Centri estivi 2026, parte la procedura rivolta ai comuni per l'accesso al Fondo da 60 milioni previsto dalla Manovra. L'obiettivo è estendere i servizi: non nuovi bonus ma un potenziamento delle attività in favore delle famiglie
Centri estivi 2026, ha preso il via la procedura rivolta ai comuni per l’accesso al Fondo da 60 milioni previsto dalla Legge di Bilancio.
Per molte famiglie la fine della scuola crea ogni anno le stesse difficoltà: trovare attività alternative, e tra costi elevati e posti limitati, diventa un vero e proprio problema.
La Legge 30 dicembre 2025, n. 199 ha in tal senso potenziato e stabilizzato i fondi previsti annualmente per i comuni, destinati al finanziamento delle attività socio-educative.
Le risorse serviranno a potenziare centri estivi e tutte quelle attività educative e ricreative rivolte a bambini e ragazzi. Fino al 28 maggio sarà possibile presentare i progetti.
Centri estivi 2026: 60 milioni destinati ai Comuni. Entro il 28 maggio le domande
La conferenza Stato-Città ed Autonomie Locali si è riunita il 9 aprile per definire i criteri di assegnazione del Fondo previsto dalla Manovra.
Per il 2026 la quota totale ammonta a 60 milioni di euro, di cui 59,4 milioni attribuiti direttamente ai comuni italiani, ad eccezione di quelli appartenenti alle Province autonome di Trento e Bolzano.
La quota restante sarà utilizzata per le attività di monitoraggio e valutazione dal Dipartimento per le politiche della famiglia. Non si esclude che nuove risorse possano essere aggiunte a seguito di provvedimenti successivi.
I comuni interessati al finanziamento possono dichiararlo dall’8 al 28 maggio esclusivamente attraverso la piattaforma e le istruzioni fornite dal Dipartimento. Non saranno accettate modalità differenti.
Le attività finanziate devono essere svolte necessariamente tra il 1° giugno e il 31 dicembre 2026 e possono essere organizzate in collaborazione con enti pubblici o privati.
Un sostegno indiretto al “rompicapo” estivo: cosa cambia per i centri estivi
L’obiettivo del provvedimento è aiutare le famiglie a conciliare vita privata e lavoro, in particolare durante il periodo di chiusura delle scuole, alleggerendo almeno in parte il “peso” delle attività estive sulle spese familiari.
Le iniziative estive sono numerose ma spesso poco sostenibili economicamente, arrivando a toccare i 700 euro per un tempo pieno in una struttura privata.
Anche senza contributi diretti alle famiglie, il fondo punta ad avere un impatto concreto. I dettagli sulle misure messe in campo saranno in ogni caso definiti dai singoli comuni, anche in relazione al finanziamento concesso sulla base dei progetti presentati.
Si specifica che l’obiettivo del Fondo è sostenere le famiglie e favorire la conciliazione tra vita privata e lavoro, mediante il finanziemento di iniziative territoriali, attuate anche in collaborazione con enti pubblici e privati, volte a potenziare centri estivi e servizi per i minori.
Impatto del fondo da valutare, bonus centri estivi solo per i dipendenti pubblici
Non sono in arrivo nuovi bonus “statali” per le famiglie, è bene chiarirlo.
I centri estivi, nonostante i costi elevati, restano fuori dal perimetro dei servizi per i quali è possibile ottenere aiuti diretti.
Per capire l’effetto che avrà l’accesso ai finanziamenti previsti dalla Legge di Bilancio 2026 sarà centrale valutare come ciascun Comune beneficiario deciderà di utilizzare le risorse assegnate, se per abbattere le rette dei centri estivi comunali o ad esempio per aumentare i posti disponibili.
In un quadro incerto e in divenire, vale la pena ricordare che esclusivamente i dipendenti pubblici possono beneficiare di un rimborso delle spese sostenute.
Il bonus centri estivi gestito dall’INPS spetta in particolare per i minori di età compresa tra i 3 e i 14 anni, figli o orfani di dipendenti o pensionati della Pubblica Amministrazione e può arrivare fino a circa 100 euro a settimana per un massimo di quattro settimane, in base all’ISEE.
Per richiedere il contributo è necessario presentare domanda online sul portale INPS con credenziali SPID, CIE o CNS, solitamente tra la fine della primavera e l’inizio dell’estate.
L’erogazione può avvenire tramite la presentazione delle ricevute che attestano il pagamento o tramite graduatorie.
È un sostegno parziale, ma pensato per ridurre il peso economico di queste attività ormai fondamentali. Si resta quindi in attesa della pubblicazione del bando per il 2026 e dell’apertura dello sportello per fare domanda.
Per molte famiglie la sfida resta in ogni caso sempre la stessa: conciliare lavoro e figli senza che l’estate diventi insostenibile.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Centri estivi 2026: al via il Fondo da 60 milioni. Cosa cambia per le famiglie