Studi di settore, statistiche fino al 2016 online

Redazione - Studi di settore

Studi di settore, pubblicate online sul sito delle Entrate le statistiche fino al 2016: è del 28% la percentuale di partite Iva che non si adegua e dichiara redditi non congrui ai parametri.

Studi di settore, statistiche fino al 2016 online

Studi di settore dal 2011 al 2016: sono state pubblicate le statistiche aggiornate con i dati relativi ai redditi dichiarati dai titolari di partita Iva.

A comunicarlo è l’Agenzia delle Entrate, che il 23 novembre 2017 illustra le modalità per visualizzarli e per consultare i dati online relativi agli studi di settore del periodo che va dall’anno d’imposta 2011 e fino al 2016.

I dati degli studi di settore e le statistiche presenti nell’applicativo online dell’Agenzia delle Entrate mostrano che è pari al 28% il numero di contribuenti che non si adegua ai parametri e che dichiara redditi non congrui e che non si adegua. In testa il settore dei servizi e commercio.

Di seguito il comunicato stampa dell’Agenzia delle Entrate sugli studi di settore aggiornati al 2016.

Studi di settore, statistiche fino al 2016 online

Le statistiche degli studi di settore aggiornate al 2016 sono disponibili online sul sito dell’Agenzia delle Entrate al percorso Cosa devi fare > Dichiarazioni > Studi di settore - parametri e indici sintetici di affidabilità > Studi di settore > Statistiche e analisi.

È possibile consultare i dati relativi ai redditi dichiarati dal 2011 al 2016 relativamente agli operatori facenti parti delle categorie del settore servizi, manifatture, professionisti e commercio oppure tutte le informazioni statistiche su uno qualunque dei vari studi presenti.

Nel comunicato stampa pubblicato sul sito dell’Agenzia delle Entrate il 23 novembre 2017, di seguito messo a disposizione in allegato, si legge che è possibile selezionare il dato aggregato di tutti gli studi o di un determinato macrosettore, o ancora il singolo studio, per conoscere, tra l’altro, gli importi di ricavi o compensi dichiarati, anche con riferimento ai soggetti congrui e non congrui; la percentuale di congrui e di coerenti rispetto alla platea, il numero di posizioni congrue e non per effetto dei correttivi relativi alla crisi economica.

Le statistiche pubblicate oggi rientrano nel ventaglio di informazioni finalizzate a incentivare il dialogo con i contribuenti soggetti agli studi, previste dal provvedimento del direttore dell’Agenzia del 18 giugno 2015 in attuazione delle misure contenute nella Legge di stabilità 2015.

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Agenzia delle Entrate - comunicato stampa 23 novembre 2017
Scarica il comunicato stampa pubblicato dall’Agenzia delle Entrate relativo alla pubblicazione delle statistiche degli studi di settore aggiornate al 2016

Studi di settore, 28% delle partite Iva non si adegua

È pari al 28% il numero di titolari di partita Iva che dichiara redditi non congrui ai parametri degli studi di settore e che non si adegua, sottoponendosi al rischio di controlli e accertamenti da parte del Fisco.

I dati forniti dall’Agenzia delle Entrate con la pubblicazione delle statistiche fino al 2016 mettono al primo posto barbieri e parrucchieri, come segnalato dall’Ansa, accompagnati da fiorai e lavanderie.

Nel complesso, è il settore commercio quello nel quale c’è maggior incoerenza tra studi di settore e redditi dichiarati che, tuttavia, è preceduto dal settore servizi e piccole manifatture se si considerano i mancati adeguamenti: in questi ultimi due casi le percentuali di irregolarità sono pari circa al 32%.

Dato opposto invece per i professionisti: nel totale è pari al 84,4% il numero di partite Iva della categoria che dichiara redditi congrui agli studi di settore.

Dal 2017 arrivano gli Isa

Uno strumento introdotto al fine di contrastare l’evasione fiscale ritenuto ormai inadeguato. È per questo che a partire dal 2017 gli studi di settore verranno sostituiti dagli indici sintetici di affidabilità, gli ISA.

Una sorta di “pagella dell’imprenditore” che promette benefici fiscali in ottica di compliance: gli Isa stabiliranno il grado di affidabilità di ciascun contribuente sulla base di specifici parametri.

La valutazione positiva comporterà l’accesso ad un sistema premiale, con rimborsi fiscali erogati in via prioritaria e l’esclusione o riduzione dagli accertamenti fiscali. Gli indici sintetici di affidabilità saranno basati su una nuova metodologia statistico-economica, che determinerà il grado di affidabilità del contribuente con un punteggio da 1 a 10.

Il tutto per superare lo strumento obsoleto degli studi di settore, che non considerano alcune variabili su redditi dichiarati e conseguiti. Basti pensare alla sede geografica d’esercizio dell’attività, fattore che può condizionare non di poco i ricavi di un’impresa.