Flat tax partite IVA 2019: come funziona e chi può beneficiarne

Francesco Oliva - Imposte

Flat tax partite IVA 2019: soggetti beneficiari, come funziona e possibili effetti distorsivi.

Flat tax partite IVA 2019: come funziona e chi può beneficiarne

Il Governo ha inserito nel decreto fiscale la flat tax al 15%: si tratta, di fatto, di un estensione dell’attuale regime forfettario a imprese e lavoratori autonomi fino a 65.000 euro di fatturato.

La flat tax sulle partite IVA 2019 verrà applicato sul reddito calcolato forfettariamente; per esempio, un contribuente che svolge attività di servizi professionali potrà pagare le imposte applicando il 15% sul 78% del fatturato prodotto, fino ad un massimo di 65.000 euro di fatturato. I coefficienti di redditività non sono tuttavia tutti pari al 78%: per alcuni codici Ateco il coefficiente è diverso, variando dal 40% fino al 78%.

Attenzione: ancora non è chiaro se i coefficienti previsti attualmente saranno confermati.

Attualmente il regime forfettario è l’unico attraverso il quale un contribuente persona fisica può avviare un’attività di impresa, artistica o professionale con partita IVA agevolata (il regime dei minimi è rimasto in vita sino alla sua cessazione naturale).

La normativa attualmente vigente prevede un’imposizione fiscale forfettaria, con un’aliquota fissa del 5% (nuove attività/startup) ovvero del 15% (attività già in essere) da applicare alla base imponibile. Quest’ultima viene calcolata moltiplicando il fatturato lordo - che non può superare certi limiti - al coefficiente di redditività che varia a seconda del tipo di attività svolta.

Si tratta evidentemente di una grande agevolazione per chi si trova nelle condizioni di rispettare i requisiti previsti.

Flat tax partite IVA 2019: requisiti normativa previgente

Ai sensi della normativa vigente, i soggetti esercenti attività di impresa, artistica o professionale applicano il regime forfetario se, contemporaneamente, nell’anno precedente soddisfano i seguenti requisiti:

  • hanno conseguito ricavi o compensi, ragguagliati ad anno, non superiori ai limiti indicati nell’allegato 4 annesso alla legge, diversi a seconda del codice ATECO che contraddistingue l’attività esercitata (l’allegato in oggetto è quello che viene modificato proprio dal decreto fiscale in oggetto);
  • hanno sostenuto spese per lavoro accessorio (art. 70 D. lgs. 276/2003), dipendente (artt. 50 e ss. TUIR), a progetto (artt. 61 e ss. D. lgs. 276/2003), svolto sotto forma di associazione in partecipazione (art. 53, comma 2, lettera c TUIR) non superiori ad euro 5.000,00 lordi;
  • hanno sostenuto spese per acquisto di beni ammortizzabili (cespiti), al lordo degli ammortamenti, non superiori a 20.000,00 euro;
  • i redditi conseguiti nell’esercizio dell’attività imprenditoriale, artistica o professionale svolta non eccedono l’importo di 30.000,00 euro lordi.

Il comma 55 precisa due aspetti in ordine all’individuazione del limite dei ricavi:

  • non rilevano i ricavi ed i compensi derivanti dall’adeguamento agli studi di settore;
  • nel caso di esercizio contemporaneo di attività caratterizzate da differenti codici Ateco, si assume il limite più elevato di ricavi e compensi relative alle diverse attività esercitate.

Ma quali sarebbero i possibili effetti? Analizziamone due, entrambi di carattere distorsivo.

Per tutte le altre regole che disciplinano attualmente il regime forfettario si rimanda i lettori interessati il nostro approfondimento dedicato, evidenziando tuttavia come si debba necessariamente attendere l’approvazione ufficiale del decreto fiscale in discussione per poter porre in essere delle valutazioni definitive.

Flat tax partite IVA 2019: ma come verranno posti in essere i controlli del fisco?

Un primo, importante dubbio che si insinua tra gli operatori professionali di settore è quello relativo al prossimo sistema fiscale che si sta creando.

Dal prossimo 1° gennaio 2019, come sappiamo, entrerà in vigore l’obbligo di fatturazione elettronica fra privati. Contemporaneamente il Governo, come si diceva, vuole estendere il regime forfettario - i cui aderenti sono ad oggi esclusi da questo obbligo - a tutti gli imprenditori individuali, i lavoratori autonomi ed i professionisti con fatturati lordi fino a 65.000,00 euro.

Dal 2020 il Governo ha intenzione di estendere il regime forfettario con flat tax fino ai 100.000 euro di fatturato.

A questo punto sorge spontanea una domanda: ma se entrambe queste norme entrassero in vigore così come preventivato, come verrebbero posti in essere i controlli e gli incroci dati fondamentali - secondo il Governo - per sconfiggere l’evasione fiscale? La fattura elettronica verrà estesa a tutti, quindi anche a coloro che si trovano dentro i regimi agevolati (che al momento non sono soggetti destinatari del nuovo obbligo)? Oppure, come abbiamo ipotizzato su queste pagine, l’obbligo verrà trasformato in facoltà?

Insomma, molti dubbi che animeranno la discussione che porterà al varo della norma ufficiale (siamo ancora nel terreno delle proposte).

Flat tax partite IVA 2019: rischio aumento delle false partite IVA?

Altro (possibile) effetto distorsivo derivante dall’estensione del regime forfettario ai contribuenti persone fisiche titolari di partita IVA con fatturati lordi fino a 100.000 euro è quello del fenomeno delle false partite IVA.

Com’è noto, infatti, questo è un problema mai completamente risolto nel nostro Paese. Soprattutto nel settore dei servizi, il fenomeno delle false partite IVA è ancora oggi molto diffuso.

Qualche anno fa, la Legge 92/2012 - giornalisticamente nota come “Legge Fornero” - aveva provato a combattere questa piaga, salvo poi essere fortemente indebolita dai provvedimenti di modifica successivi.

In particolare, il comma 26 dell’articolo 1 della Legge 92/2012 prevede che:

26. Al capo I del titolo VII del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, dopo l’articolo 69 è aggiunto il seguente:

Art. 69-bis (Altre prestazioni lavorative rese in regime di lavoro autonomo). - 1. Le prestazioni lavorative rese da persona titolare di posizione fiscale ai fini dell’imposta sul valore aggiunto sono considerate, salvo che sia fornita prova contraria da parte del committente, rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, qualora ricorrano almeno due dei seguenti presupposti:

a) che la collaborazione con il medesimo committente abbia una durata complessiva superiore a otto mesi annui per due anni consecutivi;

b) che il corrispettivo derivante da tale collaborazione, anche se fatturato a piu’ soggetti riconducibili al medesimo centro d’imputazione di interessi, costituisca piu’ dell’80 per cento dei corrispettivi annui complessivamente percepiti dal collaboratore nell’arco di due anni solari consecutivi;

c) che il collaboratore disponga di una postazione fissa di lavoro presso una delle sedi del committente.

2. La presunzione di cui al comma 1 non opera qualora la prestazione lavorativa presenti i seguenti requisiti:

a) sia connotata da competenze teoriche di grado elevato acquisite attraverso significativi percorsi formativi, ovvero da capacita’ tecnico-pratiche acquisite attraverso rilevanti esperienze maturate nell’esercizio concreto di attivita’;

b) sia svolta da soggetto titolare di un reddito annuo da lavoro autonomo non inferiore a 1,25 volte il livello minimo imponibile ai fini del versamento dei contributi previdenziali di cui all’articolo 1, comma 3, della legge 2 agosto 1990, n. 233.

3. La presunzione di cui al comma 1 non opera altresì con riferimento alle prestazioni lavorative svolte nell’esercizio di attività professionali per le quali l’ordinamento richiede l’iscrizione ad un ordine professionale, ovvero ad appositi registri, albi, ruoli o elenchi professionali qualificati e detta specifici requisiti e condizioni. Alla ricognizione delle predette attività si provvede con decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da emanare, in fase di prima applicazione, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, sentite le parti sociali.

4. La presunzione di cui al comma 1, che determina l’integrale applicazione della disciplina di cui al presente capo, ivi compresa la disposizione dell’articolo 69, comma 1, si applica ai rapporti instaurati successivamente alla data di entrata in vigore della presente disposizione. Per i rapporti in corso a tale data, al fine di consentire gli opportuni adeguamenti, le predette disposizioni si applicano decorsi dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione.

5. Quando la prestazione lavorativa di cui al comma 1 si configura come collaborazione coordinata e continuativa, gli oneri contributivi derivanti dall’obbligo di iscrizione alla gestione separata dell’INPS ai sensi dell’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, sono a carico per due terzi del committente e per un terzo del collaboratore, il quale, nel caso in cui la legge gli imponga l’assolvimento dei relativi obblighi di pagamento, ha il relativo diritto di rivalsa nei confronti del committente”.

La norma in oggetto è stata poi integrata dal cosiddetto Jobs Act - Decreto Legislativo 81/2015 - con il quale è stato introdotto un nuovo regime di presunzione per effetto del quale “le collaborazioni di tipo parasubordinato (cococo o cocopro) o nella forma del lavoro autonomo (Partita IVA) sono considerate come lavoro subordinato, dipendente, qualora siano prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative, ripetitive ed organizzate dal committente rispetto al luogo ed all’orario di lavoro”.

Il timore è che l’estensione di un regime agevolato come quello forfettario possa pericolosamente incentivare il fenomeno delle false partite IVA, ovvero quei lavoratori - di fatto subordinati - “obbligati” ad aprire una posizione IVA pur di poter lavorare. In assenza di ulteriori interventi sulla norma di cui sopra - ed in generale al sistema dei controlli - l’effetto conseguente potrebbe essere molto negativo per il nostro sistema economico.