Pensioni: con l’aumento dei requisiti rischio di 55.000 nuovi esodati

Francesco Rodorigo - Pensioni

Con l’aumento dei requisiti dal 2027 si rischiano 55.000 nuovi esodati. A lanciare l’allarme è la CGIL

Pensioni: con l'aumento dei requisiti rischio di 55.000 nuovi esodati

A gennaio del 2027 scatterà il primo aumento dell’età per la pensione. I requisiti per l’accesso alla pensione saliranno di tre mesi nell’arco di due anni.

Tale aumento potrebbe portare a circa 55.000 nuovi esodati.

A lanciare l’allarme è la CGIL, con la pubblicazione dell’ultima analisi dell’Osservatorio Previdenza della CGIL nazionale.

Lavoratori e lavoratrici che negli ultimi anni hanno aderito a misure di uscita anticipata dal lavoro rischiano di ritrovarsi senza reddito e senza contribuzione a causa dell’adeguamento automatico alla speranza di vita.

Pensioni: con l’aumento dei requisiti rischio di nuovi esodati

Come noto, a partire dal 1° gennaio del 2027 i requisiti per l’accesso alla pensione saliranno di tre mesi.

L’aumento è dovuto all’aggiornamento legato all’adeguamento alla speranza di vita nel Paese, un valore che, come certificato dall’Istat, con la fine dell’emergenza sanitaria è in aumento.

Il governo è intervenuto in Legge di Bilancio per limitare l’impatto di tale incremento, spalmandolo su più anni: non tre mesi subito, ma un mese in più dal 2027 e altri due mesi dal 2028.

Dal prossimo anno, dunque, l’età per la pensione di vecchiaia passerà a 67 anni e un mese. Lo stesso per la pensione anticipata ordinaria, con i requisiti che aumentano a 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne. Dal 2028, poi, saliranno di altri due mesi.

Un aumento che, sebbene spalmato nel tempo, rischia di creare nuovi esodati. È quanto emerge dall’ultima analisi dell’Osservatorio Previdenza della CGIL nazionale, che tiene conto delle modifiche introdotte dall’ultima Legge di Bilancio e dall’aggiornamento del Rapporto sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario del MEF, documento quest’ultimo che tra le altre cose ha evidenziato anche il serio rischio di ulteriori aumenti dei requisiti per la pensione dal 2029.

Aumento età pensionabile: 55.000 nuovi esodati con gli aumenti dal 2027

Come si legge nell’analisi della CGIL, si tratta di un cambiamento che modifica radicalmente lo scenario su cui erano stati costruiti migliaia di accordi di uscita dal lavoro attraverso isopensione, contratti di espansione e Fondi di solidarietà sottoscritti fino al 31 dicembre 2025, quando non erano previsti aumenti, né nel 2027 né nel 2028 ed era più contenuta la stima per il 2029.

Una situazione che, spiega la CGIL, rischia di portare ad oltre 55.000 nuovi esodati: lavoratori e lavoratrici che negli ultimi anni hanno aderito a misure di uscita anticipata dal lavoro e che, a partire dal 2027, rischiano di ritrovarsi senza reddito e senza contribuzione a causa dell’adeguamento automatico alla speranza di vita.

L’effetto concreto è quello di dover inseguire requisiti pensionistici che continuano a spostarsi in avanti, con una nuova platea di esodati” si legge nella nota pubblicata sul sito del sindacato.

Il rischio è, dunque, quello di una nuova platea di esodati, “seppur con caratteristiche diverse rispetto al passato, con periodi scoperti pari a un mese nel 2027, due mesi nel 2028 e fino a quattro mesi dal 2029, durante le quali le persone coinvolte potrebbero non percepire né reddito né pensione”.

Senza interventi da parte del Governo, spiega Ezio Cigna, responsabile delle politiche previdenziali della CGIL nazionale, lavoratori e lavoratrici rischiano di trovarsi “con periodi di vuoto previdenziale senza assegno, senza contributi e senza alcuna tutela”. Si tratta nello specifico di oltre 23.000 lavoratori in isopensione, circa 4.000 con contratto di espansione e altri 28.000 usciti tramite i Fondi di solidarietà bilaterali.

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