Controlli sui conti correnti, cosa può cambiare? Regole del Fisco in discussione

Controlli sui conti correnti, la sentenza CEDU dell'8 gennaio 2026 mette in discussione l'operato dell'Agenzia delle Entrate. Il Fisco alla prova della tutela della privacy, ma il MEF è sulla difensiva

Controlli sui conti correnti, cosa può cambiare? Regole del Fisco in discussione

Controlli sui conti correnti, la sentenza di inizio anno della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo mette sotto la lente la legittimità dell’operato del Fisco.

Secondo i giudici della CEDU, i controlli sui conti correnti bancari effettuati dall’Agenzia delle Entrate violano la privacy, non essendoci limiti chiari sul fronte delle garanzie per i contribuenti.

L’assenza di un quadro di garanzie effettive contro le ispezioni invasive porta alla necessità di valutare il perimetro delle procedure adottate, sulle quali le valutazioni sono in corso.

Il tema è stato oggetto di confronto in Commissione Finanze della Camera, nel corso delle interrogazioni del 3 febbraio 2026.

Il MEF difende l’operato del Fisco, sottolineando da un lato la centralità dello strumento e dall’altro le misure, potenziate nell’ambito dell’attuazione della riforma fiscale, per garantire un dialogo costante con i contribuenti.

Controlli sui conti correnti, perché la CEDU condanna l’operato del Fisco

Quali sono i confini dei controlli fiscali e fino a che punto può spingersi l’Agenzia delle Entrate nell’indagare su conti correnti, transazioni e operazioni finanziarie dei contribuenti?

Questi i temi sui quali è stata chiamata a pronunciarsi la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che con la sentenza pubblicata l’8 gennaio 2026 ha evidenziato la necessità, per l’Italia, di rivedere il sistema delle tutele in materia di privacy.

Al centro del caso analizzato dalla CEDU il ricorso presentato da due cittadini italiani che, tra il 2019 e il 2020, erano stati informati della richiesta di informazioni sui propri conti, transazioni e operazioni ad essi riconducibili, da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Secondo i giudici, sulla base di quanto stabilito dall’articolo 46 della Convenzione sui diritti dell’uomo, l’Italia è tenuta a ridefinire le regole sui controlli finanziari, per indicare un sistema di garanzie contro l’invasività delle verifiche anti-evasione.

Tre i principi internazionali che secondo la Corte verrebbero ad oggi violati:

  • il principio sostanziale, in quanto la legge nazionale non delimita in modo chiaro né le condizioni, né l’estensione del potere ispettivo, lasciandolo sostanzialmente ad una libera valutazione da parte dell’amministrazione;
  • il principio di proporzionalità, considerato che l’accesso ai dati bancari può essere disposto senza una verifica concreta della necessità e dell’idoneità della misura, rispetto allo scopo perseguito;
  • il diritto ad un ricorso effettivo, dal momento che il contribuente non dispone di strumenti tempestivi e adeguati per contestare l’ingerenza.

A fare il punto sugli aspetti sollevati dalla CEDU è l’interrogazione presentata in Commissione Finanze della Camera dal Deputato Guerino Testa, sulla quale il 3 febbraio 2026 è arrivata la risposta del Ministero dell’Economia, per voce del Sottosegretario Federico Freni.

Conti correnti, controlli necessari e contribuenti già tutelati, il MEF difende l’operato del Fisco

La risposta del Ministero parte da una precisazione: la CEDU ha puntato il dito sulle indagini finanziarie specifiche, e quindi sul perimetro dei controlli mirati sul contribuente, e non sull’alimentazione automatica dell’Archivio dei rapporti finanziari. In sostanza, le restrizioni della Corte Europea non si applicano a tutto il sistema di monitoraggio, ma solo alle modalità di indagine sui singoli casi.

Una premessa che già evidenzia l’approccio difensivo del MEF, confermato anche alla luce degli ulteriori elementi forniti nella risposta in Commissione Finanze.

In prima battuta, Freni ricorda che i controlli sui conti correnti rappresentano uno strumento fondamentale contro l’evasione, che segue regole rigide.

Non si tratta di verifiche arbitrarie, ma sulle quali è necessaria una preventiva autorizzazione da parte degli uffici finanziari. In aggiunta, prima di interrogare i conti, l’Agenzia deve motivare la scelta basandosi su anomalie evidenti.

Il contribuente inoltre non subisce l’indagine passivamente, ma in fase di contraddittorio è chiamato a fornire spiegazioni e prove contrarie prima che venga emesso un accertamento fiscale.

Controlli fiscali sui conti, impatto della sentenza CEDU in valutazione

Un dialogo che segue quindi le risultanze delle prime verifiche sui conti, sui quali il MEF cita anche i passi in avanti compiuto con l’attuazione della riforma fiscale. Con le modifiche allo Statuto del Contribuente, il Legislatore ha potenziato il contraddittorio preventivo: il diritto del cittadino di difendersi prima che il Fisco formalizzi la richiesta di imposte non pagate è diventato ancora più centrale.

La risposta del Ministero sembra quindi una difesa a tutto campo dell’operato dell’Agenzia delle Entrate: le indagini bancarie non sono automatizzate, ma mediate da un obbligo di confronto con il contribuente, ulteriormente blindato dalle ultime novità normative.

Il tema resta però all’attenzione: “sono in corso approfondimenti per valutare la portata della sentenza in argomento e le eventuali iniziative da adottare”.

Resta quindi aperto lo spiraglio su possibili ritocchi alle misure di tutela e al perimetro dei controlli fiscali, ma quel che è chiaro è la volontà di lasciare inalterata la ratio dello strumento, volto a individuare attingendo dai dati finanziari elementi utili per intercettare casi di evasione fiscale.

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