Dichiarazione dei redditi 2020 da rifare, INPS precisa: canonica rettifica CU

Giuseppe Guarasci - Commercialisti ed esperti contabili

Dichiarazione dei redditi 2020 da rifare fuori tempo massimo? L'INPS precisa: rettifica canonica delle CU. Dati e motivazioni delle lettere inviate a pensionati e altri soggetti che hanno indicato l'Istituto come sostituto di imposta nel comunicato stampa dell'11 dicembre 2020. Ma ANC sottolinea: a pagare gli “errori istituzionali” sono cittadini e professionisti.

Dichiarazione dei redditi 2020 da rifare, INPS precisa: canonica rettifica CU

Dichiarazione dei redditi 2020 da rifare? L’INPS precisa: nessuna rettifica massiva delle Certificazioni Uniche, correzioni solo in alcuni casi. Ma a pagare gli errori sono i contribuenti, sottolinea ANC, Associazione Nazionale Commercialisti.

Gli interessati sono 620.000, che l’Istituto mette in contrapposizione con il numero totale: 19.600.000 certificazioni uniche inviate a beneficiari delle prestazioni previdenziali.

Il comunicato stampa dell’INPS dell’11 dicembre 2020 arriva in seguito alla notizia in circolazione di una lettera inviata a pensionati e altri soggetti che hanno indicato l’INPS come sostituto di imposta per intervenire sulle dichiarazioni dei redditi 2020 in base alle variazioni emerse.

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Dichiarazione dei redditi 2020 da rifare? INPS precisa: canonica rettifica CU

L’Istituto cerca, quindi, di ridimensionare la portata delle comunicazioni inviate a pensionati e ad altre categorie di cittadini che beneficiano delle prestazioni dell’Istituto, come Naspi o cassa integrazione: correzione di errori canonica anche nel 2020, come ogni anno.

“La trasmissione delle predette rettifiche di CU/2020 non deriva da alcun errore nelle procedure informatiche dell’Istituto, ma si tratta di ordinaria attività relativa agli obblighi dell’INPS in quanto sostituto di imposta e non sussiste alcuna campagna massiva di rettifica delle certificazioni fiscali rilasciate dall’INPS”.

La correzioni degli errori all’interno della Certificazione Unica riguarda il 3% delle CU 2020 inviate dall’INPS che si traduce, in ogni caso, in 620.000 cittadini invitati a mettersi in regola.

“Nel corso del mese di novembre a tutti quei beneficiari che non hanno prelevato telematicamente o tramite intermediari la rettifica della CU, circa 128.000, l’Istituto ha recapitato la consueta comunicazione di variazione per consentire il corretto adempimento di eventuali ulteriori obblighi dichiarativi”.

INPS - Comunicato stampa dell’11 dicembre 2020
INPS: comunicazioni di rettifica di certificazioni uniche 2020 in linea con anni precedenti.

Dichiarazione dei redditi 2020 da rifare? ANC: INPS sbaglia e cittadini e professionisti pagano

Stando alle dichiarazioni INPS, tutti gli invii, quindi sarebbero stati effettuati entro le scadenze previste per la dichiarazione dei redditi 2020.

Ma l’Associazione Nazionale Commercialisti con il comunicato stampa pubblicato nella stessa data dell’11 dicembre 2020 ma prima di quello istituzionale segnala: “le nuove CU che abbiamo avuto modo di vedere e che “annullano e sostituiscono” le precedenti sono datate 31/03/2020, emesse il 27/11/2020 e inviate con lettera datata 09/12/2020”.

L’associazione di categoria, poi, si sofferma sulle conseguenze delle rettifiche CU 2020 da parte dell’Istituto tramite una “sconcertante quanto laconica comunicazione”.

Che cosa vuol dire per un cittadino aver ricevuto la rettifica della Certificazione Unica da parte dell’INPS e rifare la dichiarazione dei redditi 2020?

Alcuni dei punti evidenziati da ANC:

  • le maggiorazioni di legge sono interamente scaricate sul cittadino, così come lo è il costo delle competenze dovute agli intermediari (professionisti e caf), per mettersi in regola con gli obblighi dichiarativi;
  • neanche le dichiarazioni precompilate, quelle che per eccellenza dovrebbero essere al riparo da errori, rimangono indenni, e dovranno essere ripresentate, con gli stessi oneri previsti per le altre;
  • si invita candidamente a ripresentare la dichiarazione, glissando completamente sul fatto che nulla può essere ripresentato senza incorrere in sanzioni;
  • viene totalmente meno il principio del legittimo affidamento, all’interno del quale il cittadino dovrebbe essere al riparo da atti sanzionatori.

In altre parole se le rettifiche sono arrivate fuori tempo massimo pensionati, disoccupati che beneficiano della NASPI e tutti coloro che hanno scelto l’INPS come sostituto di imposta devono pagare per errori di cui non sono in alcun modo responsabili.

“Come professionisti, paghiamo sempre per gli eventuali errori che commettiamo, ma ora ci rifiutiamo categoricamente di riaprire dichiarazioni sbagliate per errori della P.A., la quale ha il dovere di trovare un’altra strada per riparare alle proprie sviste. A cosa dobbiamo ancora assistere prima che i vertici Inps si decidano a prendere atto della serie di débacles di cui hanno dato prova e a fare un passo indietro di fronte alla propria inadeguatezza?”

Commenta il presidente ANC Marco Cuchel. Dall’Istituto, a questo punto, si attendono nuove risposte.

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