Web tax europea: significato, cos’è e come funziona?

Francesco Oliva - Imposte

Web tax europea dal 2019: analizziamone il vero significato, cos'è e come funziona la nuova tassazione sui giganti del web.

Web tax europea: significato, cos'è e come funziona?

Web tax europea dal 2019: se ne sente parlare molto spesso in queste ultime settimane ma non sempre il significato di questo termine risulta chiaro ai cittadini. In questo intervento cerchiamo quindi di comprendere cos’è e come funziona la web tax europea.

La web tax europea è un nuovo regime di tassazione fiscale che la Commissione Europea ha presentato lo scorso 21 marzo 2018.

L’obiettivo è quello di introdurre un’imposta europea pari al 3% del fatturato generato dai giganti de web: Google, Facebook, Amazon, Netflix, ecc. L’imposta colpirà soltanto le multinazionali con fatturati mondiali superiori ad euro 750 milioni e qualora il fatturato della “stabile organizzazione” sia pari almeno ad euro 50 milioni.

Cerchiamo di approfondire il significato di web tax europea; cos’è, come funziona ed in cosa si differenzia rispetto a quella introdotta in Italia con la Legge di Bilancio 2018.

Web tax europea 2019: differenza tra proposte comunitarie e normativa italiana

Web tax Europa 2019 3% cos’è, come funziona e da quando entrerà in vigore la nuova tassazione fiscale sui giganti del web?

Quando si parla di web tax è bene fare una distinzione normativa sostanziale tra:

  • la web tax introdotta in Italia con la Legge di Bilancio 2018;
  • la web tax che l’Unione Europea (UE) vuole introdurre per tutti i Paesi membri.

La web tax in Italia

La web tax prevista dalla Legge di Bilancio 2018, che entrerà pienamente in vigore soltanto dal 1° gennaio 2019, è un’imposta sulle transazioni digitali relative a prestazioni di servizi effettuate tramite mezzi elettronici.

L’aliquota dell’imposta, secondo quanto previsto dal nuovo emendamento in Legge di Bilancio 2018, sarà pari al 3% e si applicherà sull’ammontare dei corrispettivi relative alle prestazioni effettuate.

La web tax si applicherà alle prestazioni rese nei confronti di stabili organizzazioni di soggetti non residenti nel territorio dello Stato ma anche di soggetti residenti.

Sulla base di quanto formulato invece dall’emendamento in Legge di Bilancio 2018, saranno esonerati dalla web tax:

  • le imprese agricole;
  • i soggetti che abbiano aderito al regime forfetario per i contribuenti minimi introdotto dall’articolo 1, commi 54-89 della legge di stabilità 2015 (legge 23 dicembre 2014, n. 190);
  • chi abbia aderito alle agevolazioni per l’imprenditoria giovanile ed i lavoratori in mobilità previste dall’articolo 27 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98.

Per maggiori informazioni i lettori interessati possono fare riferimento al nostro approfondimento dedicato alla normativa sulla web tax 2019 che entrerà in vigore in Italia.

La proposta di web tax comunitaria: cos’è, come funziona e qual è l’obiettivo

A livello comunitario, la Web tax europea 2018 non è ancora stata introdotta in via ufficiale.

Tuttavia si sa già che l’aliquota al 3% sul fatturato è stata la proposta che la Commissione Europea ha presentato lo scorso 21 marzo, al fine di creare una imposta europea sul fatturato dei colossi del web tra cui Microsoft, Google, Amazon, Facebook, Apple ecc.

In particolare, la Commissione Ue prevede l’applicazione della web tax 2018 3% sulle seguenti voci di fatturato:

  • ricavi da vendita di spazi pubblicitari (come Google);
  • cessione di dati (come Facebook);
  • attività di intermediazione tra utenti e business (come Uber).

Il perimetro di applicazione della tax Europea 2018 al 3% ricomprenderà le società multinazionali che presentano i seguenti parametri:

  • fatturato globale superiore a 750 milioni di euro;
  • fatturato europeo superiore ai 50 milioni.

Secondo le prime stime della stampa specializzata la web tax europea dovrebbe consentire di ottenere 5 miliardi all’anno di nuove entrate.