Partite IVA, la norma salva-liquidità tenta la via del Milleproroghe 2026

Partite IVA, si gioca d'anticipo sulla proroga degli acconti IRPEF 2026. Un emendamento al decreto Milleproroghe chiede di riproporre la norma sul versamento a rate della seconda quota di acconto in scadenza a novembre

Partite IVA, la norma salva-liquidità tenta la via del Milleproroghe 2026

Partite IVA, già si lavora alla proroga degli acconti IRPEF di novembre.

Un emendamento al decreto Milleproroghe 2026 tenta di riproporre la norma “salva-liquidità” per le realtà di ridotte dimensioni.

La proposta tuttora in corsa e sulla quale si attendono i voti della Commissione Bilancio della Camera punta a estendere per il periodo d’imposta 2026 la possibilità di rinvio a gennaio, con pagamento a rate, del maxi acconto di novembre.

La logica alla base dell’emendamento è chiara: evitare di arrivare a ridosso della scadenza senza elementi certi, e compiere un nuovo passo per mantenere la promessa di una migliore distribuzione del carico fiscale per le partite IVA, così come previsto dalla legge delega sulla riforma del Fisco.

Partite IVA, nel Milleproroghe 2026 l’emendamento per riproporre la proroga del maxi acconto IRPEF di novembre

L’emendamento presentato in Commissione Bilancio della Camera dai deputati Tirelli e Romano (Noi Moderati) riprende le fila della norma introdotta con il decreto legge n. 155/2024, che al comma 1 dell’articolo 7-quater ha introdotto, per il solo periodo d’imposta 2024, la possibilità per le partite IVA di rinviare il versamento del secondo acconto.

A beneficiarne esclusivamente le persone fisiche titolari di partita IVA, e quindi professionisti e ditte individuali, entro la soglia di 170.000 euro di ricavi e compensi in relazione al periodo d’imposta precedente. Nel perimetro degli ammessi al rinvio anche i titolari in contemporanea di reddito agrario e reddito d’impresa, con calcolo della soglia dimensionale sulla base del volume d’affari complessivo.

La richiesta presentata in fase di conversione del decreto Milleproroghe 2026 punta a riproporre la norma anche nel 2026, senza modifiche di rilievo.

L’appuntamento del 30 novembre 2026 verrebbe rinviato al 16 gennaio 2027, con la contestuale possibilità di rateizzare i pagamenti in cinque quote, fino al mese di maggio.

La proroga e la possibilità di diluire il versamento del secondo acconto si applicherebbe all’IRPEF e alle relative imposte sostitutive, quindi anche ai forfettari, mentre così come avvenuto nel 2024 ne resterebbero esclusi i contributi INPS e i premi INAIL.

Partite IVA, sull’ingorgo di novembre si attende la riforma fiscale

L’emendamento mira a riproporre una misura sperimentale sulla quale sono stati vani i tentativi di proroga anche per il 2025.

Nel corso dell’iter di Bilancio era stato infatti il Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, a fermare le richieste di intervento sulla maxi-scadenza degli acconti di novembre, alla luce della mancanza di risorse di copertura.

Un passo indietro rispetto a una disposizione temporanea, prevista per il 2023 e successivamente per il 2024 (seppur in extremis rispetto alla scadenza ordinaria di versamento), che è però uno degli obiettivi delineati dalla legge delega sulla riforma fiscale.

L’articolo 5 della legge delega n. 111/2023 prevede infatti, sul fronte dei principi relativi alla revisione della tassazione dei redditi di lavoro autonomo, “una migliore distribuzione del carico fiscale nel tempo” per lavoratori autonomi, imprenditori individuali e partite IVA soggette all’applicazione degli ISA.

La promessa di versamenti “mensilizzati” resta quindi una delle misure della riforma fiscale ancora da attuare, e l’emendamento al Milleproroghe 2026 prova a giocare d’anticipo quantomeno sulle scadenze dell’anno in corso.

Il costo dell’operazione è stimato in 688 milioni di euro per l’anno 2026, per la cui copertura si propone di attingere dal FISPE (Fondo per interventi strutturali di politica economica).

Resta da valutare l’esito della proposta, e in tal senso diventa centrale monitorare l’iter che nelle prossime settimane porterà alla chiusura dei lavori per la conversione in legge del decreto n. 200/2025.

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