306 37.402 -1.904 -4,8%
Attività di famiglie e convivenze come datori di lavoro per personale domestico, produzione di beni e servizi indifferenziati per uso proprio da parte di famiglie e convivenze 12.689 11.631 -1.058 -8,3%

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