Meno tasse, più soldi in busta paga. È una delle note di merito che il partito di Governo si autoattribuisce. Ma i dati sul taglio IRPEF e sui bonus meritano un'analisi più approfondita
Domani, 4 settembre, il Governo Meloni scrive un pezzo di storia: con 1.413 giorni in carica diventerà il più longevo dalla nascita della Repubblica. Si festeggia con un grande evento targato Fratelli d’Italia sul porto di Bari. Ed è già pronto un assaggio delle celebrazioni: una brochure di 30 pagine per passare a rassegna quattro anni di traguardi e risultati.
“Meno tasse, più soldi in busta paga” è una delle prime note di merito che FdI scrive per l’Esecutivo più duraturo.
Lo slogan riassume la riforma IRPEF (ancora in corso), il taglio del cuneo fiscale che è diventato strutturale dal 2025 e altre misure specifiche e temporanee che agiscono sulle buste paga, generando fino a 970 euro al mese per le lavoratrici con figli.
Effettivamente sono stati anni di bonus, tagli e agevolazioni, ma non è tutto oro quello che luccica.
Riforma IRPEF e taglio del cuneo fiscale, ma le buste paga restano indietro
Per una lettura lucida dei risultati raggiunti, basta partire proprio dai contenuti messi in evidenza nelle brochure elaborata dal partito.
Il taglio progressivo dell’IRPEF e l’intervento sul cuneo fiscale hanno un costo importante, 21 miliardi di euro all’anno, ma non risolvono la questione salari, che in Italia resta attuale e concreta.
Nonostante il mix di imposte e contributi dovuti da dipendenti e datori di lavoro si sia progressivamente ridotto, già a partire dal Governo precedente, ha un peso del 45,8 per cento e l’Italia registra ancora un costo del lavoro resta tra i più alti dei paesi OCSE.
È una questione atavica per l’Italia, impossibile da risolvere in pochi anni, ma che si lega a doppio filo a un ulteriore nodo che resta da sciogliere, nonostante gli investimenti importanti dell’attuale Esecutivo: negli ultimi decenni gli stipendi reali italiani si sono ristretti.
Se si guarda agli ultimi decenni, mentre le retribuzioni della Spagna, della Francia e della Germania hanno fatto progressi, quelle italiane hanno perso punti.
Le dinamiche degli ultimi 35 anni sono state così distorte che l’IRPEF, l’imposta da pagare sul reddito delle persone fisiche, si è trasformata nell’unica opportunità di salvezza per le buste paga più fragili.
Agendo da Robin Hood, ha tolto al Fisco per dare ai poveri con un effetto protettivo. Ma questa soluzione d’emergenza non ha “curato” l’origine del problema e con gli ultimi interventi adottati è stata sfruttata al massimo: in altre parole, non c’è più spazio fiscale da recuperare sugli stipendi.
Questa analisi arriva dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio che, nello studio pubblicato a luglio, ha evidenziato anche il rischio di un paradosso: i bonus potrebbero aver agito da freno sulle retribuzioni.
“La disponibilità di strumenti fiscali di sostegno ai redditi più bassi potrebbe aver influenzato le dinamiche salariali attraverso canali indiretti, ad esempio riducendo la pressione negoziale in presenza di un sostegno alternativo al reddito”, ha ipotizzato l’Ufficio Parlamentare di Bilancio.
Se si ribalta il punto di vista, quindi, le dinamiche retributive hanno dato vita a voci di spesa sempre più importanti in questi anni senza, però, fare grandi progressi.
Quasi 1.000 euro al mese in più di bonus alle lavoratrici madri: ma è davvero così?
D’altronde, anche quando la lente di ingrandimento passa dal macro al micro, i traguardi che FdI festeggia sulle buste paga restano poco convincenti, se si analizzano più nel dettaglio.
Il documento ipotizza un incremento di 11.646 euro all’anno per una lavoratrice madre con due figli o figlie e un reddito di 30.000 euro grazie a bonus, agevolazioni e altre misure previste dal Governo in carica.
Il risultato arriva da uno studio condotto dal Dipartimento per il programma di Governo dello scorso maggio. E se si legge con attenzione, appare fin da subito più simile a un esercizio di pura matematica che a un’analisi effettiva delle politiche messe in campo.
Alla cifra di 970 euro in più in busta paga, che una donna riceverebbe nel primo anno di vita del suo secondo figlio, si arriva sommando nuove flat tax, congedi parentali e bonus di natura diversa, senza però considerare alcuni aspetti cruciali.
Oltre a tralasciare la natura delle agevolazioni (ad esempio, alcune misure sono selettive, altre sono a discrezione del datore di lavoro e quindi non c’è un automatismo), lo studio non tiene conto in alcun modo degli effetti negativi della maternità sul lavoro.
Secondo il report di Save The Children Le Equilibriste, in presenza di una nuova nascita anche solo mantenere il posto di lavoro è una sfida impossibile: una donna under 35 su quattro lo lascia dopo il primo figlio. Per il Dipartimento del programma di Governo si traforma in una opportunità economica concreta.
Tutte le misure menzionate sono state effettivamente messe in campo dall’Esecutivo in carica e sulla carta possono generare gli aumenti in busta paga rendicontati nello studio, ma a conti fatti il risultato è molto diverso dal traguardo che FdI celebra perché la probabilità che si concentrino su una sola persona è piuttosto remota.
Per misurare la longevità di un Governo basta sommare i giorni, ma per valutare la qualità dell’operato è riduttivo fermarsi a un mero calcolo matematico.
In copertina: Palazzo Chigi, 23/10/2022 - Giorgia Meloni, presiede la prima riunione del Consiglio dei Ministri. Fonte: Governo.it
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Taglio IRPEF e bonus in busta paga: per il Governo dei record è tutto oro quello che luccica