Web tax Legge di Bilancio 2019: cos’è, come funziona e chi paga

Rosy D’Elia - Imposte

Web tax Legge di Bilancio 2019: cos'è, come funziona e chi paga. Si estende il campo di applicazione: pubblicità, forniture di servizi, trasmissioni di dati raccolti da utenti sono i tre fronti.

Web tax Legge di Bilancio 2019: cos'è, come funziona e chi paga

Web tax Legge di Bilancio 2019: cos’è, come funziona e chi è tenuto a pagarla? Nelle modifiche alla Manovra dopo il vaglio della Commissione Europea, anche una web tax rivisitata.

Si estende il campo di applicazione: pubblicità, forniture di servizi, trasmissioni di dati raccolti da utenti sono i tre fronti. Il suo valore è 150 milioni di euro nel 2019, 600 nel 2020 e altri 600 nel 2021 secondo la stima che il governo ha presentato all’Unione Europea.

La web tax è una delle carte che l’Italia ha giocato in Europa sulla Manovra e che sarà inserita nel maxi-emendamento alla Legge di Bilancio 2019 presentato dal Governo.

Nell’attesa di ulteriori novità, vediamo cos’è, quando e chi paga e quale sarà il presupposto impositivo della nuova web tax.

Web tax Legge di Bilancio 2019: che cos’è e da quando si paga

Il 2019 porta con sé una nuova incombenza: si tratta di un’imposta del 3% che grava sulle imprese che gestiscono piattaforme digitali con un fatturato pari ad almeno 750 milioni di euro e ricavi di 5,5 milioni che derivano da servizi digitali. Si applica a soggetti, residenti o non residenti, che effettuano operazioni con clienti italiani.

In realtà l’impianto originario della web tax ha visto la luce con la Legge di Bilancio del 2018, mentre le ultime rivisitazioni arrivano con la Manovra, osservata speciale dell’Europa, e modificano il campo di applicazione estendendolo.

Non è del tutto una novità di quest’anno, quindi, già da dicembre 2017 era previsto che entrasse in vigore dal 1° gennaio 2019, con modalità diverse da quelle delineate oggi. Dal Ministero delle Economia e delle Finanze, però, non era mai arrivato il decreto attuativo per fare chiarezza sulle modalità di applicazione.

Web tax Legge di Bilancio 2019: chi paga

La tassa sulla rete potrà essere operativa solo quando arriveranno le regole attuative dei ministeri dell’Economia e dello Sviluppo economico, delle Authority per le comunicazioni e per la Privacy e dell’Agenzia dell’Italia digitale. Le indicazioni dovranno arrivare entro 4 mesi dall’entrata in vigore della Legge di Bilancio.

La web tax versione 2019 si applica a tre fronti del mercato digitale:

  • pubblicità mirata agli utenti della rete on line;
  • fornitura di servizi venduti su piattaforme digitali;
  • trasmissione di dati raccolti da utenti e generati dall’utilizzo di un’interfaccia digitale.

L’imposta del 3% sul valore della transazione viene applicata come ritenuta alla fonte e interessa i soggetti con un fatturato derivato da servizi digitali di almeno 5,5 milioni di euro e che effettuano oltre 3.000 transazioni nell’anno solare. I principali indiziati sono i colossi del web come Amazon, Booking, Netflix: le piattaforme da cui passano musica, film, viaggi di milioni di italiani.

Web tax Legge di Bilancio 2019: su cosa si paga, come funziona e il panorama europeo

La novità del 2019 riguarda il campo di applicazione, che si estende rispetto come era stata approvata nella Legge di Bilancio del 2018. Si tratta di un cambiamento in linea con la direzione europea, a cui l’iter della digital tax italiana non si può slegare.

Tra la versione 2018 e quella 2019, infatti, c’è la proposta di Digital Taxation a livello europeo presentata il 21 marzo 2018 dalla Commissione Europea e in cui si citano proprio la pubblicità in rete, le attività di intermediazione digitale e la vendita dei dati raccolti dagli utenti.

Nell’incipit del documento si legge:

La Commissione europea ha proposto oggi nuove regole per garantire che le attività commerciali digitali siano tassati in modo equo e favorevole alla crescita nell’UE. Le misure renderebbero l’UE un leader globale nel progettare leggi fiscali adatte per l’economia moderna e l’era digitale.

Si procede, infatti, verso una tassazione europea sul digitale, che però non riesce ancora a decollare. Anche dopo la riunione dello scorso 5 dicembre del Consiglio ECOFIN, composto dai ministri dell’economia e delle finanze di tutti gli Stati membri, non è stato ancora raggiunto un accordo. Intanto la Francia, come l’Italia, procede per la sua strada.

Per i dettagli dell’applicazione si dovranno attendere le indicazioni operative che l’anno scorso non sono mai arrivate, ma che quest’anno varrebbero 150 milioni di euro che lo Stato ha promesso all’Europa.

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