Decreto 1° maggio, in arrivo il “salario giusto”

Anna Maria D’Andrea - Leggi e prassi

Il Governo lavora a un Decreto 1° maggio, con novità anche in materia di salario giusto. Dopo il nulla di fatto dell'attuazione della delega su stipendi e CCNL, la partita resta aperta

Decreto 1° maggio, in arrivo il “salario giusto”

Anche per il 2026 il Governo lavora a un Decreto 1° maggio.

Non si tratta più di ipotesi ma di un provvedimento confermato dallo stesso Ministero del Lavoro, che con la nota pubblicata oggi, 18 aprile, fornisce le prime linee guida sulle novità in fase di messa a punto.

Il provvedimento punta a fornire risposte alle aspettative e alle esigenze di lavoratori e imprese, guardando a segmenti specifici come quello del lavoro femminile e dei giovani.

Nel testo confluiranno inoltre novità in materia di “salario giusto”, superata la scadenza del 18 aprile per l’attuazione della delega in materia di stipendi e rinnovo dei CCNL.

Decreto in materia di lavoro in arrivo il 1° maggio 2026: le novità in cantiere

Il Governo si prepara a celebrare la Festa dei Lavoratori con un nuovo intervento legislativo mirato.

Anche per il 2026, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sta definendo i dettagli del cosiddetto Decreto 1° Maggio, un provvedimento concepito per rispondere alle trasformazioni del mercato occupazionale e alle urgenze dettate dal contesto internazionale.

A confermarlo è la nota ministeriale del 18 aprile. L’obiettivo dichiarato dal dicastero è trasformare i dati positivi sull’occupazione registrati negli ultimi anni in una crescita strutturale.

Per farlo, il decreto punterà i riflettori sui segmenti che presentano ancora un alto potenziale inespresso: donne e giovani. L’idea è quella di rimuovere gli ostacoli all’ingresso e alla permanenza nel mondo del lavoro, promuovendo un modello più inclusivo e dinamico.

Il provvedimento sarà dedicato anche alla sicurezza sul lavoro, tema tristemente sempre attuale. Ma non solo: il Governo intende estendere le tutele anche a settori spesso ai margini delle garanzie tradizionali, cioè per chi opera nella gig economy, così come si prevede un giro di vite contro lo sfruttamento lavorativo.

La nota del Ministero del Lavoro cita anche misure di sostegno alle famiglie, confermando l’ipotesi di un aumento dei fringe benefit per rispondere alla pressione del carovita.

Novità nel decreto 1° maggio anche sul salario giusto, dopo l’appuntamento mancato per l’attuazione della delega su stipendi e CCNL

Uno dei punti più attesi riguarda il tema delle retribuzioni.

La nota del Ministero sottolinea l’introduzione di norme per garantire un “salario giusto”, e non è un caso che il tema sia stato anticipato proprio oggi, 18 aprile, giornata che segna il termine a disposizione del Governo per l’attuazione della legge delega in materia di contrattazione collettiva.

Con l’obiettivo di garantire l’attuazione del diritto dei lavoratori ad una retribuzione proporzionata e sufficiente, tramite il rafforzamento della contrattazione collettiva e l’individuazione di criteri che riconoscano l’applicazione dei trattamenti economici complessivi minimi previsti dai CCNL maggiormente applicati, la legge n. 144/2025 approvata nel mese di ottobre ha delegato il Governo ad adottare uno o più decreti attuativi per conseguire i seguenti obiettivi:

  • assicurare stipendi giusti ed equi;
  • contrastare il lavoro sottopagato;
  • stimolare il rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro;
  • contrastare i fenomeni di concorrenza sleale attuati tramite sistemi contrattuali finalizzati alla riduzione del costo del lavoro e delle tutele dei lavoratori (cosiddetto “dumping contrattuale”).

Una soluzione di compromesso dopo lo stop alla legge sul salario minimo legale. Il salario minimo di riferimento, nell’impostazione prevista dalla legge n. 144/2025, non è una somma fissa ma un valore basato sul CCNL più rappresentativo per ciascun settore.

Il Governo ha però saltato la scadenza del 18 aprile per l’attuazione della delega. La “promessa” del Ministero del Lavoro è di un intervento più celere e concreto proprio con il Decreto 1° maggio, provvedimento che punta a ribadire “un patto di fiducia tra Stato, parti sociali e cittadini”.