Si torna a parlare di una IRPEF più leggera per i giovani: le soluzioni possibili sono diverse e già pronte all'uso, ma l'ostacolo da superare in vista della prossima Manovra è la copertura economica
In casi più unici che rari le diverse anime del Parlamento sono tutte d’accordo. La necessità di far pagare meno tasse ai giovani è uno di questi.
L’idea di introdurre una imposta piatta e leggera al posto dell’IRPEF per i ragazzi e le ragazze è già nella lunga lista di desideri per la prossima Legge di Bilancio.
Perfino il solitamente abbottonato Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti ne ha parlato durante l’evento dell’8 settembre, che è stato organizzato dalla Lega, suo partito.
Trasferire la flat tax attualmente prevista sugli aumenti contrattuali sugli “eventuali aumenti di stipendio riconosciuti ai giovani dalle aziende” è una pista su cui si può lavorare, ma per il numero uno di via XX Settembre “ci vuole la collaborazione, chiaramente, dei datori di lavoro e la disponibilità da parte dello Stato dell’Amministrazione finanziaria”.
E in questa presa di posizione non deve sfuggire un dettaglio sostanziale: Giorgetti, profondo conoscitore dei conti pubblici, ipotizza il coinvolgimento dei datori di lavoro. Implicitamente sta dicendo che lo Stato da solo non ha le forze adeguate per supportare i giovani.
E i risultati si vedono: i dati che arrivano dal CNEL lo confermano: ragazzi e ragazze italiane partono sempre di più e tornano sempre meno. Tra il 2011 e il 2024 l’Italia ha perso, al netto dei rientri, oltre 440.000 ragazzi e ragazze tra i 18 e i 34 anni.
IRPEF ridotta o azzerata: una nuova idea di progressività per i giovani
Sulle modalità da seguire per riservare una tassazione più leggera ai giovani c’è l’imbarazzo della scelta e diverse proposte sono state già formulate dalla maggioranza dei partiti presenti alla Camera e al Senato in questo momento. D’altronde, anche la riforma fiscale aveva promesso delle agevolazioni mirate.
Il vero nodo da sciogliere in vista della prossima Manovra è far convivere efficacia e sostenibilità economica.
Una rosa di strade percorribili per accompagnare i più giovani al pagamento delle imposte arriva proprio dai lavori sulla Legge di Bilancio dello scorso anno, che si sono conclusi senza esiti positivi per i giovani. Nel campo delle possibilità, però, ce n’è per tutti i gusti.
Italia Viva ha firmato l’emendamento più costoso prevedendo una tassazione alternativa con aliquote al 10 per cento per i contribuenti con meno di 30 anni di età e al 20 per cento tra i 30 e i 40 anni. Il risultato sarebbe ben più vantaggioso del calcolo IRPEF ordinario (con aliquote del 23, 33, 43 per cento), di conseguenza la spesa sarebbe ingente, pari a 15 miliardi di euro all’anno.
Ma l’idea di una start tax è condivisa anche dagli altri partiti di opposizione che insieme hanno formulato una proposta più contenuta, ma sempre basata sulla progressività anagrafica.
| Fascia d’età del contribuente | Percentuale di riduzione dell’aliquota |
|---|---|
| Meno di 25 anni | 50 per cento |
| Tra i 25 e i 30 anni | 33 per cento |
| Tra i 31 e i 40 anni | 15 per cento |
In questo caso il costo sarebbe importante, ma non impossibile: 4 miliardi di euro.
Ancora più drastica, invece, ma anche priva di stime economiche è l’ipotesi tracciata da Azione che prevede una IRPEF azzerata per i redditi pari o inferiori a 20.000 euro per gli under 35 e per una durata di 5 anni.
Un’idea simile è arrivata al Senato anche lo scorso agosto sotto forma di disegno di legge targato Forza Italia: una esenzione completa per le persone tra i 24 e i 30 anni assunte a tempo indeterminato con un reddito fino a 50.000 euro avrebbe un tetto massimo di spesa di 6 miliardi all’anno.
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Una flat tax per spingere l’occupazione giovanile
Si creerebbe, così, una intersezione tra Fisco e Lavoro con la speranza di agevolare anche l’occupazione giovanile. E anche in questo caso ci sono altre possibili proposte pronte all’uso.
La Lega, facendo seguito a una proposta di legge presentata nella primavera 2025, ha ipotizzato una flat tax del 5 per cento fino a 40.000 euro di reddito per ragazzi e ragazze alla prima assunzione legata anche ad agevolazioni per i datori di lavoro. Nei lavori di costruzione della Manovra dello scorso anno questa soluzione ha assunto varie forme: in ogni caso si parte da un costo minimo di 200 milioni di euro che cresce in base alle diverse declinazioni.
E anche il PD ha messo nero su bianco l’idea di un’imposta sostitutiva del 5 per cento fino a 40.000 euro da legare all’attivazione di contratti a tempo indeterminato per gli under 35 con un costo pari a circa 4 miliardi nel corso di un triennio.
Tutte le opzioni emerse nell’ultimo anno denotano un interesse bipartisan sulla riduzione delle tasse per i giovani. Ma danno anche una misura dei costi da sostenere per tagliare davvero l’IRPEF ai più giovani: un eventuale intervento da inserire nella prossima Legge di Bilancio dovrà essere necessariamente ben delimitato.
Dalla tipologia di agevolazione al periodo di copertura, passando per la fascia d’età, ci sono diversi elementi su cui calibrare il peso delle imposte per i più giovani e contenere la spesa. Ma in questa operazione chirurgica si dovrebbe sempre tenere ben presente un aspetto: con delle politiche giovanili efficaci si investe sul futuro perché si agisce indirettamente anche sulla natalità, e quindi sulla spesa previdenziale e sull’equilibrio dei conti pubblici. Tutti aspetti centrali per la stabilità dell’Italia.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: IRPEF più leggera per i giovani: tante strade, un unico ostacolo