Meloni conferma l'intenzione di prevedere la flat tax sugli aumenti di stipendio anche per il 2027: si va verso la prossima Manovra con costi di partenza molto alti
La stagione della Manovra 2027 si apre con una cattiva notizia: il rapporto deficit/PIL resta sopra il 3 per cento e l’Italia non uscirà in maniera anticipata dalla procedura di infrazione.
Il danno è più politico che economico perché impedisce al Governo di festeggiare questa vittoria. Ma le cifre che arrivano dall’ISTAT confermano una verità sempreverde quando c’è da costruire una nuova legge di bilancio: partendo da una lunga lista di desideri, è necessario individuare le priorità e agire di selezione.
In questo contesto la premier Giorgia Meloni fissa i suoi primi punti fermi:
“Nel privato abbiamo fatto la detassazione degli aumenti contrattuali, portata al 5 epr cento. È una misura che voglio confermare nella prossima legge di bilancio. Piano piano stiamo recuperando con i salari”, ha detto ieri sera, 22 settembre, intervistata da Bruno Vespa nel programma Porta a Porta.
Ed è sulla base di queste intenzioni che bisogna cominciare a fare i conti.
Verso la Manovra 2027: solo per le flat tax sugli stipendi serve circa un miliardo
La questione stipendi è sempre aperta perché nel rapporto con il costo della vita le retribuzioni reali restano sempre indietro. Lo hanno confermato anche gli ultimi dati OCSE sul tema: nelle altre grandi economie dei paesi OCSE le retribuzioni sono cresciute in media del 35 per cento dal 1990 al 2024, in Italia sono calate dell’1,6 per cento. E a confermare la rilevanza del problema sono proprio tutte le detassazioni che stanno costellando il sistema fiscale negli ultimi anni.
Come ha sottolineato lo scorso luglio l’Ufficio parlamentare di Bilancio, negli ultimi anni ci sono stati interventi continui sullo spazio fiscale di lavoratrici e lavoratori che hanno rappresentato un’ancora di salvezza, soprattutto per chi guadagna meno, ma hanno avuto anche un effetto boomerang. Le eccezioni alle regole standard hanno generato dei piccoli aumenti in busta paga, ma hanno indebolito la spinta a contrattare stipendi più alti.
Nella situazione attuale, con una nuova ondata inflazionistica in corso, è difficile tornare indietro e la protezione degli stipendi pesa necessariamente sull’economia della prossima Manovra.
Secondo i dati forniti dall’UPB, la flat tax citata da Meloni pesa 420 milioni di euro, ed è solo una delle tante misure da confermare per non far arretrare le buste paga.
Il pacchetto stipendi della scorsa Legge di Bilancio, infatti, conta diverse agevolazioni che scadranno a fine anno e che, quindi, richiedono nuovi stanziamenti per essere confermate.
La prima agevolazione a tramontare è il trattamento integrativo per lavoro notturno e straordinari nei giorni festivi che viene riconosciuto a lavoratrici e lavoratori del turismo che scade il 30 settembre: la misura è stata riconfermata più volte negli ultimi anni e anche per il 2027 serve una riprogrammazione. Nella relazione tecnica dell’ultima Manovra per quest’anno sono stati previsti 17 milioni di euro.
A questo intervento settoriale quest’anno si è affiancata anche una flat tax del 15 per cento sulle indennità di turno e sulle retribuzioni per lavoro svolto in orari notturni o festivi entro un massimo di 1.500 euro che comporta un costo, in termini di minori entrate, di 534,8 milioni di euro su un anno.
Per mantenere inalterate le agevolazioni sulle buste paga di lavoratori e lavoratrici dipendenti del settore privato, quindi, serve circa un miliardo.
| Importi interessati | Tipologia di flat tax/agevolazione ed eventuali limiti di applicazione | Limite di reddito di lavoro dipendente | Periodo di copertura |
|---|---|---|---|
| Aumento che deriva dai rinnovi contrattuali | 5 per cento | 33.000 euro | 2026 |
| Premi di produttività e partecipazione agli utili | 1 per cento fino a 5.000 euro | 80.000 euro | Fino al 2027 |
| Straordinari e maggiorazioni per lavoro notturno, in turni, nei giorni festivi e di riposo | 15 per cento fino a 1.500 euro | 40.000 euro | 2026 |
| Fringe benefit | Detassazione fino a 1.000 o 2.000 euro (con figli/e) | - | Fino al 2027 |
Verso la Manovra 2027: il costo di intenzioni e promesse supera già i 7 miliardi
Ma stando alle dichiarazioni di premier, vicepremier e Ministri delle ultime settimane, l’intenzione è quella di fare anche di più.
Quest’ultima Manovra della Legislatura rappresenta l’ultima chance di mantenere alcune vecchie promesse, come la detassazione delle tredicesime o un Fisco più leggero per i giovani che arrivano dal cantiere della riforma fiscale. Nel primo caso si ipotizza un intervento selettivo del valore di 500 milioni, nel secondo le proposte di intervento presentate lo scorso anno in Parlamento partono da un minimo di 200 milioni di euro.
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Ma c’è anche la necessità di un ulteriore taglio sull’IRPEF che, come insegna l’esperienza, parte da un costo base di 3 miliardi e di tenere fede alla parola data sull’eliminazione del bollo auto per alcune vetture, che per un solo anno costa 2,3 miliardi di euro.
Solo considerando questo pacchetto di misure, la Legge di Bilancio 2027 parte da una ipotetica spesa di circa 7 miliardi, quasi un terzo del valore complessivo dell’ultima Manovra approvata.
Ci sono da considerare, poi, i bonus casa, la cedolare secca per i negozi e tutte le altre possibili novità in ballo. Conto della serva alla mano, la prospettiva sembra chiara: l’unica strada per dare seguito a molte delle promesse di questi anni e degli ultimi mesi è la selettività.
Come già accaduto proprio per le flat tax sulle buste paga dello scorso anno, la possibilità di passare dalle parole ai fatti passa dalla capacità di definire in maniera chirurgica la platea di persone che potranno beneficiare di bonus e agevolazioni.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Verso la Manovra 2027: solo per lasciare intatti gli stipendi serve circa un miliardo