A chi conviene il regime forfettario 2019?

Rosy D’Elia - Irpef

Regime forfettario 2019: conviene? I benefici e gli elementi per il calcolo della convenienza nelle analisi dell'Ufficio Parlamentare di Bilancio e un caso pratico di confronto tra professionisti che applicano regime forfettario e regime ordinario.

A chi conviene il regime forfettario 2019?

Conviene il regime forfettario? Gli elementi per valutarlo nel documento di analisi sulla Manovra redatto dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio. E per i professionisti un caso pratico di confronto con il regime ordinario delineato da Alessandro Pratesi, giornalista pubblicista e dottore commercialista, durante il convegno “La legge di Bilancio 2019 e i provvedimenti collegati”, organizzato dall’Associazione Nazionale Commercialisti Roma il 21 febbraio 2019.

Il regime di tassazione sostitutiva Irpef con aliquota del 15% fino a 65.000 euro di ricavi\compensi annui conviene soprattutto ai professionisti ma presenta vantaggi anche le imprese.

In media con il passaggio dalla tassazione Irpef alla flat tax del 15% e grazie all’esenzione IVA e all’agevolazione sui contributi INPS il risparmio previsto per i titolari di partita IVA è pari a circa 5.300 euro all’anno.

Sono i lavoratori autonomi titolari di partita IVA a beneficiare in media di un vantaggio maggiore: rispetto agli imprenditori individuali con il passaggio alla flat tax del 15% e al regime forfettario 2019 risparmieranno circa 2.000 euro in più.

Il calcolo è stato effettuato dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio nell’analisi sugli effetti delle novità contenute nella Legge di Bilancio 2019.

Regime forfettario 2019: a chi conviene la flat tax e quanto si risparmia

La Legge di Bilancio 2019 ha dato il via alla riforma della tassazione per imprese e professionisti: con l’estensione dei limiti di accesso al regime forfettario è partita la flat tax al 15% (5% per le nuove attività).

Possono aderire al regime di tassazione sostitutiva Irpef i titolari di partita IVA che, nel rispetto degli ulteriori requisiti previsti, non superano il limite di 65.000 euro in relazione a ricavi o compensi.

La Legge di Bilancio 2019 ha introdotto nuovi requisiti e limiti per l’accesso. Sono esclusi dal regime forfettario 2019 i titolari di partita IVA che partecipano contemporaneamente all’esercizio dell’attività, a società di persone, ad associazioni o a imprese familiari e coloro che controllano direttamente o indirettamente SRL che esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte.

Inoltre, è previsto il divieto di accesso al regime forfettario per i titolari di partita IVA che percepiscono compensi da soggetti dai quali hanno percepito redditi da lavoro dipendente nei due anni precedenti o da soggetti agli stessi direttamente o indirettamente riconducibili.

A partire dal 1° gennaio 2020, poi, sarà introdotta l’imposta sostitutiva del 20% sulla quota di ricavi compresa tra i 65.001 e i 100.000 euro, sottraendo tali ricavi dalla progressività Irpef.

A fare il sunto delle novità fiscali previste dalla Legge di Bilancio 2019 è l’UPB nel corso dell’Audizione tenutasi presso le Commissioni bilancio di Camera e Senato.

Di particolare interesse è il calcolo su quanto si risparmia con la flat tax: i contribuenti in regime forfettario che scelgono di assoggettare i propri ricavi a tassazione sostitutiva del 15% devono valutare, innanzitutto, quando conviene e a chi conviene.

Flat tax al 15%: i vantaggi per le partite IVA del nuovo forfettario

I titolari di partita IVA, imprese e professionisti, che rientrano nel nuovo limite di ricavi di 65.000 euro e che esercitano l’opzione per la flat tax, sono esonerati dalle addizionali Irpef, dall’Irap, sono esclusi dal regime IVA e beneficiano dello sconto del 35% sui contributi INPS.

L’applicazione del regime forfettario inoltre influisce sul livello di reddito da sottoporre a tassazione: il reddito di impresa viene determinato in modo forfettario applicando ai ricavi un coefficiente di redditività, differenziato per settore.

Oltre all’applicazione dell’imposta sostitutiva Irpef del 15%, è l’esenzione IVA uno dei vantaggi del regime forfettario anche nel 2019 e così come riportato nella relazione dell’UPB,

“Se il lavoratore autonomo (o l’imprenditore) è in grado di applicare un prezzo di vendita pari al prezzo al lordo dell’IVA praticato in precedenza, incrementerà i ricavi (la componente IVA non dovrà più essere versata) e quindi il reddito. L’IVA pagata sui propri acquisti costituirà invece in ogni caso un aggravio.”

L’esenzione riguarda, attualmente, anche l’obbligo di fatturazione elettronica, che ha debuttato il 1° gennaio 2019.

Ai vantaggi sopra elencati si aggiunge tuttavia un aspetto negativo: la flat tax al 15% esclude i titolari di partita IVA dalla possibilità di beneficiare di detrazioni e deduzioni Irpef ed è soprattutto su questo punto che è necessario soffermarsi quando ci si chiede se conviene o meno aderire al regime forfettario, in relazione a quella che è la propria specifica situazione.

Regime forfettario 2019: quanto si risparmia con la flat tax

Dopo una veloce disamina delle novità principali che riguardano il regime forfettario a partire dal 1° gennaio 2019, vediamo quali sono i benefici della flat tax.

Così come sottolineato dall’UPB, i provvedimenti ad oggi previsti dalla Legge di Bilancio 2019 comportano un beneficio medio complessivo per i contribuenti coinvolti di circa 5.300 euro pari a circa il 16,9 per cento del loro reddito, di cui circa la metà deriva dal passaggio dall’Irpef alla tassazione sostitutiva, 5 punti sono dovuti all’esclusione dal regime IVA e i restanti 4,2 all’agevolazione contributiva.

Il risparmio medio è ancora maggiore per i contribuenti che aderiranno all’imposta sostitutiva del 20% fino a 100.000 euro che entrerà in vigore dal 2020: sarà pari a circa 5.700 euro contro circa 5.100 di coloro che aderiscono al forfettario.

I professionisti, tuttavia, pur avendo un vantaggio maggiore sul versante dell’imposta sul reddito - circa 9,6 punti percentuali - non beneficiano della riduzione dei contributi INPS, prevista invece per coloro che operano in regime di impresa. A questo proposito, è da sottolineare come in ogni caso l’agevolazione contributiva corrisponda a minori accantonamenti per la futura pensione.


(Fonte: Audizione del Presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, 12 novembre 2018)

L’analisi dell’UPB è stata svolta in considerazione del fatto che:

a sostanziale parità di ricavi (compresi tra 65.000 e 100.000 euro), gli imprenditori presentano mediamente costi degli input produttivi significativamente più elevati e quindi un reddito inferiore dei lavoratori autonomi. Questi ultimi dunque godono di un maggiore risparmio derivante dall’eliminazione dell’imposta progressiva (30 punti di reddito contro i 25 degli imprenditori). Per la stessa ragione l’incidenza del risparmio dovuto all’esclusione dal regime IVA, connesso con il volume delle vendite, è in rapporto al reddito più elevato per le imprese individuali (8,5 punti rispetto ai 4,5 punti degli autonomi).

Regime forfettario 2019 e regime ordinario: il caso pratico di professionisti a confronto

Durante il convegno “La legge di Bilancio 2019 e i provvedimenti collegati”, organizzato dall’Associazione Nazionale Commercialisti Roma il 21 febbraio 2019, Alessandro Pratesi nell’analisi del regime forfettario 2019 con una carrellata di casi pratici ha evidenziato il vantaggio che ne deriva.

Il vantaggio è così appetibile che potrebbe avere anche qualche conseguenza negativa, sottolinea:

“Potrebbe spingere il contribuente a sottofatturare per restare entro la soglia, potrebbe generare una concorrenza sleale tra chi è in regime ordinario e regime forfettario perché il forfettario fattura senza IVA, e questo diventa vantaggioso per il privato. E infine potrebbe portare a uno smembramento degli studi associati”.

A sostegno della sua tesi, il giornalista e dottore commercialista porta come esempio, tra gli altri, il caso di due professionisti: uno con compensi pari a 65.000 euro che applica il regime forfettario e uno con compensi pari a 70.000 euro che applica il regime ordinario.

I costi, considerati per i due professionisti, sono gli stessi.

Anno 2019Professionista forfettarioProfessionista ordinarioDifferenza
Compensi 65.000 70.000 +5.000
Costi 15.000 15.000 0
Reddito 50.700 55.000 +4.300
Contributi 7.098 7.700 +602
Reddito imponibile 43.602 47.300 +3.698
Imposte 6.540 15.004 +8.464
Mancato recupero Iva 1.500 0 -1.500
Reddito disponibile 35.562 32.296 -3.266

Il coefficiente di redditività per entrambi è pari al 78%, mentre i contributi previdenziali indicati sono determinati applicando la percentuale del 14%. L’addizionale Irpef stimata è pari all’1,50%. E si prevede che l’Iva gravi solo parzialmente sui costi per un totale di 1.500 euro di imposta.

Pratesi sottolinea che da un confronto di questo tipo emerge che:

“Nonostante il professionista con regime ordinario fatturi compensi superiori per 5.000 euro, dopo la determinazione delle imposte dispone di 3.266 euro in meno rispetto al collega con regime forfettario. È di chiara evidenza che il professionista con regime ordinario, ove ne avesse avuto l’opportunità, avrebbe potuto differire al 2019 l’incasso di almeno 5.000 euro per restare entro il limite che gli avrebbe consentito sia un risparmio fiscale e contributivo sia la disponibilità di un maggior reddito”.

Flat tax 20%: la “trappola della povertà” per gli esclusi dal regime forfettario

Se è vero che ci sono dei benefici, è vero anche che, in uno sguardo su tutto il sistema, bisogna considerare l’altra faccia della medaglia: i possibili effetti distorsivi: questo è quanto evidenziato anche dalle conclusioni finali contenute nella relazione sull’Audizione che l’Ufficio Parlamentare di Bilancio.

L’estensione del regime forfettario fino a 65.000 euro dal 2019 comporterà rilevanti effetti sull’efficienza (in termini di incentivi al lavoro e alla crescita dimensionale dell’attività) e sull’equità verticale e orizzontale complessiva del sistema.

Tuttavia, gli aspetti negativi si riscontrano soprattutto nel passaggio tra regime forfettario con flat tax al 15% e quello con imposta sostitutiva del 20% in caso di ricavi superiori a 65.000 euro e fino a 100.000 euro.

L’UPB la chiama trappola della povertà, effetto dovuto al disegno di tassazione per classi e non per scaglioni. Infatti, se un aumento dei ricavi fa superare la soglia del regime forfettario, tutto il reddito subisce un incremento di aliquota di cinque punti e non solo la parte eccedente, come accade nel caso di imposta per scaglioni.

L’incremento dei ricavi di un euro oltre la soglia dei 65.000 euro fa perdere circa 5.900 euro di reddito disponibile, sia per l’incremento dell’aliquota sia per la perdita dell’agevolazione contributiva; tenendo fissi i costi, occorrerebbero circa 10.000 euro di maggior reddito per recuperare tale perdita.

Stesso rischio anche nel caso di superamento della soglia di 100.000 euro di ricavi o compensi e quindi il conseguente passaggio alla tassazione Irpef ordinaria per aliquote e scaglioni. In questo caso il superamento della soglia implica maggiori imposte per circa 4.300 euro.

L’attuale disegno di riforma fiscale fa emergere quindi un forte disincentivo all’aumento dei ricavi, con il conseguente rischio di incentivo all’evasione ed all’elusione fiscale ed alla frammentazione imprenditoriale e professionale.

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