Verso una gender flat tax: si fa largo una tassazione agevolata per le donne vittime di violenza

Rosy D’Elia - Imposte

Si va verso una gender flat tax? Non c'è spazio per una tassazione differenziata per genere in senso lato, ma si fa largo l'ipotesi di una tassazione piatta per le lavoratrici vittime di violenza. La novità è contenuta nel Testo Unificato delle proposte di legge per potenziare gli strumenti a tutela delle donne.

Verso una gender flat tax: si fa largo una tassazione agevolata per le donne vittime di violenza

La proposta di una gender tax in più di 15 anni di vita non ha mai visto la luce: nel sistema fiscale italiano non sembra esserci spazio per una tassazione differenziata per genere in senso lato.

Allo stesso tempo, però, sembra farsi largo una gender flat tax, una tassazione piatta per le lavoratrici autonome che avviano o riavviano un’attività dopo essere state vittime di violenza.

La novità è stata inserita lo scorso 10 maggio nel Testo Unificato che la Commissione Lavoro ha adottato come punto di partenza per approvare disposizioni volte a favorire l’inserimento lavorativo delle donne vittime di violenza di genere e domestica tramite agevolazioni contributive e fiscali.

Verso una gender flat tax: si fa largo una tassazione agevolata per le donne vittime di violenza

Accanto ai più canonici bonus assunzioni, trova spazio un regime di vantaggio fiscale che prevede una flat tax al 10 per cento per le donne beneficiarie di interventi di protezione debitamente certificati dai servizi sociali del comune di residenza, dai centri anti-violenza, dalle case-rifugio che avviano o intraprendono un’attività di lavoro autonomo.

In particolare, per le lavoratici autonome vittime di violenza di genere e domestica prendono forma le seguenti agevolazioni:

  • la possibilità di versare un’imposta sostitutiva dell’imposta sui redditi da lavoro delle relative addizionali e dell’imposta regionale sulle attività produttive con aliquota al dieci per cento per 5 anni esercitando l’opzione tramite dichiarazione dei redditi;
  • un’agevolazione del dieci per cento sul coefficiente di redditività individuato in base ai codici Ateco.

La gender flat tax è stata inserita nel Testo Unificato delle proposte di legge finalizzate a inserire disposizioni per l’inserimento lavorativo delle donne vittime di violenza di genere.

Secondo gli ultimi dati evidenziati dal portale informativo del numero anti violenza e stalking 1522, nel corso del 2020 le cittadine che hanno contattato almeno una volta i Centri antiviolenza sono state 54.609, in aumento di 3.964 unità rispetto al 2019.

Verso una gender flat tax: gli interventi sul Fisco e l’importanza dell’indipendenza economica per le donne

Le disposizioni a tutela delle donne, che prevedono anche il collocamento obbligatorio e uno sgravio contributivo per assunzioni a tempo indeterminato, sono in corso di esame in Commissione Lavoro della Camera.

L’intervento sul Fisco, con l’introduzione di una flat tax, nasce per incentivare l’inserimento o il reinserimento lavorativo.

L’esigenza forte di favorire percorsi di indipendenza economica per le vittime di violenza di genere e domestica investe anche il sistema fiscale e rende concreto un progetto di tassazione differenziata di genere che, senza la leva della necessità, non ha mai trovato terreno fertile.

La proposta di una gender tax ad ampio raggio è stata portata avanti dal 2007 dagli economisti Andrea Ichino dell’European University Institut e Alberto Alesina della Harvard University per favorire l’occupazione femminile.

In questi 15 anni si è parlato a lungo della possibilità di garantire un trattamento fiscale più favorevole alle donne per aumentare la partecipazione al mondo del lavoro e distribuire in maniera più equa i carichi di cura all’interno delle famiglie. Ma non è stata mai raggiunta neanche l’ipotesi di un’applicazione concreta.

Nei lavori preparatori per la riforma fiscale, ancora in via di definizione, ha trovato spazio la proposta di una tassazione più favorevole per il secondo coniuge che entra nel mondo del lavoro, formula che permetterebbe di superare una serie di criticità.

In primis i dubbi sulla sua costituzionalità per il rischio di un contrasto con l’articolo 3 “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Ma anche per questa versione, slegata dal genere, non ci sono prospettive di concretezza.

Uno spazio, ora, sembra esserci per un intervento sul Fisco finalizzato a favorire l’inserimento lavorativo delle vittime di violenza.

La questione dell’indipendenza economica, però, dovrebbe essere cruciale anche e soprattutto per prevenire e non solo per curare.

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