Partite IVA, stretta sulle frodi: l'Agenzia delle Entrate punta a intensificare i controlli, con un totale di 9.000 chiusure d'ufficio nel 2026. Chi sono i contribuenti a rischio? L'analisi della norma che consente lo stop forzato in ottica anti-evasione
Partite IVA, stretta sulle frodi con 9.000 chiusure nel corso del 2026.
L’Agenzia delle Entrate delinea nel PIAO 2026-2028 il target numerico sul fronte dei controlli in ottica anti-evasione, confermando l’attenzione sul fenomeno delle partite IVA “apri e chiudi”.
L’obiettivo è individuare tempestivamente i casi di attività nate per restare in vita solo pochi mesi e che in un lasso temporale ristretto emettono un volume anomalo di fatture, incassano l’IVA dai clienti ma non la versano allo Stato.
La chiusura forzata della partita IVA è una novità relativamente recente, introdotta dalla Manovra 2023 e ulteriormente potenziata per il 2024. L’analisi del rischio detta le scelte operative del Fisco, con conseguenze anche in caso di successiva richiesta di riapertura.
Chi sono quindi i contribuenti all’attenzione del Fisco? L’analisi della norma è il passaggio fondamentale per circoscrivere il perimetro dei controlli sulle attività fittizie.
Partite IVA apri e chiudi: 9.000 stop forzati nel 2026, si arriverà a 10.000 entro il 2028
Nel panorama delle nuove strategie sul fronte dei controlli fiscali, il PIAO 2026-2028 pubblicato dall’Agenzia delle Entrate parte dalla necessità di migliorare le attività di accertamento e favorire il recupero del gettito.
L’obiettivo è quindi incrementare non solo sul fronte quantitativo, ma anche qualitativo, le verifiche anti-evasione, utilizzando la leva della digitalizzazione dei processi per l’analisi dei dati. Le attività di monitoraggio del rischio evasione, effettuate insieme alla Guardia di Finanza, sono il primo passo per intercettare i fenomeni di frode ed è in questo ambito che diventa centrale il lavoro per il contrasto alle partite IVA apri e chiudi.
Come detto, l’obiettivo fissato è di 9.000 partite IVA chiuse nel corso del 2026 nell’ambito delle attività disciplinate dall’articolo 35, commi 15-bis e 15 bis 1, del DPR 633/1972, numero che è pari a 9.500 nel 2027 e a 10.000 nel corso del 2028.
La norma punta a ripulire l’Anagrafe Tributaria dalle posizioni “fantasma” o fraudolente, con un lavoro di cernita capillare delle posizioni ritenute a rischio.
Partite IVA, la chiusura forzosa parte dall’analisi del rischio
Quali sono i criteri per individuare le posizioni IVA da sottoporre a chiusura? Il grado di pericolosità fiscale è l’elemento che guida l’operato del Fisco.
Sulla base di quanto previsto dall’articolo 35, comma 15-bis del DPR IVA, all’atto dell’apertura di una nuova partita IVA l’Agenzia delle Entrate effettua controlli automatizzati volti a individuare elementi di rischio e utili per l’effettuazione di controlli in sede presso l’attività.
Sulla base di quanto indicato dall’Agenzia delle Entrate, la valutazione del rischio avviene su tre livelli:
- elementi di rischio riconducibili al titolare della ditta individuale, al lavoratore autonomo o al rappresentante legale di società, associazione o ente, con o senza personalità giuridica. Tali elementi possono riguardare sia la presenza di criticità nel profilo economico e fiscale del soggetto sia la manifesta carenza dei requisiti di imprenditorialità, nonché di professionale e abituale svolgimento dell’attività del medesimo;
- elementi di rischio relativi alla tipologia e alle modalità di svolgimento dell’attività, rispetto ad anomalie economico-contabili nell’esercizio della stessa, strumentali a gravi o sistematiche condotte evasive;
- elementi di rischio relativi alla posizione fiscale del soggetto titolare della partita IVA, per il quale emergano gravi o sistematiche violazioni delle norme tributarie.
Si guarda quindi al rischio soggettivo, al rischio operativo e contabile e al rischio legato alla storia fiscale del contribuente.
Tre quindi le domande alle quali l’Agenzia risponde nelle attività di controllo:
- chi è il titolare della partita IVA;
- come lavora;
- che storia ha.
All’attenzione sono quindi non tanto le lievi difformità, ma un pattern di comportamento che può costituire un presupposto di evasione.
Prima della chiusura il confronto tra partita IVA e Fisco
Il lavoro di chiusura forzosa non è a senso unico, e al contrario prevede un preventivo confronto con il contribuente.
Sulla base delle risultanze delle attività di analisi, l’Agenzia delle Entrate invita il contribuente per l’esibizione dei documenti contabili obbligatori e di ogni altro documento che attesti l’effettivo esercizio di un’attività economica e per dimostrare, sulla base di documentazione idonea, l’assenza dei profili di rischio individuati.
La chiusura della partita IVA avviene in caso di esito negativo dei controlli documentali così come in caso di mancata presentazione, con l’applicazione di una sanzione pari a 3.000 euro.
Si evidenzia inoltre che la Legge di Bilancio 2024 ha chiuso un “buco normativo”: la sanzione e il blocco scattano anche se il contribuente chiude volontariamente la partita IVA nei 12 mesi precedenti al provvedimento, se l’Ufficio accerta che c’erano comunque i presupposti per la chiusura forzosa.
Nuova partita IVA con garanzia obbligatoria
La chiusura d’ufficio della partita IVA non è irreversibile. Lo stesso soggetto può richiedere una nuova posizione per operare come imprenditore, lavoratore autonomo o rappresentante di società, associazione o ente, previo rilascio di una garanzia economica.
La nuova partita IVA potrà essere richiesta con l’accompagnamento di una polizza fideiussoria o fideiussione bancaria di durata di tre anni e per un importo pari almeno a 50.000 euro.
In presenza di debiti fiscali pregressi di ammontare superiore a 50.000 euro, la fideiussione deve coprire l’intero debito, tenuto conto di imposte, sanzioni e interessi maturati. Una condizione pesante volta a limitare il reiterarsi di comportamenti fraudolenti.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Partite IVA, 9.000 chiusure nel 2026: chi rischia lo stop forzato