Crediti INPS, stretta sulle compensazioni e daspo per commercialisti e consulenti

Crediti INPS, stretta sulle compensazioni per contrastare l'evasione fiscale e contributiva e daspo per commercialisti e consulenti del lavoro. Queste alcune delle novità allo studio del Governo e che potrebbero trovare spazio nella Legge di Bilancio 2020.

Crediti INPS, stretta sulle compensazioni e daspo per commercialisti e consulenti

Crediti INPS, novità sulle compensazioni dal 2020 tra le misure per contrastare l’evasione. Allo studio, in vista della Manovra, vi è anche il daspo per commercialisti e consulenti che avvallano comportamenti fraudolenti.

Nella Nota di Aggiornamento al DEF viene delineato un piano preciso e, accanto ai crediti fiscali, è il recupero dei crediti contributivi una delle chiavi di volta per contrastare l’evasione.

Un piano che, nella pratica, potrebbe tradursi non solo in un inasprimento delle sanzioni per i professionisti che attestano le compensazioni di crediti inesistenti, ma anche in una digitalizzazione delle procedure volta a certificare a priori importi e limiti per la compensazione dei crediti INPS.

Crediti INPS, stretta sulle compensazioni e daspo per commercialisti e consulenti

Il recupero dell’evasione contributiva ed il contrasto alle false compensazioni potrebbe portare ad entrate fino a 7 miliardi di euro; sono queste le stime che trapelano dal M5S, riportate dal Sole24Ore.

La stretta sulle compensazioni dei crediti INPS, accanto all’ipotesi di introdurre un daspo per commercialisti e consulenti che vistano crediti inesistenti, si inserisce nell’ampio progetto del Governo, abbozzato nella Nota al DEF, per combattere l’evasione fiscale.

Anche sul fronte contributivo si punta alla digitalizzazione delle procedure e nel cantiere della Manovra c’è una piattaforma di certificazione dei crediti da utilizzare in compensazione, misura che tuttavia necessiterà di ovvi tempi tecnici di predisposizione.

In attesa della piattaforma che consentirà all’INPS di verificare, in via preventiva, i crediti INPS compensabili e di attenuare il rischio di frodi e false compensazioni, si punta a misure punitive deterrenti.

In questa cornice si inserisce il daspo per i professionisti che appongono il visto di conformità sulle compensazioni INPS. Si tratta per lo più di commercialisti e consulenti del lavoro, i quali a partire dal 2020 potrebbero rischiare la sospensione dall’esercizio dell’attività temporanea o permanente.

Una misura che incontra non poche perplessità.

Daspo per commercialisti e consulenti del lavoro: già vigilano gli Albi

Sebbene i professionisti concordino con la necessità di contrastare l’evasione fiscale e contributiva e di combattere comportamenti fraudolenti che danneggiano le aziende sane, restano i dubbi sulle misure allo studio in vista della predisposizione della Legge di Bilancio 2020.

Roberto Cunsolo, tesoriere e consigliere delegato al lavoro del CNDCEC (Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili), rivendica l’attività di vigilanza già svolta dall’Albo e, al Sole24Ore, dichiara:

“Noi commercialisti così come i consulenti del lavoro abbiamo dei consigli di disciplina e si può arrivare a sospensione e addirittura fino alla radiazione dall’Albo”.

Quanto all’ipotesi di messa a punto di una piattaforma di certificazione, è necessario che venga presa in considerazione una questione di rilievo per le imprese oneste, ovvero le tempistiche.

Dai commercialisti arriva la richiesta di una procedura smart e veloce, che non metta in difficoltà le imprese e che consenta di utilizzare i crediti INPS in tempi ragionevoli.

Evasione contributiva, un peso da 11,4 miliardi di euro

Se le osservazioni e le preoccupazioni dei professionisti sono certamente fondate, lo è anche il progetto che il Governo intende perseguire, partendo dal 2020.

Nel triennio 2014-2016, il tax gap complessivo è stato pari a circa 109,7 miliardi di euro, di cui 98,3 miliardi di mancate entrate tributarie e 11,4 miliardi di mancate entrate contributive, di cui 8,6 miliardi circa a carico dei datori di lavoro e 2,7 miliardi a carico dei lavoratori dipendenti.

Numeri che da soli giustificano non tanto i mezzi, quanto l’intenzione. Le ipotesi al vaglio, tra cui quella di una piattaforma di certificazione dei crediti INPS da portare in compensazione, viaggiano nel solco delle innovazioni tecnologiche ritenute ormai come “via maestra” per contrastare frodi ed evasione fiscale.

Il nodo resta quello della capacità tecnica del Governo e delle Amministrazioni competenti di rendere indolore il passaggio al digitale per imprese e professionisti onesti. Il 2020 sarà in tal senso un nuovo anno d’attesa.

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