Superbonus 110 per cento: per ogni euro pubblico speso rientrano 0,43 euro

Tommaso Gavi - Imposte

Per ogni euro speso in detrazione o crediti fiscali rientrano 0,43 euro. Il dato emerge dallo studio dei commercialisti, pubblicato il 22 dicembre, sulla spesa pubblica del superbonus. Nella ricerca vengono anche analizzati gli effetti sulla crescita economica e sull'occupazione

Superbonus 110 per cento: per ogni euro pubblico speso rientrano 0,43 euro

“Le relazioni tecniche che hanno accompagnato il lancio del superbonus 110 per cento hanno fortemente sottostimato gli effetti finanziari della misura.”

A spiegarlo è la notizia pubblicata sul sito del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, che presenta il nuovo studio diffuso il 22 dicembre 2022.

A fronte di ogni euro speso, grazie agli effetti moltiplicativi a livello economico, ritornano 43,3 centesimi. In altre parole il “costo” per lo stato è di 56,7 euro per ogni euro di investimento pubblico.

Nel periodo agevolativo preso in considerazione, dal 2020 alla fine del 2021, il settore delle costruzioni ha incrementato la produzione totale del 20,2 per cento e il valore aggiunto del 21,6 per cento, tasso che è 3,2 volte superiore rispetto alla crescita economica dello stesso periodo i tassi.

Dai dati sull’occupazione si registra, nel settore, un aumento del 6 per cento, contro lo 0,6 per cento del quadro complessivo.

Superbonus 110 per cento, lo studio dei commercialisti sulla spesa pubblica: per ogni euro speso tornano 43,3 centesimi

Con la notizia pubblicata sul portale del CNDCEC il 22 dicembre 2022, i commercialisti hanno diffuso lo studio intitolato “L’impatto economico del superbonus 110 per cento e il costo effettivo per lo Stato dei bonus edilizi”.

Il documento analizza lo scenario delle agevolazioni edilizie per il periodo compreso tra il 2020 e il 2021.

CNDCEC - Studio diffuso il 22 dicembre 2022
L’impatto economico del superbonus 110% e il costo effettivo per lo Stato dei bonus edilizi.

A parere dei commercialisti, dallo studio emerge che le relazioni tecniche relative al superbonus 110 per cento ne hanno sottostimato gli effetti finanziari. La misura è risultata più “costosa” del previsto ma ha anche avuto un ritorno finanziario, per lo Stato, maggiore di quello stimato.

Inoltre, vengono evidenziati gli effetti positivi sull’occupazione e sul reddito di famiglie e imprese.

Sugli effetti della maxi agevolazione edilizia, calcolati nello studio, si sottolinea quanto di seguito riportato:

“La ricerca mostra come, nel biennio 2020-2021, a fronte di 1 euro di uscita finanziaria pubblica in termini di crediti o detrazioni fiscali riconosciuti ai contribuenti, grazie agli effetti moltiplicativi in termini economici, ne ritornano 43,3 centesimi, così che il costo netto per lo Stato è pari a 56,7 centesimi.”

Lo studio tiene conto dell’effetto moltiplicativo della spesa aggiuntiva generata dal superbonus, grazie anche alle modalità di fruizione alternative alla detrazione, ovvero lo sconto in fattura e la cessione del credito.

Partendo dai dati messi a disposizione dall’ENEA e dall’Agenzia delle Entrate:

“è stato possibile stimare una spesa agevolata totale per tutto il 2021 pari a poco più di 55 miliardi di euro, di cui circa 27 miliardi imputabili ai bonus ordinari e 28,3 miliardi al superbonus 110 per cento.”

Lo sconto in fattura e la cessione del credito hanno fatto aumentare di molto, rispetto alle stime, il costo lordo per lo Stato ma anche le maggiori entrate generate dagli effetti moltiplicativi.

Nella ricerca viene spiegato che il costo lordo per lo Stato:

“solo per il 2021, è stato, in realtà, più alto di oltre 21 miliardi di euro, mentre l’effetto fiscale indotto, che simula le maggiori entrate per lo Stato, è stato pari a quasi 12 miliardi di euro determinando in tal modo un costo netto aggiuntivo per lo Stato di circa 9,5 miliardi di euro.”

Sebbene resti una misura “costosa” per le casse statali, la ricerca ridimensiona le stime considerate in precedenza.

Superbonus 110 per cento: gli effetti sulla crescita e sull’occupazione

Nello studio vengono analizzati anche gli effetti dell’agevolazione sulla crescita economica e sull’occupazione.

Nell’anno 2021, il settore delle costruzioni ha aumentato la produzione totale del 20,2 per cento. Il valore aggiunto è cresciuto del 21,6 per cento, con un aumento 3,2 volte superiore al tasso di crescita complessiva dell’economia.

Nel periodo compreso tra il 2020 e il 2021 il valore aggiunto del settore delle costruzioni è cresciuto del 14,7 per cento, contro il calo totale dell’economia del 2,3 per cento.

L’effetto espansivo ha determinato, nel 2021, ha rappresentato il 15 per cento della crescita economica complessiva, sebbene il settore delle costruzioni rappresenti esclusivamente il 5 per cento del totale.

Effetti positivi sono stati registrati anche sotto l’aspetto dell’occupazione. Nel settore delle costruzioni le posizioni lavorative sono aumentate dell’8 per cento e le ore lavorate del 20 per cento.

Il secondo dato potrebbe essere interpretato come un maggior numero di ore di straordinario per la mancata assunzione di nuovo personale. Sarebbe rischioso azzardare ipotesi sulla lettura ma ciò potrebbe dipendere dal periodo limitato dell’agevolazione: rendendola strutturale le assunzioni potrebbero crescere anche maggiormente.

Regalbuto: “rendere strutturale il superbonus”

Lo studio analizza principalmente l’anno 2021 ma viene stimato che gli effetti dell’agevolazione potrebbero registrare un’espansione fino al triplo per l’anno 2022.

A coordinare il gruppo di ricercatori che ha permesso la pubblicazione del documento è stato Salvatore Regalbuto, tesoriere del Consiglio nazionale dei commercialisti con delega all’area fiscale.

Regalbuto ha dichiarato che:

“L’auspicio è che si possa rendere strutturale il superbonus, e in quest’ambito sono da accogliere favorevolmente gli interventi tesi a ridurre la percentuale di detrazione che, oltre a rendere più sostenibile la misura, innescano anche il necessario contrasto di interessi tra imprese e committenti, evitando così ingiustificati rialzi dei prezzi nel comparto dell’edilizia.”

La riduzione della detrazione, oltre a permettere minori spese per lo Stato, apre ad una partecipazione degli investimenti privati che porterebbero alla negoziazione dei prezzi con le imprese.

Regalbuto prosegue:

“Se la volontà sarà quella di garantire una maggiore stabilità dell’agevolazione, per incentivare l’avvio di nuovi interventi sarà comunque necessario che l’aliquota della detrazione resti comunque allettante e che siano confermate le opzioni alternative per lo sconto in fattura e la cessione del credito.”

Cruciale per il funzionamento della misura è il meccanismo della cessione del credito, il vero nodo tutt’ora da sciogliere.

Regalbuto sottolinea, infine, la necessità di una semplificazione della normativa.

Lo studio dei commercialisti può sicuramente arricchire il dibattito sulla maxi agevolazione edilizia introdotta dal Decreto Rilancio.

Tuttavia non esamina due aspetti particolarmente importanti: gli effetti sull’emersione del lavoro nero e quelli sull’ambiente. Il primo tema è sicuramente difficile da affrontare per la mancanza di dati, che rendono necessarie stime statistiche.

Il secondo punto, invece, dovrebbe essere approfondito sotto diversi aspetti: dal riscaldamento di abitazioni e condomini alla produzione di energia elettrica prodotta dai pannelli fotovoltaici, che favorisce anche l’immissione di elettricità nella rete nazionale.

In sintesi è opportuno approfondire il tema anche alla luce del complesso scenario caratterizzato dal caro energia.

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