Con l’aumento dell’età per la pensione, secondo la CGIL, ci sono circa 55.000 persone a rischio esodo. Il Ministero del Lavoro annuncia possibili nuovi interventi ma non chiarisce la loro posizione
Sarebbero circa 55.000 i potenziali esodati per via dell’adeguamento dei requisiti per l’accesso alla pensione dal 2027 secondo le stime diffuse dalla CGIL nei giorni scorsi.
Chi ha sottoscritto accordi per l’uscita anticipata attraverso strumenti come l’isopensione o i contratti di solidarietà rischia di trovarsi con periodi privi di retribuzione, contributi e pensione.
Il Sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, intervenuto poco fa presso la Commissione Lavoro della Camera per delle interrogazioni a risposta immediata, ha precisato che non si può parlare di esodo.
Inoltre, ha annunciato la creazione di un tavolo di lavoro con INPS e Ministero dell’Economia per monitorare puntualmente gli effetti degli incrementi.
Pensione: il governo monitora gli effetti degli aumenti dei requisiti e valuta nuovi interventi
Un nuovo capitolo si aggiunge alla saga dell’aumento dei requisiti pensionistici in adeguamento alla speranza di vita.
A partire dal 2027, per effetto della modifica “di contenimento” introdotta dalla legge di Bilancio 2026, è previsto l’aumento di 1 mese dei requisiti per la pensione. Requisiti che saliranno, poi, di altri 2 mesi dal 2028.
L’adeguamento dei requisiti alla speranza di vita, ricordiamo, è un meccanismo previsto per legge che entra in azione ogni due anni per contenere la spesa previdenziale. Con la fine della pandemia, l’indice è tornato a salire (si vive di più) e con esso i requisiti per la pensione. L’intervento in Manovra lo ha limitato per il prossimo biennio ma già dal 2029 si prospettano nuovi aumenti.
Dal 2027, dunque, scatterà un aumento che, sebbene spalmato nel tempo, rischia di creare nuovi esodati secondo quanto emerso dall’ultima analisi dell’Osservatorio Previdenza della CGIL nazionale diffuso qualche giorno fa che indica circa 55.000 lavoratori e lavoratici che rischiano di ritrovarsi senza reddito e senza contribuzione a causa dell’adeguamento automatico alla speranza di vita.
Sulla questione è stato interpellato il Ministero del Lavoro. Nello specifico, il Sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, è intervenuto presso la Commissione Lavoro della Camera per delle interrogazioni a risposta immediata, nel corso delle quali ha espresso la volontà del Governo di intervenire per limitare gli effetti degli aumenti dopo la misura in Manovra.
“Le azioni dell’esecutivo non si esauriscono tuttavia con tale intervento. È nota la nostra posizione e vogliamo fare in modo di contenere ulteriori allungamenti dei requisiti previdenziali, proseguendo nell’azione di monitoraggio e intervento degli effetti degli adeguamenti automatici dei requisiti alla speranza di vita. Anche attraverso interventi correttivi in continuità con quanto già disposto dalla Legge di Bilancio 2026.”
In tale prospettiva, ha annunciato Durigon, è stato avviato dal Ministero un tavolo tecnico congiunto con INPS e MEF finalizzato a monitorare puntualmente gli effetti degli incrementi.
“Particolare attenzione è riservata agli strumenti di flessibilità in uscita come l’Ape Sociale, i trattamenti per i precoci, addetti a mansioni gravose e usuranti così come alle misure di accompagnamento come l’isopensione.”
Si valutano nuovi interventi, dunque, ma sulla questione degli esodati dal 2027 non sono arrivate particolari rassicurazioni, anzi.
Aumento età per la pensione dal 2027, Durigon: “Non si può parlare di esodo”
Per quanto riguarda in particolare l’isopensione, Durigon, ricorda che si tratta di una prestazione per la quale l’INPS è tenuto ad emettere un provvedimento di certificazione in via prospettica della prima data utile per il pensionamento.
“Si ritiene opportuno un intervento di interpretazione autentica della disposizione in materia volto a chiarire che a seguito degli accordi sottoscritti tra lavoratore e datore di lavoro la corresponsione della prestazione sarà garantita fino al raggiungimento degli effettivi requisiti per il pensionamento.”
Secondo Durigon, quindi, non si può parlare di esodati, in quanto:
“Nel momento in cui si fa un accordo di uscita bilaterale, anzi trilaterale perché c’è il sindacato, esiste un accordo di corresponsione delle mensilità ma anche di buona uscita a salvaguardia delle loro attività.
Quindi se a qualche lavoratore non gli è stato in qualche modo introdotto da chi era presente a quel tavolo, sindacato e datore di lavoro, è stata omessa un’attività ma non si può parlare di esodo perché la legge è vigente.”
L’esodo, precisa Durigon, si ha in situazioni come accaduto con la legge Fornero dove, in seguito all’innalzamento dei requisiti di anni, chi ha fatto accordi precedentemente era ignaro di una legge non ancora in vigore.
“Gli approfondimenti in corso al fine di verificare la consistenza della platea interessata e le necessità di interventi e misure di salvaguardia garantiranno la continuità dei percorsi previdenziali in essere” ha poi precisato il Sottosegretario.
Nella sua replica l’onorevole Mari (AVS), accusa invece il Ministero, sottolineando che tutti i lavoratori in uscita entro il 31 dicembre 2025 lo hanno fatto sulla base delle certificazioni dell’INPS e che al momento del rilascio di tali certificazioni non erano previsti incrementi dei requisiti pensionistici.
Esodati o meno, non sono però arrivate rassicurazioni sulla situazione in cui alcuni lavoratori e lavoratrici si ritroveranno dal 2027. Non resta che attendere per capire il futuro delle persone che pur avendo sottoscritto accordi di uscita si ritroveranno a dover inseguire i requisiti per la pensione.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Aumento età pensionabile, Durigon: “Non si può parlare di esodo”