Pensioni, quota 41: cos’è e come funziona

Alessio Mauro - Pensioni

Quota 41, novità riforma pensioni: cos'è e come funziona? Ecco le ultime notizie e cosa farà il Governo Lega e M5S.

Pensioni, quota 41: cos'è e come funziona

Riforma pensioni, novità quota 41: cos’è e come funziona?

La quota 41 è sicuramente una delle novità della riforma pensioni Lega e M5S più attesa dai lavoratori.

Tutte le regole su chi potrà accedere alla pensione con la quota 41 e quali saranno i requisiti previsti, nonché le modalità di calcolo dell’assegno sono ad oggi basate su indiscrezioni: sebbene le ultime notizie diano per certa l’introduzione di nuove misure in materia di pensione, il nuovo Governo dovrà ancora metter mano al complesso capitolo previdenziale.

Capire come funziona la quota 41 è tuttavia più facile del previsto anche perché non si tratterebbe di una novità: si tratta di una misura già introdotta con la scorsa riforma delle pensioni ma esclusivamente per i precoci.

Cosa cambia, quindi? Dal 1° gennaio 2019 la pensione con quota 41 sarà rivolta a tutti e non vi saranno particolari requisiti anagrafici o lavorativi da rispettare se non quello relativo al versamento dei contributi.

In attesa di ulteriori sviluppi necessari per poter definire nel dettaglio cos’è la quota 41, cerchiamo di capire come funziona sulla base delle ultime notizie e novità emerse su cosa cambierà con la riforma delle pensioni Lega e M5S.

Riforma pensioni, novità: cos’è la quota 41?

Partiamo dal definire cos’è la quota 41: si tratta di uno strumento che permetterà ai lavoratori che avranno versato 41 anni di contributi di andare in pensione senza alcun vincolo di età.

È soltanto una delle mosse del nuovo Esecutivo che si affianca ad ulteriori misure, tra le quali la quota 100 e la proroga dell’Opzione donna.

Come già anticipato, quello che intende fare il Governo Lega e M5S è soltanto estendere una misura già introdotta: la riforma pensioni inserita in Legge di Bilancio 2017 aveva introdotto, tra le novità, la quota 41 per i lavoratori precoci, ovvero per chi aveva lavorato per almeno 12 mesi prima del compimento dei 19 anni di età.

Inoltre, rispetto ad oggi, verrebbero eliminati ulteriori requisiti, ovvero:

  • essere in stato di disoccupazione per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale e aver esaurito completamente da almeno 3 mesi la prestazione per la disoccupazione;
  • assistere da almeno 6 mesi al momento della richiesta il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità (articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104);
  • possedere una riduzione della capacità lavorativa riconosciuta almeno al 74%;
  • essere lavoratori dipendenti impiegati in attività usuranti ovvero per le quali è richiesto lo svolgimento di mansioni particolarmente difficoltose e rischiose.

Sulla base delle ultime notizie in materia di pensioni, invece, la quota 41 sarà per tutti a partire dal 1° gennaio 2019: non mancano, tuttavia, dubbi e criticità.

Se da un lato è facile spiegare cos’è, ad oggi non è dato sapere come funzionerà la quota 41 per tutti. Le ultime notizie parlano di un possibile calcolo con metodo contributivo, il che andrebbe ovviamente a penalizzare gran parte dei lavoratori.

Mancano, inoltre, dati certi sulle coperture necessarie per superare il requisito previsto per i lavoratori precoci ed estendere la misura a chiunque abbia lavorato per almeno 41 anni nella sua vita.

Pensioni, come funziona quota 41: tutte le ultime notizie

Tra i punti da chiarire circa la riforma pensioni 2019 vi sono innanzitutto le regole per il calcolo della pensione: con la quota 41 potrebbe essere introdotto il metodo contributivo sui versamenti effettuati a partire dal 1996 per i lavoratori con più di 18 anni di contributi prima dell’entrata in vigore della riforma Dini (fino al 31/12/1995).

È questa una delle novità più critiche in merito alle nuove pensioni e alla quota 41 per tutti. Quanto si perderebbe sull’assegno? È questo il principale problema da affrontare, per il quale il primo ad esporsi è stato Alberto Brambilla, tecnico della Lega che potrebbe essere nominato come vice Ministro del Lavoro.

Se la quota 41 adotterà il calcolo contributivo dell’assegno a perderci saranno quei lavoratori che hanno beneficiato di aumenti di stipendio nel corso della carriera lavorativa e, rispetto al calcolo con sistema retributivo, la pensione diminuirebbe del 10% circa.

Una sforbiciata netta che, tuttavia, sarebbe quasi indispensabile per l’entrata in vigore della quota 41 per tutti e non solo per i precoci: per le novità da introdurre con la riforma pensioni Lega e M5S sono stati messi in preventivo 5 miliardi di euro l’anno e sforare tale soglia comporterebbe ulteriori rischi sul fronte dei conti pubblici.

Quota 41,5: aumentano i requisiti dal 2019?

Ulteriore problema che Lega e M5S dovranno affrontare riguarda l’aumento dei requisiti necessari per accedere alla pensione con quota 41: a partire dal 2019 l’adeguamento all’aspettativa di vita porterà ad un incremento di 5 mesi e pertanto potremmo presto trovarci a dover parlare di quota 41,5.

Inoltre, al fine del perfezionamento dei requisiti previsti, potranno essere fatti valere un massimo di due anni di contributi figurativi: penalizzati sarebbero i lavoratori più deboli che hanno affrontato, ad esempio, periodi di mobilità o cassa integrazione.

Nettamente contrari a molte delle indiscrezioni e delle novità trapelate nelle ultime ore sono proprio i lavoratori che hanno iniziato a lavorare da giovanissimi e che hanno ormai raggiunto la cosiddetta quota 41.

Dovrà darsi da fare il nuovo Governo Lega e M5S, il quale rischia di deludere molti degli italiani che nelle scorse elezioni si sono fidati delle proposte e dei programmi dei due schieramenti.